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Dino
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Editoriale di Marco Travaglio - 14 Marzo 2026
IL TRIONFO DEL CRETINO
Mentre la geniale guerra di Trump&Netanyahu sortisce l’agognato regime change democratico a Teheran (Khamenei figlio al posto di Khamenei padre), come già a Caracas (la vice di Maduro al posto di Maduro), mandando definitivamente in malora l’economia europea, una domanda resta sospesa: tra i governi cretini d’Europa, qual è il più cretino? La risposta giunge da Giuli, ministro della Cultura. Che scomunica il presidente della Biennale di Venezia, Buttafuoco, intellettuale di destra nominato dal governo, perché l’ha riaperta agli artisti di tutti i Paesi, a prescindere dai governi, in quanto “deve restare uno spazio di tregua tra le nazioni e accogliere anche quelle in conflitto”. Vale per Usa e Israele, ma fin qui tutto ok. E vale per la Russia, e qui infuria la canea. Mentre l’India riacquista l’energia da Mosca, Trump autorizza gli alleati a farlo e tanti ne approfittano (beati loro), noi siamo ancora mummificati alla comica russofobia di quattro anni fa, quando la Bicocca sospese il corso di Nori su Dostoevskij, il Festival Fotografia di Reggio cacciò un fotografo russo (che tornò a Mosca, manifestò contro la guerra e fu arrestato dalla polizia di Putin), la Scala bandì Gergiev, l’Ue mise in fuga soprano, pianisti, ballerini, scienziati, atleti olimpici e paralimpici.
Poi qualcuno propose di fare lo stesso con gli israeliani al Festival di Venezia perché il governo Netanyahu fa molto peggio di Putin e lì cascò l’asino: tutti dissero giustamente che un conto sono gli artisti, un altro i governi. Si sperava che valesse per tutti, invece la Reggia di Caserta, che aveva invitato il russo Gergiev e l’israeliano Oren, cacciò il primo e fece esibire il secondo, fra gli applausi di Giuli, noto “liberale”. Che ora, anziché fare almeno il sovranista e mandare a farsi fottere i 22 governi Ue che minacciano di tagliare i fondi alla Biennale e Zelensky che ci dà ordini come fossimo una colonia ucraina, dichiara guerra a Buttafuoco perché va “contro l’opinione del governo” e “isola la Biennale dal mondo libero”. E un bello ’stica**i non ce lo vogliamo aggiungere? Dove sta scritto che il governo comanda sugli enti culturali? Mollicone, quello che voleva spezzare le reni a Peppa Pig e ora presiede la commissione Cultura (tutto vero), spera che “i russi non partecipino” perché “il Cremlino non ammette voci libere”. Invece Arabia, Emirati, Qatar, Azerbaigian, Cina, Egitto, Turchia, Guatemala &C., da sempre presenti alla Biennale, sono “mondo libero” e nessuno li discute. Ora abbatteranno il Colosseo perché l’han fatto Vespasiano e Tito, o la Cappella Sistina perché la fece affrescare da Michelangelo il papa guerrafondaio Giulio II? Anzi no, cancelliamo la domanda: questi giganti del pensiero potrebbero prenderla per un suggerimento.
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LA MILITE IGNAVA
Editoriale di Marco Travaglio
15 marzo 2026
Il manifesto chiama la Meloni “milite ignara” da quando ha detto di “non avere gli elementi necessari per condannare o approvare” la guerra criminale di Usa e Israele allo Stato sovrano dell’Iran. Poi però la premier ha detto in Parlamento che è meglio pagare bollette più care che “rischiare un Iran nucleare” (versione 2.0 del “Volete la pace o i condizionatori accesi?” di quell’altro genio di Draghi). Quindi ha persino più elementi di Trump, che a giugno giurava di avere neutralizzato per sempre il programma atomico iraniano; e della sua Cia e del suo Pentagono che, come pure l’Aiea, escludevano qualsiasi pericolo dall’Iran per Usa e alleati. Quindi o ci dice dove ha saputo che l’Iran ha pronta la Bomba, o è anche una “milite ignava”, perché continua a non condannare la guerra che lei stessa e Crosetto definiscono “fuori dal diritto internazionale”. Ed espone l’Italia alle rappresaglie degli aggrediti, pienamente lecite per il diritto internazionale. Poi arriva il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto da Mattarella, con le solite superc***ole su “via negoziale” e “sistema multilaterale” e una sola certezza: la “condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni”, nonché del “rischio di realizzazione di armi nucleari” a scapito della “sicurezza di Israele” (balle totali: è Israele ad avere l’atomica, e da oltre mezzo secolo). Quindi Mattarella e il governo condannano l’aggredito perché attacca gli aggressori: come se condannassero l’Ucraina perché attacca i russi. Invece la armiamo e finanziamo anche dopo che ci ha distrutto i gasdotti Nord Stream e ora che ci fa rischiare un disastro ambientale sulle nostre coste col sabotaggio della petroliera russa.
Ma così – come nota Gaiani su Analisi Difesa – mettiamo sempre più in pericolo i nostri soldati: i 6-700 nelle due basi in Kuwait e in Iraq per difendere Baghdad dalla buonanima dell’Isis (non per fare da bersaglio alle rappresaglie di Teheran); e i 1000 Caschi blu della missione Unifil in Libano, intrappolati tra i due fuochi di Israele e di Hezbollah. Che ci facciamo ancora nel Golfo, ora che il Daesh è distrutto, e in Libano, ora che Israele lo invade per l’ennesima volta e il peacekeeping della fu Onu è un lontano ricordo? L’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, scrive che la rappresaglia sulla base di Erbil “dimostra come il regime iraniano, insieme ai suoi proxy, rappresenti una minaccia diretta per l’Italia e per l’intera comunità internazionale”. Un governo non dico sovranista, ma almeno decente, tapperebbe la bocca a questo provocatore: i soldati italiani vengono colpiti perché stanno nelle basi con gli americani, che insieme agli israeliani sono gli aggressori. Ma già la parola “governo”, a proposito di questi camerieri, appare eccessiva.
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