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Dino

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UNA GRAZIA TIRA L’ALTRA

Editoriale di Marco Travaglio

18 luglio 2026

Il derby della clemenza senile fra Mattarella&Minetti e Nordio&Roggero è l’ennesima prova di ciò che scriviamo da quando il Quirinale miracolò la pappona di B. creando un precedente devastante: non si grazia chi non ha scontato parte della pena, non ha cambiato vita e racconta frottole per farsi salvare. Il caso del gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per aver sparato alla schiena a tre ladri in fuga che non potevano fargli nulla e averne trucidati due svuotando il caricatore nel corpo di uno e prendendolo a calci, potrà essere valutato fra 4-5 anni, quando il giustiziere cuneese avrà scontato almeno un terzo della pena, riconosciuto la gravità del suo crimine e chiesto scusa alle famiglie delle vittime, che meritavano la galera, non la morte. La grazia non è un quarto grado di giudizio per ribaltare le sentenze sgradite al governo prima ancora di essere scritte (qui manca persino la motivazione della Cassazione, per cui non si sa cosa commentino questi analfabeti). E un atto “umanitario” eccezionale, esclusivo di Mattarella e non di Nordio (ma chi lo ricordava sul caso Minetti se ne scorda sul caso Roggero, e viceversa). E serve a lenire gli effetti ritenuti eccessivi di una condanna giusta. Può essere il caso di un 72enne che rischia di finire i suoi giorni in cella per aver perso la testa dopo una rapina: 14 anni e 9 mesi per duplice omicidio volontario sono il minimo di legge. Ma fra qualche anno, se non avrà avuto i domiciliari per l’età e si sarà ravveduto, nessuno si scandalizzerà se il Colle deciderà di chiuderla lì. Purché la grazia non suoni come smentita alla condanna e lasciapassare per altri aspiranti Roggero. Sennò dovremo stare alla larga dai negozi, per non ritrovarci sotto il tiro di qualche Charles Bronson della mutua che spara ad altezza uomo ‘ndo cojo cojo. Fra l’altro Roggero è recidivo: nel 2005 irruppe in piena notte a casa del fidanzato della figlia che le aveva alzato le mani, lo prese a pugni, puntò la pistola contro di lui, sua madre e suo padre urlando “Non finisce qui, bastardo!”. Poi patteggiò 2 mesi di carcere senza entrarci. Il gip gli vietò di portare l’arma fuori dal negozio: se gliel’avesse proprio ritirata, i due ladri uccisi nel 2021 sarebbero in galera, ma vivi.

Ora i nostri sgovernanti, dopo 4 anni di flop sulla sicurezza, vorrebbero cambiare un’altra volta la legittima difesa per scrivere nel Codice ciò che non esiste in alcun Paese, ma solo nei film di mafia e di Far West: chi subisce un torto spara a vista e si fa giustizia da sé (bel garantismo, bel rispetto per le forze dell’ordine). Lo proclamò Salvini nel 2019 lanciando la sua schiforma, che ovviamente diceva tutt’altro: Roggero gli credette e ora è in galera. L’unica riforma sensata sarebbe un’attenuante speciale per i cretini che ancora credono a questi cazzari.

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IL GIUSTIZIERE: STAGIONE 2

Editoriale di Marco Travaglio

19 luglio 2026

Episodio 1. Il giustiziere cuneese, terrore della Provincia Granda, ottiene a sorpresa la grazia dal presidente Mattarella dopo ben tre giorni di carcere. Decisivo il parere della Procura generale: “Ha adottato un bimbo uruguayano affetto da una grave malattia, curabile solo negli Stati Uniti: il morbillo”. Il graziato festeggia sparando alcuni colpi di pistola nell’ora d’aria.

Ep. 2. La ressa di politici ai cancelli del carcere ansiosi di abbracciarlo e candidarlo si trasforma in rissa. Meloni, Salvini, Crosetto e Vannacci si accusano a vicenda: “C’ero prima io, tu vuoi rubarmi il gioielliere e la scena!”. “No, prima io”. “No, io”. “Ladri!”. E, trattandosi di furto, iniziano a spararsi l’un l’altro. L’ex galeotto, ferito di striscio dai colpi incrociati prima di poter estrarre il revolver di ordinanza appena restituito, viene medicato in ospedale.

Ep. 3. Rientrato al paese, il giustiziere riprende il tran-tran in famiglia visitando nottetempo la casa del nuovo ragazzo della figlia: qualche sganassone, solita pistola puntata alla tempia, consuete minacce di morte, tanto per non perdere l’allenamento. Ma il giovane, per precauzione, ha preso il porto d’armi e lo insegue per strada sparando all’impazzata e ferendo un ignaro passante. Fermato per tentato omicidio, chiede direttamente la grazia a Mattarella per non far perdere tempo ai giudici con inutili indagini e processi.

Ep. 4. Ultimo giorno di legislatura: il governo vara il 12° dl Sicurezza contro il boom di rapinati che sparano ai rapinatori ma sbagliano mira, ferendosi da soli o ammazzando chiunque si trovi nei paraggi. Un decreto di un solo articolo: “Per chi subisce furto e uccide o ferisce il ladro o uno a caso, i tre gradi di giudizio sono grazia, cavalierato e candidatura”.

Ep. 5. Eletto deputato contemporaneamente nelle liste di FdI, Lega e Fn, il pistolero fa il suo ingresso trionfale a Montecitorio fra due ali di folla festante e sparacchiante. Poi alla buvette vede la Santanchè, Fassino, Sgarbi, Verdini e la Montaruli. Urla “al ladro, al ladro!” e apre il fuoco.

Ep. 6. La mira del neo-onorevole non è più quella di una volta e i cinque deputati escono miracolosamente illesi dalla sparatoria. La Russa e Fontana, in una nota congiunta, fanno notare che in Parlamento il concetto di ladro è molto più sfumato e comunque l’immunità vale anche contro le esecuzioni sommarie. Allora il pistolero, revolver in pugno, scippa la borsetta a sei deputate. Porto d’armi sospeso per ben 2 giorni.

Finale di stagione. Nuovo furto nel negozio del gioielliere, che estrae l’arma, insegue i rapinatori in strada e, mentre si dileguano, esplode alcuni colpi a vuoto. Ma viene abbattuto da una raffica sparata da un passante. Che si giustifica: “L’ho visto armato, ho pensato che il ladro fosse lui”.

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