Forum di Monte Argentario punto it - L'editoriale di Travaglio
    Forum di Monte Argentario punto it

Forum di Monte Argentario punto it
Nome Utente:

Password:
 


Registrati
Salva Password
Password Dimenticata?

 

    


Menù riservato agli utenti registrati - Registrati  




 Tutti i Forum
 Politica
 Politica Nazionale
 L'editoriale di Travaglio
I seguenti utenti stanno leggendo questo Forum Qui c'è: Dino


      Bookmark this Topic  
| Altri..
Pagina Precedente
Autore  Discussione Discussione Successiva
Pagina: di 83

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - 30/03/2026 : 05:53:37  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
MA MI FACCIA IL PIACERE

Editoriale di Marco Travaglio

30 marzo 2026

Estremi sacrifici. “Calenda sbatte la porta in faccia a Schlein e compagni: ‘Non ci penso proprio a rientrare nel centrosinistra’” (Secolo d’Italia, 26.3). E Taylor Swift è inutile che insista: non lo avrà mai.

Fischi per fiaschi. “Mosca invia al fronte gli alcolisti” (Libero, 28.3). Noi invece li facciamo ministri.

La deriva dei continenti. “Col Sì entreremo a pieno diritto nelle democrazie occidentali”, “Sono arcifiducioso, la vittoria del Sì è quasi certa. È un passo verso una democrazia occidentale che si allinea con l’Europa” (Carlo Nordio, ministro FdI della Giustizia, 14 e 16.3). “Un Sì al referendum sulle carriere per diventare Occidente’” (Marcello Pera, senatore FdI, Dubbio, 19.11.25). E niente, tocca rimanere in Oriente per chissà quanto.

Nostradamus/1. “54% Sì, 46 No. Se vince il Sì farò un fioretto: rinuncerò a un mesetto di primi piatti” (Matteo Salvini, vicepremier e segretario Lega, 19.3). Salvì, magna tranquillo.

Nostradamus/2. “Una percentuale intorno al 50% di votanti aumenta l’ipotesi di una vittoria Meloni-Nordio”, “Il referendum, la giustizia e le ragioni del Sì” (Stefano Folli, Repubblica, 21 e 22.2). Il famoso quotidiano della sinistra antimeloniana.

Nostradamus/3. “L’autogol. Gli insulti di Gratteri affondano il No”, “Bufala smentita: Sì in vantaggio. I favorevoli alla riforma sono saldi al 53% contro il 47. Il No trainato dai cabarettisti” (Giornale, 14 e 22.2). Ma infatti.

Nostradamus/4. “Primi exit poll segreti molto molto interessanti” (Pigi Battista, X, 22.3). Talmente segreti che erano exit pall.

Nostradamus/5. “Ve lo dico: è fatta” (Filippo Facci, X, 22.3). “Correvano voci incontrollate pazzesche; si diceva che l’Italia stava vincendo 20-0 e che aveva segnato anche Zoff di testa su calcio d’angolo” (Paolo Villaggio, Fantozzi).

Che bei vedovi/1. “Nelle urne hanno vinto meridionalismo e bugie pro-Pal. Il No sfonda soprattutto fra i ceti improduttivi del Sud. L’ingiustizia è uguale per tutti” (Mario Sechi, Libero, 24.3). “Hanno votato migliaia di islamici ormai scesi in politica al fianco della sinistra” (Tommaso Cerno, Giornale, 24.3). “Cgil, anarchici, pro Pal e islamici: si salda il fronte anti-riforma”, “Il partito di Allah in piazza alza il tiro: ‘E ora sharia’” (Giornale, 24. e 25.3). Tutto sommato, l’hanno presa bene.

Che bei vedovi/2. “Fazzolari: ‘Putin voterebbe No’” (Corriere della sera, 25.2). Poi si sono scordati di dire che ha stato Putin.

Che bei vedovi/3. “Le guardie contro i ladri… Oltre 30 anni dopo Mani pulite, siamo rimasti alla stessa casella, della casta farabutta fronteggiata dai puri in toga” (Mattia Feltri, Stampa, 24.3). Ogni tanto una buona notizia.

La vedova nera. “Insulti ai giovani del Sì e a Gaia Tortora. La festa sguaiata dei signori del No, da Scurati a Travaglio” (Libero, 26.3). “Caro Direttorino sei di una miseria infinita. Hai la penna solo per gli insulti. Confermo il mio vaffanc**o” (Gaia Tortora, X, 26.3). Noblesse oblige, contessa.

I Conte tornano. “Forse è questo che manca a Conte: un Forattini che lo inventi” (Francesco Merlo, Repubblica, 27.3). “Conte favorito alle primarie. Se si votasse oggi, il leader del M5S vincerebbe contro tutti i candidati alternativi” (Domani, 27.3). “Apprezzamento dei leader: Conte strappa la primazia a Tajani” (Nando Pagnoncelli, Corriere della sera, 29.3). Che sia risorto Forattini?

Finché c’è guerra. “Barelli (FI): ‘Io non mi sento a rischio, colpa della guerra se ha vinto il No’” (Repubblica, 26.3). A me m’ha rovinato ‘a guera.

Il vero vincitore. “Non dirò per chi ho votato” (Matteo Renzi, leader Iv, Corriere della sera, 25.3). Aveva il 100% di probabilità di vincere.

La svolta. “Ora mi concentro sulla politica” (Renzi, ibidem). C’è sempre una prima volta.

Sapore di Salis/1. “Quando sei al governo il tuo Dna cambia, è capitato anche a me a Genova” (Silvia Salis, sindaca di Genova, Stampa, 26.3). Ora, per dire, non lancia più il peso.

Sapore di Salis/2. “Se saltassero le primarie e mi chiamassero i leader? Ci rifletterei” (Salis, ibidem). Silviè, magna tranquilla.

Sapore di Salis/3. “Renzi si vede già regista dell’operazione Salis” (Giornale, 25.3). Ora le manca solo Fassino, poi è fatta.

I droni sbagliati. “Droni ucraini in Estonia e Lettonia” (Verità, 26.3). Che aspetta la Nato a far scattare l’articolo 5 e a dichiarare guerra a Kiev?

Nomen omen. “Guerini avverte i 5S: ‘Stop armi? Linea rossa. Il Pd sarà sempre con l’Ucraina’” (Riformista, 28.3). Praticamente una gara di sopravvivenza: sparirà prima l’Ucraina o il Pd?

Segreti di Pulcinella. “Spionaggio ungherese: il ministro degli Esteri avrebbe passato informazioni riservate a Lavrov durante i vertici Ue” (Stampa, 24.3). Gli raccontava quanto sono idiote la Kallas e la von der Leyen. E Lavrov: “Ma non mi dire”.

Il titolo della settimana/1. “Picierno: ‘Dai Giovani dem gogna contro di me’” (Foglio, 26.3). E non ha ancora visto gli anziani e quelli di mezza età.

Il titolo della settimana/2. “La missione lampo di Meloni: ‘Più gas in arrivo dall’Algeria’” (Repubblica, 26.3). Finalmente lo compriamo da una vera liberaldemocrazia.

Il titolo della settimana/3. “Garlasco, cade la pista del Santuario. Archiviata l’ipotesi che Chiara sia stata uccisa per aver scoperto un giro di pedofili” (Giornale, 28.3). Strano: sembrava così credibile.

Il titolo della settimana/4. “Calenda: ora Gratteri e Cgil daranno la linea” (Corriere della sera, 25.3). Magari.

Il titolo della settimana/5. “Energia, Tajani rassicura sulle scorte: ‘I prezzi non saliranno’” (Giornale, 18.3). Fassino, è lei?

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006.

Foto dal web




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - 31/03/2026 : 05:54:40  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
UNA VOCE POCO FA

Editoriale di Marco Travaglio

31 marzo 2026

“Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da condizionamenti… Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane”. Sembrano parole dette oggi per spiegare la bocciatura della schiforma Nordio-Meloni. Invece sono di 35 anni fa: 28 luglio 1981. Le pronunciò Enrico Berlinguer nell’intervista a Eugenio Scalfari sulla “questione morale”. Parlava del referendum abrogativo della legge sull’aborto, promosso dal Movimento per la vita e vinto dal No col 68% (affluenza del 79), insieme alla solita raffica di referendum radicali, tutti bocciati: “Sia nel ’74 per il divorzio, sia ancor più nell’‘81 per l’aborto gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai proletari… Per l’aborto quasi il 70% ha votato No. Ma, poche settimane dopo, il 42% ha votato Dc… (I partiti) sono macchine di potere e si muovono soltanto quando è in gioco il potere: seggi in comune, seggi in parlamento, governo centrale e governi locali, ministeri, sottosegretariati, assessorati, banche, enti. Se no, non si muovono. Quand’anche lo volessero, così come i partiti sono diventati, non ne avrebbero più la capacità”.

Quella lezione dall’oltretomba è più che mai valida oggi per partiti diversissimi da quelli di allora. Ma dovrebbe riguardare anche gli elettori, abituati a considerarsi infallibili perché nelle democrazie sono come i clienti degli hotel, dei ristoranti e dei negozi: “Hanno sempre ragione”. Sia che vadano a votare, sia che si astengano. Ma non sono infallibili. Il loro errore più frequente è di sottovalutarsi: sia quando votano partiti e candidati impresentabili per ricambiare un favore o per riceverne uno in futuro, pensando che “in fondo non cambia nulla”; sia quando restano a casa, pensando che “in fondo sono tutti uguali”. Negli anni 90 e nei primi 2000 i partiti di centrosinistra facevano di tutto per confermare quei luoghi comuni: in Parlamento inciuci e bicamerali per le schiforme “condivise”; in piazza la vera opposizione dei girotondi, dei pacifisti e degli altri movimenti fino a Grillo. E l’unica alternativa al regime era un berlusconismo light. Ora però un’opposizione che si oppone c’è. E chi vendeva il suo voto o proprio non lo usava non può più dire “sono tutti uguali”: il 22 e 23 marzo ha provato l’ebbrezza di farne buon uso in assoluta libertà e di veder cambiare subito molte cose. Se lo rifarà alle elezioni politiche dipenderà dai partiti, ma anche da lui.

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006.

Foto dal web




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - 01/04/2026 : 05:21:19  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
SEMPRE A 90

Editoriale di Marco Travaglio

01 aprile 2026

Non avendo combinato nulla in tre anni e mezzo, lo sgoverno Meloni trova comunque il modo di passare alla storia: sarà ricordato nei secoli perché si scusava solo le rare volte in cui, per sbaglio, ne azzeccava una. Ricordate il mega-“scandalo Arcuri”, che la Procura di Roma nel 2021 servì su un piatto d’argento al neonato governo Draghi, per le epurazioni che dovevano dimostrare i latrocini del Conte-2 appena abbattuto da Renzi? Corruzione, truffa, falso, abuso, riciclaggio nell’acquisto di 800 milioni di mascherine dalla Cina. Via il putribondo commissario Arcuri, protagonista della partenza sprint della campagna vaccinale, e dentro San Figliuolo vergine e martire. Cinque anni di “gogna mediatica” a opera dei garantisti alle vongole che la evocano sempre per i criminali veri. Cinque anni di indagini che perdevano un pezzo al mese, fino al proscioglimento di Arcuri per l’unica accusa rimasta (presunta violazione di un regio decreto Mussolini del 1923) e ieri del suo braccio destro Fabbrocini e di tutti i mediatori italiani della fornitura cinese che salvò milioni di italiani a inizio pandemia, prima che Conte e Arcuri rimettessero in piedi la produzione nazionale. In sintesi: le mascherine non erano né farlocche, né fuorilegge, né dannose alla salute, ma conformi per il Cts e per le Dogane, mentre a contestarne la regolarità era un laboratorio privato non autorizzato. Ancora alla vigilia del referendum la Meloni rinfacciava a Conte le “mascherine farlocche”. E su quella leggenda metropolitana renzian-meloniana perde tempo e denaro pubblico da tre anni la commissione d’inchiesta sul Covid, che ora finirà come quelle su Telekom Serbia e caso Mitrokhin: nel ridicolo. Ma queste bufale nessuno le smentirà né si scuserà con Arcuri e Conte. Si passerà semplicemente a inventarne altre.

In compenso lo sgoverno smentisce di averne fatta una giusta. Ieri mattina, nel vano tentativo di smentire lo scoop del Fatto sul boom dei voli di guerra Usa dalle basi italiane mentre la Spagna chiudeva lo spazio aereo, ha fatto trapelare di averne bloccato almeno uno da Sigonella. Il Corriere e altri siti si sono paracadutati a magnificare l’eroica resistenza meloniana a Trump, con rievocazioni del gran rifiuto di Craxi a Reagan (quando lo “statista” fece fuggire in Iraq Abu Abbas, capo dei terroristi che avevano dirottato la nave Achille Lauro e trucidato un ebreo paralitico). Poi, terrorizzato per averne azzeccata una, Crosetto s’è precipitato a negare: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Falso: le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato”. Niente paura, siamo sempre a 90 gradi: hic manebimus optime.

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006.

Foto dal web




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - 02/04/2026 : 04:45:02  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
NATO CON LA CAMICIA

Editoriale di Marco Travaglio

02 aprile 2026

Dice Trump che molla la Nato. Ma magari: dove si firma? C’è da sperare che non cambi idea e, soprattutto, che ci riesca davvero prima che se ne dimentichi. È dal 1989, quando il muro di Berlino crollò sull’Urss che la Nato – nata nel 1949 contro l’Urss di Stalin che aveva vinto la Seconda guerra mondiale con Usa, Uk e Cina e che solo nel 1955 avrebbe dato vita al Patto di Varsavia – non ha più alcun senso. Eppure è sopravvissuta per 37 anni. E ha fatto solo danni: non avendo più nemici, se ne inventava uno all’anno. Solo che non erano più i nemici dei membri Nato, ma solo degli Usa e dei loro servi più sciocchi. Una sfilza di “imperi del male” che avevano il solo torto di dare noia a Washington e alle sue mire imperialistiche (e spesso di detenere troppo gas e petrolio): ora la Serbia, ora l’Afghanistan, ora l’Iraq, ora l’Iran, ora la Libia, ora la Siria, sempre la Russia. Gli squilibrati neocon americani sparsi fra i democratici e i repubblicani non si accontentavano di avere sconfitto i russi senza colpo ferire nella Guerra fredda, ma volevano sbaragliarli in una guerra calda, per smembrare lo Stato più vasto del mondo in tanti innocui staterelli. E per staccarlo dall’Europa, che cooperando con Mosca univa la propria industria all’energia russa a buon mercato e s’avviava a diventare una superpotenza economica eurasiatica insidiosissima per l’Impero. La guerra russo-ucraina, provocata dagli Usa al grido della Nuland “Fuck Eu!” e culminata nella distruzione dei gasdotti NordStream e nelle auto-sanzioni Ue, ha completato l’eurosuicidio riportandoci al guinzaglio degli yankee.

L’unica speranza è che quello schizofrenico di Trump, che aveva promesso isolazionismo e mai più guerre, ora che ne fa una che ci strangola (non bastando quella ucraina), ci liberi dal servaggio, visto che le classi dirigenti europee non sanno nemmeno come si fa. Se davvero si ritirasse dalla Nato, segnandone finalmente il decesso, costringerebbe i nostri ectoplasmi a decidere in autonomia. E le strade sono solo due. La prima è prendere atto che l’Europa non ha nemici e allacciare i rapporti commerciali più convenienti: con Russia, Cina, Brics e anche Iran (che sanzioniamo dal 1979 per ordine americano senza alcun motivo né utilità); disdettare l’accordo sul 5% del Pil in armi per la Nato; sbaraccare il piano di riarmo da 800 miliardi; e progettare una vera difesa europea da tempo di pace, anziché spendere in armi il triplo della Russia per mantenere 27 eserciti costosi e inefficienti. Ma gli euro-dementi sono capacissimi di correre a precipizio sull’altra strada: cioè continuare a svenarsi (anzi a svenarci) per combattere i nemici degli americani. Magari anche dopo che Trump avrà fatto la pace con Putin e con i pasdaràn. Furbi, noi.

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006

foto dal web




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - 03/04/2026 : 06:02:48  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
Editoriale di Marco Travaglio - 3 Aprile 2026

LADY ZELIG E IL SEGUGIO

Ogni volta che ci vien voglia di chiedere le dimissioni di qualcuno, ci viene in mente qualcun altro che dovrebbe dimettersi prima e quindi lasciamo perdere. Anche perché di solito, quando poi qualcuno si dimette, al suo posto arriva uno uguale o peggiore. Via Sangiuliano, ecco Giuli. Via Gasparri, ecco la Craxi. Via Gravina, già si parla di una giovane promessa dello sport come Malagò (l’ha lanciato ieri Veltroni, noto talent scout). Dietro Piantedosi già si staglia l’ombra di Salvini, per la gioia di chi viaggia in treno, ma solo finché non arriva il successore. E non osiamo immaginare chi potrebbe rimpiazzare Urso, altro talento comico ineguagliabile. In questi tempi cupi, abbiamo diritto a un po’ di avanspettacolo: non è che possono portarci via tutti i cabarettisti in una botta sola. Quindi no, nessuno tocchi Piantedosi, ultimo pollo caduto nelle spire della femme fatale di turno, come se la lezione di Genny fosse passata invano. Fra l’altro la fidanzata aquinate Claudia Conte, al confronto dell’erinni pompeiana Maria Rosaria Boccia, ha usato un metodo un po’ meno cruento per vendicarsi con l’ex amato (per quale torto, ancora non è chiaro): anziché sfregiargli il cranio con la limetta del tagliaunghie, ha optato per un’intervista con coming out. Così, almeno per ora, il capino di Piantedosi rimane intonso. Almeno per quanto riguarda lei: nulla si può prevedere sulle reazioni della consorte e soprattutto della Meloni, che dopo il referendum appare ancor più fumantina e meno tollerante del solito. Quindi, se qualcuno vedesse il ministro dell’Interno aggirarsi per il Viminale sanguinante o incerottato, un’idea potrebbe farsela.

Resta da capire cos’abbia indotto la giornalista-scrittrice-presentatrice-prezzemolina conterranea di San Tommaso d’Aquino a svelare la sua liaison con Piantedosi e proprio ora, e se lui lo sapesse e fosse d’accordo o meno. E cosa abbia detto lui nel colloquio con la premier e con Salvini subito dopo lo scoppio della bombetta. Sangiuliano, quando esplose il caso Boccia, disse cose sostanzialmente vere: cioè di averle stracciato il contratto di consulente gratuita al ministero della Cultura poco prima di firmarlo e di non avere speso per lei un euro pubblico. Piantedosi può dire lo stesso? Se lo dirà, dovrà dimostrare che la miriade di incarichi pubblici collezionati da Lady Zelig – le cui photo opportunity spaziano da papi a cardinali, da ministri a sottosegretari, da politici destri e pidini a mezza vipperia nazionale giù giù fino a un condannato per truffa che scarrozzava il mafioso latitante Matacena – erano tutti frutto della di lei bravura e non della di lui influenza. E che, con il suo proverbiale fiuto di superpoliziotto, non aveva mai sentito puzza di bruciato. Insomma, che siamo in buone mani.

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - 04/04/2026 : 04:52:52  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
UNDERDOG E UNDERPIG

Editoriale di Marco Travaglio

04 aprile 2026

Il Fatto Quotidiano
Ora che viene giù tutto, ricordiamo come tutto era cominciato: col discorso di Giorgia Meloni per la fiducia alla Camera il 25.10.2022. Un bel discorso, almeno finché i fatti non l’hanno smontato pezzo per pezzo: “Si è polemizzato sulla nostra scelta di rilanciare la correlazione tra Istruzione e Merito. Rimango francamente colpita… Oggi chi vive in una famiglia agiata ha una chance in più per recuperare le lacune di un sistema scolastico appiattito al ribasso, mentre gli studenti dotati di minori risorse vengono danneggiati da un insegnamento che non dovesse premiare il merito perché quelle lacune non le colmerà nessun altro”. E ancora: “Sono la prima donna che arriva alla Presidenza del Consiglio, vengo da una storia politica spesso relegata ai margini della storia repubblicana e non ci arrivo tra le braccia di un contesto familiare favorevole o grazie ad amicizie importanti; sono quello che gli inglesi definirebbero un underdog: lo sfavorito che per riuscire deve stravolgere tutti i pronostici. È quello che intendo fare con l’aiuto di una valida squadra di ministri e sottosegretari”. Poi purtroppo, anziché i pronostici, ha stravolto le premesse e le promesse.

Stendiamo un velo pietoso sulla “valida squadra di ministri e sottosegretari” che oggi, se potesse e soprattutto se ne avesse una di ricambio, raderebbe al suolo con le sue mani. E parliamo del famoso Merito, già costato la faccia a Renzi (quello che “noi premiamo la conoscenza, non le conoscenze” e poi riempì le istituzioni di amici e amiche). Scegliendosi la squadra, la Meloni lo confuse col conflitto d’interessi. Crosetto presiedeva i fabbricanti d’armi? Alla Difesa. La Santanchè possedeva un lido in Versilia, il Twiga? Al Turismo. Mazzi era un manager musicale? Alla Cultura (e ora, con uno strepitoso volo pindarico, al Turismo). Poi andò avanti fra parentismo (il di lei cognato Lollobrigida per citare solo un caso) e amichettismo (nelle nomine statali e parastatali). Fino agli scandali degli underpig. O dell’“amantismo” (copyright Mario Giordano). Dalla Boccia con Sangiuliano, che se ne andò, alla Conte con Piantedosi, che resta a piè fermo perché “non farò la fine di Genny”. Infatti ne rischia una peggiore: diversamente dall’altra, questa fidanzata ministeriale di incarichi pubblici ne ha collezionati parecchi. Dice che “per me parla il mio curriculum”. Ma proprio questo è il suo guaio: conoscete un’altra che, a parità di curriculum, abbia fatto la stessa carriera senza conoscere un ministro? Che poi questo ministro ha mille risorse. Mentre tutti parlano del coming out di Claudia, arriva tra il lusco e il brusco quello di Tommaso Cerno sulla prima pagina del Giornale: “Perché sto con Piantedosi”. Tu quoque?

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006

foto dal web




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - 07/04/2026 : 02:57:19  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
LE PRIMARIE SECONDARIE

Editoriale di Marco Travaglio

07 aprile 2026

Fino all’altro giorno il Pd predicava le primarie di coalizione per scegliere il candidato premier progressista. Poi, letti i sondaggi che danno Conte favorito sulla Schlein e unico competitor in grado di battere la Meloni e di guidare il prossimo governo, contrordine compagni: primarie? Chi ha mai parlato di primarie? A leggere i giornaloni, sembra che le abbia inventate Conte. Eppure il partito nato nel 2007 all’insegna delle primarie è il Pd. Che ancor prima di nascere, nel 2005, le sperimentò per scegliere il candidato premier dell’Unione: si presentarono Prodi, Bertinotti, Mastella, Di Pietro, Pecoraro Scanio e Scalfarotto, votarono in 4,3 milioni e stravinse col 74,1% il favoritissimo Prodi, che l’anno seguente batté B.. Poi però il Pd impose sempre il suo segretario come candidato premier senza primarie: Veltroni nel 2008, Bersani nel 2013, Renzi nel 2018, Letta nel 2022. Ma solo perché lo schema era sempre quello del partito egemone sui partitini-cespuglio. E tutti e quattro i pretendenti fallirono.

Ora invece il Pd ha un possibile alleato, il M5S, a pochi punti di distanza (14 contro 21-22%), con un leader più popolare del suo, che per giunta ha già fatto due volte il premier lasciando un buon ricordo trasversale. Quindi le primarie avrebbero ancor più senso di quelle del 2005, pura investitura plebiscitaria del candidato già designato. Per la prima volta i cittadini sceglierebbero il candidato premier in una sfida vera, senza rete. Come nel 2023 alle primarie del Pd, quando gli elettori ribaltarono la scelta degli iscritti su Bonaccini segretario e gli preferirono la Schlein. Infatti l’11 novembre scorso Elly dichiarava: “Ci sono modalità a cui io sono apertissima, come le primarie di coalizione, e si fa così in una coalizione così ampia e articolata”. Il 17 settembre la Serracchiani le promuoveva come “uno strumento che sta nel Dna del Pd”. Il 22 dicembre il presidente Bonaccini le lanciava come “un ottimo strumento di scelta”. Il 31 dicembre la prodiana Zampa tagliava corto: “Si è sempre detto che le primarie creano fratture nell’elettorato e nel partito, ma non è mai stato vero. Servono per misurarsi con idee diverse. Non bisogna avere paura della competizione democratica. All’inizio si creano dei momenti di tensione molto grande, non sono una passeggiata, ma se fatte in tempo utile c’è spazio poi per una ricomposizione”. Ora è tutto un distinguo tra “federatori esterni”, “papi stranieri”, “primarie” di programma e altre superc***ole, senza che nessuno spieghi cosa diavolo sia cambiato rispetto a pochi mesi fa. Così la gente penserà che le primarie vanno bene solo quando si sa di vincerle. Invece, quando si sa di perderle, diventano secondarie: meglio abolire gli elettori.

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006

foto dal web




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - 08/04/2026 : 05:31:20  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
MANCO LE BASI

Editoriale di Marco Travaglio

08 aprile 2026

Dice bene Guido Crosetto al Corriere: “È una situazione che non ha precedenti nei decenni recenti” e rischiamo “che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più… L’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia… Sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla”. Poi però, non essendo un passante o un commentatore super partes, ma il ministro della Difesa di un Paese Nato, dovrebbe agire in conseguenza e in coerenza con la premessa. Questa follia senza precedenti impone scelte senza precedenti: a cominciare dal divieto di usare le basi italiane in questa follia, per fare tutto il possibile per impedire follie ancor peggiori. Cioè un’offensiva di terra o un attacco atomico di due potenze nucleari (Usa e Israele) contro un Paese che vuole diventarlo (l’Iran). Invece Crosetto si presenta alla Camera per dire che le basi restano a disposizione della sporca guerra di Usa&Israele perché “nessun governo di nessun colore politico” le ha mai vietate. Oh bella: ma se questa guerra “non ha precedenti”, richiede decisioni che non hanno precedenti. Altrimenti è una guerra come tutte le altre, e non lo è. Anche quelle fatte o provocate dalla Nato in Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia e Ucraina violavano il diritto internazionale e facevano danni immani. Ma almeno se ne conosceva il movente: imporre cambi di regime e di confini che gli Usa e i loro complici ritenevano convenienti ai propri interessi, salvo poi fallire.

Quella all’Iran nessuno sa perché sia stata scatenata e a chi convenga, se non a un solo essere umano sulla terra: Benjamin Netanyahu che, senza guerre, finirebbe in galera e per evitarlo ha sterminato decine di migliaia di persone, rendendo per giunta Israele molto meno sicuro. Non conviene agli Usa né a Trump, ogni giorno più impopolare per la clamorosa giravolta da isolazionista-mediatore a premio Nobel per la Guerra. Non conviene all’Europa, che al solito pagherà il prezzo più alto (su energia, profughi e terrorismo). Non conviene all’opposizione iraniana, che anzi vede l’ala più oltranzista del regime rafforzarsi con la resistenza ai due nemici esistenziali e nella propaganda sull’atomica unico deterrente di autodifesa. Se ne giovano solo Cina e Russia, in una tragicomica eterogenesi dei fini. Tutto questo Crosetto lo sa, infatti denuncia “la volontà di distruggere altri Paesi”. Ma poi inverte soggetto e complemento oggetto: “L’Iran vuole distruggere Israele”. No, ministro: è l’opposto. Perciò, checché ne dica lei, siamo in guerra. E dalla parte sbagliata: con l’aggressore contro l’aggredito.

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006

foto dal web




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - Ieri : 05:36:04  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
DIES IRAN

Editoriale di Marco Travaglio

09 aprile 2026

Sembra ieri che, grazie ai bombardamenti american-israeliani, l’Iran era lì lì per diventare il paradiso terrestre: regime change, mullah e pasdaràn morti o in galera o convertiti al cristianesimo e/o all’ebraismo, abolizione dell’Islam, governo liberaldemocratico col figlio dello Scià o qualcun altro scelto da Trump e/o Netanyahu, addio arricchimento dell’uranio, oppositori in trionfo, ragazze truccatissime coi capelli al vento, petrolio gratis e chiù pilu per tutti. Il Battaglione Bibi, sparso fra i media, la destra propriamente detta e la sinistra di destra (i “riformisti”) non avevano dubbi: sì, vabbè, qualche migliaio di innocenti sarebbero morti ammazzati, ma non era il caso di sottilizzare. Ora, ove mai reggesse la tregua dopo i 38 giorni della guerra più pazza del mondo, il bilancio è più che lusinghiero. Hormuz, prima gratis per tutti, viene riaperto solo a chi paga il pizzo all’Iran, che ne diventa padrone. Il regime è più forte di prima, avendo resistito al peggior attacco da 40 anni, con Khamenei jr. (più oltranzista e incazzato) al posto di Khamenei sr. (un po’ meno). E se nel 2003 l’anziano ayatollah scomunicava con la fatwa le armi nucleari, ora nessun iraniano oserà più negare che l’atomica sia l’unico deterrente contro altre aggressioni. Giovani e donne che manifestavano contro il regime, illusi da Trump col famoso “resistete, stiamo arrivando”, si ritrovano in balia di una repressione ancor più dura.

In sintesi: gli Usa hanno perso la guerra, come tutte le altre dal 1946. E anche la faccia: nessuno negozierà più con chi bombarda l’interlocutore con cui sta trattando; nessuno si fiderà più di parole retrattili che non valgono nulla (diversamente da quelle di Xi Jinping e Putin, che parlano poco, ma poi mantengono). Il 27 febbraio, alla vigilia dell’attacco, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, mediatore nei negoziati insieme ai trumpiani Witkoff e Kushner, dichiarò alla Cbs che l’Iran aveva fornito “piena disponibilità allo stoccaggio zero dell’uranio arricchito”, accettato ispettori Aiea e supervisori Usa (mentre Israele ha sempre rifiutato ispezioni ai propri siti nucleari) e perfino un’intesa sui missili da negoziare con gli Stati del Golfo: insomma “era pronto un accordo molto più avanzato di quello negoziato da Obama”. Ora invece l’Iran proseguirà coi suoi piani nucleari e ha mostrato una disponibilità di missili molto superiore alle stime delle disastrose intelligence di Usa e Israele, sforacchiando l’Iron Dome di Bibi e smascherando le ridotte scorte missilistiche dei due nemici. Ci sarebbero poi le comparse: la Meloni che “non condanna e non condivide” e la Von der Leyen che dice “grazie al Pakistan per la sua mediazione”. Ma della servitù parliamo magari un’altra volta.

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006

foto dal web




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina

Dino

Amministratore




Utente Valutato
Voti: 9



Inserito il - Oggi : 05:23:39  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
CAZZATOLLAH

Editoriale di Marco Travaglio

10 aprile 2026

Corriere:: “Il regime degli ayatollah è fallito da tempo… In piazza c’è chi inneggia alla monarchia e al ritorno del figlio del Pahlavi” (Polito, 12.1).

Repubblica: “Bazyar: ‘La rivoluzione ci sarà, il sistema non regge più’” (16.1). “Ebadi: ‘Per liberarci l’intervento straniero è indispensabile’” (11.3).

Stampa: “Iran, la stretta degli Usa. Pahlavi scende in campo: ‘Il cambiamento sono io’” (17.1). “Dall’Iran libero benefici alla crescita” (Cottarelli, 1.3). “Azione coordinata per far cadere la Repubblica islamica” (Stefanini, 1.3). “’Teheran non ha quasi più lanciamissili’” (3.3). “La guerra Usa al regime è giusta, ma ora devono andare fino in fondo” (B.H. Lévy, 8.3).

Messaggero: “Teocrazia sempre più isolata. Un tracollo di Khamenei porterebbe la libertà a milioni di persone” (Campi,12.1).

Giornale: “Arrivano i nostri”, “Meno male che Trump c’è” (Cerno, 14.1). “La forza non ci piace, ma è l’unica via” (Minzolini, 1.3). “Liberi dal male”, “Lo stop al petrolio ridimensiona la Cina”(1.3).

Libero: “La spallata che serve per far cadere la Repubblica islamica” (12.1). “Cercasi Flotilla in rotta sull’Iran” (Sechi, 12.1). “Finalmente!” (1.3). “Hormuz chiuso per mancanza di assicurazioni. Ma ora ci pensa Donald…” (Dragoni, 5.3). “Petrolio e gas in netta discesa. Panico sui mercati già finito” (5.3). “Contro le armi di Israele, l’Iran è una tigre di carta” (21.3). “Il fantasma di Khamenei simbolo della sconfitta” (24.3). “’Teheran è crollata per il 70% e gli arabi stanno con Israele’” (31.3). “Con la sconfitta di Teheran tornerà anche il petrolio” (2.4).

Foglio: “Il regime iraniano si sta consumando” (9.1). “Sognare il regime change” (rag. Claudio Cerasa, 9.1). “Esportare la libertà a Teheran” (15.1). “Il ruggito di Israele per il regime change: è guerra preventiva” (1.3). “Non c’è momento più propizio per far cadere un regime” (2.3). “Essere antifascisti oggi significa augurarsi un Iran libero” (4.3). “Nel Golfo tutti d’accordo: la fine del regime apre una nuova èra” (5.3). “Sostenere il partito della resa incondizionata. In una settimana Israele e Usa hanno quasi raggiunto gli obiettivi militari” (7.3). “Ci sono più Ferrari a Teheran che a Roma. Il regime è finito” (12.3).

Riformista: “Spallata finale. ‘Regime al collasso, Israele darà il colpo di grazia’” (9.1). “Teheran, stiamo arrivando”, “Make Iran Great Again” (14.1). “Nirenstein: ‘Restaurazione della monarchia? Reza III si presenta come figura unitaria, può aprire la via alla democrazia” (14.1). “Fate presto” (15.1). “L’Asse del Bene” (3.3). “Una nuova primavera a Teheran” (Vernetti, 5.3). “La guerra di liberazione dell’Iran” (5.3). “I benefici infiniti della rimozione di un regime” (Marattin, 11.3).

E pazienza, dài, è andata così.

Il Fatto Quotidiano
© 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006

foto dal web




 Regione Toscana  ~ Prov.: Grosseto  ~ Città: Porto S. Stefano  ~  Messaggi: 61864  ~  Membro dal: 29/06/2004  ~  Ultima visita: Oggi Torna all'inizio della Pagina
Pagina: di 83  Discussione Discussione Successiva  
Pagina Precedente
      Bookmark this Topic  
| Altri..
 
Vai a:

Herniasurgery.it | Snitz.it | Crediti Snitz Forums 2000
Questa pagina è stata generata in 0,48 secondi.