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Dino

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RIFORMISTI E RIFORMATI

Editoriale di Marco Travaglio

11 gennaio 2026

Tra decine di frasi inaccettabili e omissioni indecenti, l’altroieri la Meloni ha detto due sole cose condivisibili: è ora che l’Europa parli con Putin (meglio tardi che mai, dopo quattro anni e centinaia di migliaia di morti e dopo aver deriso i 5Stelle che glielo chiedevano dal 2022: “Lo convincete voi col Reddito di cittadinanza?”); e l’Italia non invierà neppure un soldato a Kiev. Indovinate su cosa polemizzano quelli che i giornaloni chiamano “riformisti dem”, cioè la destra renziana e bellicista del Pd? Su quelle due cose. Dalla Quartapelle a Sensi, è tutto un invocare l’ingresso dell’Italia nei “volenterosi” e l’invio di truppe in Ucraina, ovviamente “di pace” (ci mancherebbe). È l’ennesimo ossimoro, dopo la “pace giusta” di chi vuole allungare la guerra in eterno, la “leva volontaria” di Merz, Macron e Crosetto, le “armi civili” per salvare la faccia a Salvini, i “volenterosi” per non chiamarli guerrafondai, il Rearm Eu da 800 miliardi ribattezzato Prontezza 2030 e Preservare la pace. Ora, lo sanno anche i bambini che Putin non ha invaso l’Ucraina per prendersela tutta con un regime change (cioè per fare come gli Usa prima a Kiev nel 2004 con la “rivoluzione arancione” e nel 2014 con “Euromaidan” contro il presidente due volte eletto Yanukovich, poi in Venezuela con Maduro e ora in Iran) e occupare l’intera Europa: ma per non ritrovarsi la Nato, con le sue truppe e testate nucleari, lungo un confine di 1600 km.

Quindi annunciare ora, in pieno negoziato, lo schieramento di soldati di Francia e Regno Unito (paesi Nato e potenze nucleari) e insistere per aggiungervi quelli Usa significa annientare per sempre qualunque trattativa. Per giunta, con un’altra contraddizione logica: si dice che i soldati verranno inviati solo dopo la pace; ma il solo dirlo rende impossibile la pace. Infatti Mosca ha già avvisato che le truppe di paesi Nato saranno “obiettivi militari legittimi”. E non ci vorrebbe molto a spazzarle via, visto che Macron e Starmer (ove mai durassero qualche altro mese) parlano di circa 6mila uomini per ciascuno: 12mila soldati che dovrebbero spaventare l’esercito russo, con 1,5 milioni di effettivi e 6mila testate nucleari, per tacere del resto (forse quei soldati sarebbero più utili in Groenlandia e in Guyana francese, confinante col Venezuela, per difenderle dall’“alleato” Trump). Figurarsi se ci aggiungessimo 2-3 mila italiani: una barzelletta. Però non bisogna sottovalutare la vocazione suicida dei “riformisti” Pd (per mancanza di riforme): anziché incunearsi nella faglia aperta a destra da Salvini sulla politica estera, non vedono l’ora di presentarsi agli elettori come il partito più guerrafondaio d’Italia. Del resto, il problema di perdere voti se lo pone soltanto chi ne ha almeno uno.

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Dino

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MA MI FACCIA IL PIACERE

Editoriale di Marco Travaglio

12 gennaio 2026

Lui è peggio me. “Tajani presto in Groenlandia” (Foglio, 7.1). Per rendere più accettabile lo sbarco di Trump.

Chi può e chi non può. “Non tutte le violazioni del diritto internazionale sono uguali “ (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 8.1). Ma infatti. A me, per esempio, piacciono un sacco quelle di Kim Jong-un.

Trova l’intruso. “Trump va criticato perché prende in giro l’Europa, non perché mette nel mirino l’Iran… o perché caccia un dittatore. E chi scopre solo ora il diritto internazionale dovrebbe ricordare che Maduro, come gli ayatollah, ha letteralmente disintegrato il diritto interno e internazionale in questi anni” (Matteo Renzi, leader Iv, X, 7.1). Alla lista manca solo un dittatore che ha disintegrato il diritto interno e internazionale: quello che lo paga.

Coerenzi. “Ho girato la boa dei 51 anni ma voglio rimanere curioso e appassionato come quando ero bambino. Alla fine mi sembra proprio che lo sguardo sia rimasto quello lì, no? E gli occhi non ingannano, si capisce molto dagli occhi” (Renzi, X, 11.1). Gli stessi occhi di “Enrico stai sereno” e del ritiro perpetuo dalla politica.

L’incubo americano. “Il Tycoon ha bombardato il sogno americano” (Nadia Urbinati, Domani, 6.1). Ma esattamente quale dei tanti sogni? Vietnam, Cile, Cuba, Panama, Nicaragua, Iran, Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia o Ucraina?

80 anni e non sentirli. “Ha inizio l’era dell’Occidente senza morale” (Antonio Scurati, Repubblica, 10.1). Per uno spiacevole disguido, abbiamo pubblicato un articolo scritto nel 1946. Ce ne scusiamo con l’autore e con i lettori.

Se mio nonno avesse le ruote. “Governo scettico su Kyiv nell’Ue: se dopo Zelensky vincono i filorussi?” (Foglio, 8.1). Che domande: organizziamo il terzo golpe in 22 anni.

Subappalti. “Maria Corina Machado: ‘Pronta a cedere il Nobel a Donald. Ha ridato la libertà al mio Paese’” (Stampa, 7.1). Questa crede che il Nobel sia il Telegatto o il Tapiro d’oro.

Import-export. “Perché l’Ue, sul Venezuela, ha una chance per chiedere diritti di prelievo sui minerali estratti sotto l’egida americana” (Foglio, 6.1). Fico: anche noi possiamo rapinare un po’ di petrolio in cambio di democrazia.

Chi spia chi. “Da anni sono il politico più spiato illegalmente. Non sono preoccupato per me ma per i cittadini, sì alla commissione d’inchiesta” (Renzi, X, 10.1). Ecco che ci faceva lo spione Marco Mancini con lui quel giorno all’autogrill di Fiano Romano: lo spiava.

Gli esperti. “Trump si ispira al manuale di Putin” (Federico Fubini, Corriere della sera, 6.1). “Trump è un pregiudicato filoputiniano”, “Trump è un utile idiota e Putin è il maestro”, “Trump si comporta come il maggiordomo di Putin, che è più forte di lui e lui lo adora, è innamorato di Putin” (Alan Friedman, 21.1, 18.3 e 17.8.25). “Trump ha dimostrato quello che già sapevamo: è Putin che comanda”, “Trump, oltre ad essere un asset di Putin, ha lo stesso obiettivo strategico di Putin” (Carlo Calenda, leader Azione, 18.3 e 29.12.25). “Il burattino Trump nelle mani di Putin e Netanyahu” (MicroMega, 12.9). E questi sono gli esperti. Poi ci sono gli inesperti.

I più bei nomi. “Un Sì convinto al referendum da sinistra. Parla Enzo Bianco” (Foglio, 8.1). Vogliono proprio far vincere il No.

Antonio Di Dietro. “Di Pietro: ‘Da indagato anch’io ho temuto il connubio tra giudici e pm’” (Verità, 5.1). Solo che i giudici l’hanno sempre prosciolto.

La questione molare. “Bettino Craxi e il Psi sono stati sepolti per immoralità” (Mattia Feltri, Stampa, 8.1). No, perché rubavano.

L’alibi di ferro. “Signorini ai pm: nessun sistema, non sono mai stato potente” (Repubblica, 8.1). Ora punta sull’impotenza.

Lo smemorato di Cologno. “Tremonti: ‘Non c’è niente da meravigliarsi. Già la Francia violò il diritto in Libia’” (Stampa, 6.1). Ma tipo quando bombardò la Libia col governo B. di cui era ministro Tremonti?

Tre gocce d’acqua. “Attacco al Giornale, fondato da Indro Montanelli che fu gambizzato per le sue idee, guidato per anni da Alessandro Sallusti che per la libertà di espressione fu arrestato in redazione…” (Tommaso Cerno, Giornale, 6.1). Montanelli, Sallusti e Cerno: certo, come no.

Il titolo della settimana/1. “Il piano di Trump per prendere la Groenlandia: protezione in cambio di risorse” (Messaggero, 7.1). La protegge da Trump.

Il titolo della settimana/2. “Perché contro Putin non basta la democrazia” (Bernard-Henri Lévy, Stampa, 4.1). Bravo: arruòlati.

Il titolo della settimana/3. “L’Ucraina protesta con il Maggio Musicale Fiorentino e la sindaca Sara Funaro: salta lo spettacolo di Zacharova, la ballerina filo-Putin” (Corriere Fiorentino, 9.1). Con quel cognome, pretende pure di danzare.

Il titolo della settimana/4. “Commissione sulle fake news: l’idea Renzi per presiederla” (Giornale, 11.1). Giusto: per moltiplicarle.

Il titolo della settimana/5. “Draghi inviato Ue a Kiev, l’idea che tenta il governo italiano” (Giornale, 11.1). Ma per chiedere la pace o il condizionatore d’aria acceso?

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MARCIARE NON MARCIRE

Editoriale di Marco Travaglio

13 gennaio 2026

Con tutti i guai che abbiamo, ci tocca pure sopportare il ronzio dei noti mitomani che passano il tempo a chiederci perché non prendiamo le distanze da gente che non conosciamo manco di striscio e non scendiamo in piazza contro regimi distanti migliaia di km che non sanno neppure che esistiamo. La tentazione è rispondere: senti, mitomane, prendile tu le distanze perché io non sono vicino a nessun tiranno; e vacci tu in piazza contro chi ti pare, ma lasciami in pace perché ho da fare. Però sarebbe inutile, perché quelli continuerebbero a rompere ricordando i cortei contro Israele per lo sterminio a Gaza. Si potrebbe rispondere che Israele è una democrazia nostra alleata, quindi chi manifesta non vuole far cambiare idea al governo Netanyahu, ma al governo italiano perché condanni e sanzioni l’amico sterminatore: degli italiani che protestano Netanyahu se ne frega perché prende i voti in Israele; la Meloni no perché prende i voti in Italia. Ma sarebbe fatica sprecata, perché quelli continuerebbero a reclamare cortei contro Hamas per dire che il terrorismo è una cosa brutta e non sta bene uccidere i civili (come se questa fosse un’esclusiva di gruppi terroristici e autocrazie, senz’alcuna concorrenza delle “democrazie”).

Ora, dopo averci sbomballato i cotiledoni con Hamas, ce la menano col Venezuela e l’Iran: perché non prendete le distanze da Maduro e Khamenei? Non essendo noi vicini a nessuno dei due, le distanze dovrebbe prenderle eventualmente soreta. Ma anche questa risposta sarebbe inutile, perché proprio non capiscono. Anzi, credono che se Filippo Sensi organizza un sit-in pro rivolta iraniana con le decisive adesioni di +Europa, Iv e Partito Liberaldemocratico (qualunque cosa sia) e ci vanno 30 persone, è perché gli altri 60 milioni di italiani sono fan sfegatati degli ayatollah. Non li sfiora l’idea che nel mondo, su 195 governi, 69 sono autoritari e altri 36 semi-autoritari, e 24 ore al giorno non bastano per pensare a tutti: uno fa già fatica a ricordarseli uno per uno. Dispiace, certo. Siamo solidali, ci mancherebbe. Ma non possiamo farci nulla, se non augurare a quei popoli di riuscire un giorno a liberarsene. Ed è meglio così, perché quando noi “buoni” proviamo a rovesciare manu militari un regime (non tutti: quelli che non fanno affari con noi), violando il diritto internazionale che gli predichiamo, o lo rafforziamo o lo rimpiazziamo con uno peggiore. Del resto non s’è mai visto cadere un tiranno asiatico o africano o sudamericano perché in Italia c’era gente in piazza. Però chi vuole insistere è liberissimo di farlo: anziché chiedere agli altri perché non marciano, si faccia una marcetta tutta sua. Magari sul pianerottolo o sul balcone di casa: così lo riempie.

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NORDIO, SEI TUTTI NOI

Editoriale di Marco Travaglio

15 gennaio 2025

Dio e Bacco ci conservino Nordio in buona salute, perché la campagna del No ha tanto bisogno di lui. Ogni volta che apre bocca, migliaia di elettori del Sì cambiano idea. Ora per fortuna ha pure scritto un libro e va in giro a presentarlo, quindi straparla anche più di prima. Ieri ha dichiarato che la sua schiforma “interviene perché il Csm non caccia i magistrati inadeguati”. Stava quasi per ca**iare il ministro titolare dell’azione disciplinare che dovrebbe scovarli col suo Ispettorato e invece li lascia impuniti. Ma una badante pietosa deve avergli ricordato che il ministro è lui. Il Csm, fra il 2023 e il 2025, ha emesso 194 sentenze disciplinari: 80 di condanna (41%), 91 di assoluzione (47%), 23 di archiviazione (12%). Una media di condanne altissima, mai vista in altre categorie professionali (gli avvocati ne hanno un quinto) né tra le toghe degli altri paesi Ue. Nell’ultimo decennio è stato punito in media lo 0,5% dei magistrati l’anno, contro lo 0,2 della Spagna lo 0,2 e lo 0,1 della Francia. E non grazie a Nordio, che l’azione disciplinare contro il presunto esercito di “inadeguati” non la esercita quasi mai; ma al Pg della Cassazione. Iuei 194 procedimenti definiti dall’attuale Csm sono partiti per il 67% dal Pg e solo per il 33% da Nordio. Si dirà: ma il 47% degli incolpati il Csm li ha assolti. Sì, ma solo in primo grado. Contro le assoluzioni che ritengono ingiuste, il ministro e il Pg devono fare appello in Cassazione. Volete ridere? Nordio blatera contro il lassismo del Csm, ma le assoluzioni non le impugna quasi mai. Nel 2023 ne ha appellata una sola (il Pg invece 15), nel 2024 due (il Pg 22) e nel 2025 altre due (il Pg 20). Quindi, per Nordio, erano ingiuste solo 5 assoluzioni: per il Pg, 57. Cioè il Pg – magistrato requirente – è cinque volte più severo coi suoi colleghi rispetto al ministro che strilla contro gli “inadeguati” salvati dal Csm mentre li salva lui. Genio.

E non è mica finita. Sempre più generoso con le ragioni del No, il Guardagingilli annuncia che, se vincerà il Sì, lui avrà mano libera per radere al suolo quel poco di giustizia penale che gli è sopravvissuto. Comincerà smantellando il trojan, che purtroppo svela tanti delitti, caso Palamara incluso. Quindi è “una barbarie”. Ma solo per la corruzione e gli altri reati dei colletti bianchi. Infatti è stato “il delirio moralistico di un Parlamento semi-giacobino” a estendere l’uso del trojan alle tangenti: “con il risultato che oggi, se un pm ravvisa l’ipotesi anche di una modestissima mazzetta, può usare questo meccanismo diabolico”. Resta da capire a quanto ammonti, nel personale Tangentometro di Nordio, una “modestissima mazzetta”. Ma questa dev’essere la prossima riforma: la modica quantità di mazzette consentita per uso personale.

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I COLPEVOLI INNOCENTI

Editoriale di Marco Travaglio

16 gennaio 2026

Il proscioglimento di Chiara Ferragni per la truffa dei Pandoro conferma che non c’è bisogno di separare le carriere per trovare dei giudici che contraddicono i pm. I pm la accusavano di truffa aggravata, perseguibile d’ufficio; il giudice ha declassato il reato a truffa semplice, perseguibile solo a querela delle vittime grazie alla schiforma Cartabia: siccome la Ferragni aveva risarcito le vittime della sua truffa e il Codacons aveva ritirato la querela, è scattata l’“improcedibilità” e il reato si è “estinto”. C’era ed era procedibile quando fu commesso, nel 2022; però il 30 dicembre ’22 il Dl Nordio attuativo della legge delega Cartabia cambiò le regole del gioco a partita in corso. Ma questa sentenza dimostra anche quale “giustizia” ha in mente la Casta che ci sgoverna: un sistema che salva i colpevoli con mille trucchetti, così che possano spacciarsi per innocenti perseguitati. Già abbiamo il patteggiamento all’italiana, che formalmente non comporta confessione né condanna: patteggi mesi o anni di galera (ovviamente finti) col pm che ti accusa, poi puoi impugnare la pena che hai concordato e pure raccontare in giro che sei innocente, ma l’hai fatto per comodità. Poi c’è la prescrizione all’italiana, che parte dal momento del delitto e galoppa fino alla prima sentenza, poi la legge Bonafede la blocca: ma la Cartabia ci ha infilato l’improcedibilità, che estingue il processo se l’appello dura più di due anni e la Cassazione più di uno; così una o due condanne non esistono più e il colpevole può tirarsela da innocente.

Poi c’è la causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto”: è reato, ma ha arrecato poco danno, come l’appalto truccato dal sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti, colpevole ma prosciolto. Poi c’è la “messa alla prova”: per i reati puniti fino a 4 anni, il processo è sospeso e il reato estinto se l’indagato ripara al danno e fa attività socialmente utili. Come per le evasioni di John Elkann, che ha restituito al Fisco 175 milioni per fare, anziché l’imputato, il tutor ai ragazzi disagiati. E anche lui può tirarsela da innocente: il mondo è pieno di innocenti che sganciano 175 milioni così per sport. Ma a volte, per estinguere il reato e scansare il processo, basta “riparare il danno”: se ti beccano a rubare, come Fassino al duty free, dici che è stato un equivoco, paghi 500 euro e chi s’è visto s’è visto. Ora Nordio riesuma la modica quantità di tangenti (“mazzette modestissime”) già di moda per minimizzare le bustarelle Fiat e F*******t con relativi falsi in bilancio. Ragion per cui, se vince il Sì al referendum, provvederà a “ridurre, se non abolire, la vergogna delle intercettazioni”. Così finalmente sarà chiaro a tutti cosa intendono i garantisti alle vongole per “giustizia giusta”: la vecchia, laida giustizia di classe.

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