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Cenni storici
La civiltà neolitica e quelle successive del rame e del bronzo ebbero scarsissima incidenza su Montecristo, scoscesa, rocciosa e priva di terre coltivabili. Gli Etruschi sembra iniziassero lo sfruttamento forestale dell'isola, utilizzando i secolari boschi di leccio per alimentare i forni necessari alla fusione dei metalli. Fenici, Cartaginesi, Liguri, usarono Montecristo come base per i loro viaggi nel Tirreno.
Greci ed Etruschi chiamarono l'isola Ocrasia, per il colore giallastro delle sue rocce, ed Artemisia.
I Romani la chiamavano Ogiasa e Insula Jovis o Mons Jovis e vi prelevarono massi di granito per la costruzione di ville patrizie in altre isole. La tradizione vuole che nel 455 dell'era cristiana S. Mamiliano, vescovo di Palermo, per sfuggire alle persecuzioni di Genserico, re dei Vandali, approdasse nell'isola con alcuni compagni.
Secondo la leggenda, Egli sconfisse il drago che vi abitava (nella tradizione cristiana il drago simboleggia l'idolatria) e ribattezzò l'isola col nome attuale di Montecristo. San Mamiliano insieme con i suoi compagni,
condusse vita eremitica in una grotta, ancora chiamata Grotta del Santo.
Il successori di San Mamiliano nel VII0 secolo ricevettero dal Papa Gregorio 1° la regola Benedettina, e in quel epoca venne costruito il Monastero, dedicato a San Mamiliano di cui ancora oggi rimangono le rovine.
La fama di santità dei monaci conosciuta in tutte le isole del Tirreno, fu tale che essi ebbero in dono numerose terre ed averi. Nel 1216 fu imposta ai monaci la regola di Camaldoli.
In questo periodo, forse a causa dell'agiatezza raggiunta, sorsero tra i monaci discordie ed invidie.
Nel 1249 l'Imperatore Federico ll° fece accecare e relegare sull'isola il guelfo fiorentino Ranieri dei Buondelmonti, costringendolo a vestire l'abito monacale. Alla fine del Xlll° secolo il Monastero di Montecristo estendeva la sua autorità religiosa su buona parte della toscana, della Sardegna e della Corsica.
Nel 1399 Montecristo passò con l'Elba e Pianosa alla Signoria di Gherardo d'Appiano e fu considerata solo luogo di confino.
Iniziò allora per Montecristo il fatale periodo della decadenza, sia per le alterne vicende e le lotte marinare, :"e per le frequenti incursioni dei pirati barbareschi, i quali finirono per costringere i monaci ad abbandonare l'isola. .r-tomo al 1500, forse per le frequenti incursioni dei Turchi
sui mari italiani, vi fu stabilito un presidio militare, che
tuttavia non valse a frenare le razzie dei corsari. Nel 1553 il turco Dragut espugnò il convento facendo schiavi monaci e coloni. Delle opere di difesa rimangono rovine sul monte detto appunto della Fortezza.
L'isola rimase priva di popolazione stabile per qualche secolo e divenne meta di pirati e avventurieri, molti dei quali alla ricerca di un leggendario tesoro. Nel 1814 Montecristo passò in proprietà al Granducato di Toscana e in quell'anno si ricorda un'escursione di Napoleone, esule all'Elba. Negli anni successivi l'isola conobbe ancora diversi proprietari e tentativi di colonizzazione agraria, ma sempre con scarsi risultati.
Nel 1852 Montecristo fu acquistata dall'Inglese Giorgio Watson Taylor che vi introdusse eucalipti ed altre piante esotiche e fece costruire la bella villa presso Cala Maestra, tuttora esistente.
Dopo il 1860 l'isola passò in proprietà al Demanio del Regno d'Italia e rimase disabitata per alcuni decenni, frequentata soltanto da pescatori elbani e ponzesi.
Nel 1889 Montecristo venne affidata al Marchese Carlo Ginori che restaurò la villa e trasformò l'isola in una riserva di caccia, curando assai bene la soprawivenza della fauna selvatica locale.
Il luogo piaceva molto a Vittorio Emanuele lll°, che vi veniva spesso, tanto che il Marchese Ginori rinunciò in suo favore alla concessione dell'isola, che venne riservata ai Savoia.
Durante la seconda guerra mondiale Montecristo ospitò una installazione italo-tedesca; poi rimase abbandonata fino al 1949.
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