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Editoriale di Marco Travaglio - 2 Settembre 2026

PUTIN FA COSE

A leggere i media che la sanno lunga, nei tre mesi estivi Putin è riuscito in una serie di misfatti che uno normale faticherebbe a perpetrare in 30 anni (anche perché intanto devasta l’Ucraina e avanza in quel che resta del Donbass). L’ultima è stata truccare il referendum islandese sull’Ue (Riotta su Rep: “Spot e notizie false sui social: l’ombra lunga del Cremlino sul trionfo dei No”). Ma questo è niente. Ha spedito droni in tutto il Nord Europa, camuffandoli così bene che non s’è trovata mezza prova, ma si sa che erano russi, specie quelli ucraini. Ha piazzato un drone esplosivo che però non è esploso all’aeroporto di Lipsia e Merz dice che è suo, anche se pure oggi le prove le porta domani (invece per i gasdotti fatti esplodere per davvero dagli ucraini, Kiev va premiata con più soldi e più armi). E chi ha lasciato lì “un deposito d’armi in un bosco vicino Berlino”? “Sospetti sugli 007 di Mosca” (Rep). Ha incendiato “fabbriche d’armi tra Estonia, Bulgaria e Italia”, a Colleferro, dove Crosetto esclude i russi, ma Iacoboni li sgama: “Il Cremlino assolda gang locali per non lasciare impronte” (Stampa). E ha pure scatenato la “disinformazione per influenzare le elezioni in Sassonia-Anhalt con l’Operazione Matrioska” e screditare “Glucksmann, candidato in Francia” (Foglio), che crolla nei sondaggi non perché è una pippa al sugo detestata dai francesi, ma perché non piace a Putin.

Ha infiltrato in Slovenia una tal “Viktorija Krivolucka, nata in Russia e amica della presidente Musar”. Ha fatto una capatina a Vagli di Sotto (Garfagnana, 843 abitanti) per apporre una “targa in memoria di Daria Dugina”, simpaticamente assassinata a Mosca dagli ucraini, fra le proteste di Filippo Sensi per lo “scempio” (non l’omicidio: la targa). Ora prepara “attacchi ibridi” su “Isole Svalbard, Isole Aland, Estonia, Gotland e Corridoio di Suwalki” (Corriere), l’invasione dei “Paesi Baltici, la preda più facile per lo Zar”, della Norvegia “cruciale per Putin” (Domani) e della Gran Bretagna (“Londra si prepara a un attacco russo: ‘Lo faranno, è inevitabile’. Scorte d’acqua e cibo in scatola, in arrivo nuovo ‘manuale’, Corriere). Lì, per portarsi avanti, ha già “rubato i dati di 9 milioni di passeggeri” (Rep). Nei ritagli di tempo, “arruola spie-escort da Hollywood alla rete di Epstein” (Iacoboni), senza dimenticare “le falle del sistema Infantino e la rete dai sauditi a Putin per impadronirsi del calcio” (Rep) dopo aver fallito d’un soffio l’operazione Pirlo. Last but not least, ha riempito Ceuta di marocchini coi “canali russi e la macchina delle fake” (Foglio), ma senza avvisare Calenda, che accusa Meloni di “perder tempo su cinque migranti invece di capire cosa fare se Putin attacca l’Europa”. A proposito: ma non era moribondo?

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Editoriale di Marco Travaglio - 3 Settembre 2026

POTEVA ANDARCI PEGGIO

Per usare un paradosso, c’è da sperare che il governo tedesco dica eccezionalmente la verità, quando accusa Putin di aver inviato un russo e un bielorusso a piazzare un drone esplosivo che non è esploso all’aeroporto di Lipsia accanto a un Antonov ucraino che trasportava mezzi militari pesanti di Ue e Nato. Intanto perché così la Germania darebbe un’occhiata ai suoi formidabili sistemi di sicurezza che, dopo anni di allarmi sulla guerra ibrida, consentono a due presunti terroristi di andarsene a zonzo fra aerei tedeschi e ucraini con droni e bombe. Ma soprattutto perché avremmo la prova che, fra le due tipologie di leader mondiali su piazza – i criminali irresponsabili che mirano alla terza guerra mondiale nucleare e i criminali responsabili che puntano a scongiurarla –, Putin appartiene ancora alla seconda. Facciamo finta che il drone l’abbiano piazzato quei due e, soprattutto, che li abbia mandati Putin e non qualche gruppo di opposizione foraggiato da un Paese Nato o da Kiev per un’operazione sotto falsa bandiera, o i falchi russi ostili alla gestione blanda della guerra e ansiosi di ricorrere all’atomica o solo di indebolire Putin alla vigilia delle elezioni parlamentari. Vorrebbe dire che Putin, per ora, non può o non vuole spingere la guerra con Ue e Nato oltre qualche innocuo buffetto. Basta confrontare le azioni occidentali e le reazioni russe. Da un lato l’allargamento della Nato a Est (da 16 a 32 Paesi in 27 anni); la rivolta ucraina pilotata nel 2014 per instaurare un regime-fantoccio e inglobare Kiev nell’Alleanza; e, dopo l’invasione, la guerra per procura alla Russia camuffata da “difesa dell’Ucraina” con missili e droni occidentali in territorio russo su obiettivi civili, energetici e strategici; 21 pacchetti di sanzioni; il sequestro di 200 miliardi di asset privati russi che ora qualcuno vuole pure rapinare; campagne russofobe contro artisti, intellettuali, atleti russi; un gigantesco piano di riarmo unidirezionale (contro la Russia); il tutto per spalleggiare il Paese invaso che però, piccolo particolare, non fa parte dell’Ue né della Nato; e senza neppure il fastidio di dichiarare guerra a Mosca.

Visto con le lenti occidentali, è tutto normale: anche avallare le aggressioni di Usa e Israele all’Iran, miglior alleato di Mosca in Medio Oriente insieme alla Siria, e quella degli Usa al Venezuela, miglior alleato di Mosca in Sudamerica. Ma, visto con gli occhi del popolo russo, si chiama minaccia esistenziale. E quando una o più potenze s’infischiano delle conseguenze dei propri atti sulle altre, scoppiano le guerre mondiali. Se finora la Russia ha reagito alla nostra guerra non dichiarata con qualche drone senza morti né feriti né danni, è una buona notizia. Poteva pure farci esplodere un paio di gasdotti, per dire.

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QUATTRO ANNI BUTTATI

Editoriale di Marco Travaglio

04 settembre 2026

Quattro anni fa Giorgia Meloni aveva una grande occasione: spogliarsi degli abiti di capofazione per indossare quelli di rappresentante di tutti e conquistare consensi fuori dal suo recinto, senza recidere le radici del suo passato. Che non è il fascismo del Duce, come troppi superficialmente dicono, ma la destra sociale, legalitaria, multipolare, eurocritica e antiamericana: quella che, oltre a tanti brutti ceffi e fenomeni da baraccone, affascinava anche Paolo Borsellino e tuttora vanta intellettuali irregolari come Cardini, Tarchi, Veneziani, Buttafuoco, Foa. La Meloni avrebbe potuto scegliersi un ministro della Giustizia borselliniano, anziché il berlusconiano Nordio. Mettere agli Esteri e alla Difesa due uomini del dialogo col Sud e l’Est del mondo, anziché i pappagalli Nato Tajani e Crosetto. Piazzare all’Economia e al Lavoro esponenti della destra sociale anziché il rigorista Giorgetti e l’imbarazzante Calderone. Difendere e magari affinare il reddito di cittadinanza, anziché gettare sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie. Tassare i profitti extra di banche, assicurazioni, Big Pharma, Big Tech e Big Oil e combattere l’evasione, rastrellando risorse per politiche espansive su investimenti, salari, caro-energia, sanità e lotta all’immigrazione irregolare. Far funzionare la giustizia anziché sfasciarla e perder tempo (e schiantarsi) sulla separazione delle carriere. Infilarsi nelle spaccature di un’Ue sfarinata per fare alleanze pragmatiche con chiunque, a destra (Orbán) e a sinistra (Sánchez), mettesse in dubbio gli euro-dogmi dell’austerità, del bellicismo, del riarmo, della russofobia e della sudditanza a Kiev e a Tel Aviv. Aiutare gli ucraini e i russi, gli israeliani e i palestinesi con l’unica opzione utile: i negoziati, candidando Roma come campo neutro per ospitarli. Sfruttare l’amicizia con Trump per dirgli Sì quando ci conveniva – cioè sulla fine della guerra ucraina e dello sterminio a Gaza – e No sui dazi, il 5% di Pil alla Nato, il suo Gnl al quadruplo del prezzo russo, gli acquisti di armi da regalare a Zelensky, le aggressioni al Venezuela e all’Iran: invece gli ha detto No quando doveva dire Sì e viceversa.

Ha preferito tirare a campare rinnegando il sovranismo degli interessi dell’Italia: sennò sarebbe durata 4 mesi, non 4 anni. Più il prossimo semestre di agonia, che passerà straparlando di legge elettorale, con l’incubo dei fascisti (veri) di Vannacci cresciuti e moltiplicati dai suoi tradimenti. Il presepe completo del quadriennio lo trovate nel nostro inserto: diversamente dalla Meloni, gli italiani hanno ben poco da festeggiare e, almeno quelli che l’hanno votata, molto di cui pentirsi. Dopo 1.413 giorni di vuoto pneumatico, il record di longevità non è un merito: è un’aggravante.

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Editoriale di Marco Travaglio - 5 Settembre 2026

GRAZIE, CARLETTO

Dobbiamo ringraziare Calenda. Non ridete, non è uno scherzo. Non essendo fra i politici più svegli, il liderino di Azione ha il pregio di dire pubblicamente ciò che quelli che contano si dicono in privato. L’altro giorno, con grave sprezzo del ridicolo, ha chiesto di “attivare la nostra proposta di ‘scudo democratico’” per “rafforzare i poteri di indagine dei servizi di sicurezza e la vigilanza social” sui “traditori al soldo di una potenza nemica”, che “non possono essere parte del normale gioco democratico”. Quindi “vanno isolati e perseguiti a norma di legge”. “In Italia e in Europa”: massì, abbondiamo. E chi sarebbero? “Afd, Fronte Nazionale, Futuro nazionale, Lega Salvini, M5S e il Fatto”: cioè i primi partiti in Germania e in Francia, tre partiti italiani e un quotidiano a caso, che sarebbero “alleati e propagandisti, in alcuni con comprovati legami finanziari, con un dittatore che porta attacchi diretti al cuore dell’Europa”. Ergo vanno spiati, processati e messi fuorilegge per salvare nientemeno che “la democrazia europea”. Come in Russia. Ma anche in Ucraina, dove Zelensky ha bandito gli 11 partiti di opposizione. Non male l’idea di salvare la democrazia abolendola. E non è neppure inedita: nel 2024 la Romania annullò il primo turno delle presidenziali perché aveva vinto il candidato sbagliato, il “sovranista” Georgescu, fermato con accuse ancora in attesa di riscontri.

Chi si domanda perché, ogni due per tre, i governi europei lanciano allarmi sulla “guerra ibrida” di Putin a suon di droni, fake news e hackeraggi senza lo straccio di una prova (poi cambiano subito discorso perché nessuno si ricordi di chiederla), deve solo incrociarli con le date e i sondaggi delle elezioni nei Paesi Ue. In Spagna, Sánchez – che peraltro è il meno peggio – tracolla sotto il peso di scandali e migranti. E chi accusa per l’invasione di marocchini a Ceuta? I russi, coprendosi di ridicolo e facendosi smentire dalla sua polizia e persino dalla Ue. In Germania si vota in Sassonia-Anhalt e i sondaggi danno la Cdu di Merz ai minimi termini e l’Afd al 40%. E chi accusa il cancelliere per il drone esplosivo non esploso a Lipsia? I russi, senza prove e senza crederci neppure lui, visto che la furibonda reazione promessa si riduce alla chiusura del centro culturale Casa Russia: un petardo contro una bomba. In Italia Tajani vede i sondaggi calanti delle destre al governo e chi accusa? I russi che – testuale – “potrebbero cercare di influenzare i risultati delle nostre elezioni”. Non si sa quando si vota, con quale legge elettorale, con quali coalizioni, ma lui già sa che sarà tutto truccato da Putin. Uno psichiatra bravo parlerebbe di “proiezione”: il meccanismo primitivo che porta il paziente a scaricare sugli altri quello che vuol fare lui.

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Editoriale di Marco Travaglio - 6 Settembre 2026

VIVA IL POPULISMO

“Ormai sono vecchio, ma combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruire la retorica del fascismo”. L’ha detto ieri Mario Monti a Roberto Vannacci, che sedeva accanto a lui nel sinedrio delle élite a Cernobbio. Le élite fiutano l’aria che tira e si coccolano l’ennesimo astro nascente della politica. Poi, se cadrà, lo scaricheranno; se avrà successo, gli presenteranno il conto. E lui, da quel furbacchione che è, si metterà a vento: come B., Renzi, Di Maio, Salvini e Meloni, che dovevano ribaltare tutto e hanno ribaltato solo se stessi. Alle élite italiote, ignoranti come capre e dedite solo al particulare, non è mai fregato niente della democrazia: sotto il fascismo e dopo hanno sempre appoggiato i peggiori antidemocratici e golpisti pur di fare soldi. Monti invece ha le sue idee, che non sono le nostre, ma è un galantuomo. Però la sua ricetta per svuotare Vannacci rischia di gonfiarlo vieppiù, perché si basa su un’altra retorica, anch’essa autoritaria: l’europeismo acritico di chi guarda ai popoli come mandrie da portare al pascolo e da mungere e scomunica con parole vuote chiunque non sposi i dogmi Ue: “populista”, “sovranista”, “fascista”. Vannacci e la sua fureria sono certamente fascisti, o fanno di tutto per sembrarlo. Ma i loro elettori, per ora solo virtuali (esistono nei sondaggi, in attesa delle urne), non lo sono. Non tutti, almeno. Ieri votavano B. e i suoi derivati, o centrosinistra, o M5S. Persone normali, sempre a caccia dell’ultima novità e sempre più delusi da troppe promesse tradite. Chi pensa di riconquistarle insultandole o di ingolosirle con vecchie sbobbe tipo l’Ue tutta finanza, riarmo e Ucraina non solo s’illude. Ma regala nuovi consensi a Vannacci. Così come chi tempesta di denunce le Procure per far mettere fuorilegge Futuro Nazionale per ricostituzione del Partito Fascista, cioè per le sue idee. Che sono aberranti e pericolose, ma pur sempre idee da affidare alla politica: non tangenti o mafioserie da affidare ai magistrati.

A Cernobbio c’era anche Bill de Blasio, ex sindaco dem di New York per 8 anni. Che, senza conoscere Vannacci, ha capito benissimo come lo si combatte: “I liberali in Canada, i laburisti in Gran Bretagna, i socialisti in Francia, i socialdemocratici in Germania negli ultimi 30 anni sono apparsi più vicini alle élite urbane che ai lavoratori. Questo distacco ha lasciato uno spazio enorme che la destra radicale ha saputo occupare… Dobbiamo diventare noi i nuovi populisti. Non in senso divisivo, razzista o riduttivo, ma con un’agenda economica radicale e coraggiosa, capace di entrare nella quotidianità delle famiglie”. Quando il nostro centrosinistra capirà che esistono anche un populismo buono e un sovranismo sano, sarà sempre troppo tardi.

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MA MI FACCIA IL PIACERE

Editoriale di Marco Travaglio

07 settembre 2026

Radicali emetici. “Dopo tre giorni Alessandro Di Battista resuscitò. Era quasi morto ma grazie ai bravissimi medici cubani ora è di ritorno più forte che pria. Da non sottovalutare le preghiere di Tajani e di tutto il mondo politico. Ne sono molto lieto. Ora forza Dibba verso le elezioni politiche. Putin ha molto bisogno di te e di Vannacci per non far impigrire Conte e Salvini” (Marco Taradash, X, 2.9). Se ancora non riuscite a vomitare, pensate che questo a Radio Radicale lo paghiamo noi.

Cappellate. “Il sondaggio. Il ballottaggio una trappola per il campo largo: centrosinistra 49,8%, centrodestra 51,1%” (Repubblica, 3.9). Totale: 101,9%. Ecco perché Lavitola, per il suo sondaggio, chiese aiuto a Cappellini.

Lui modestamente lo nacque. “‘Serve un Mister Water’: Renzi lancia la sua proposta per contrastare l’emergenza idrica” (social di In onda, La7, 2.9). Praticamente, un cesso.

Irritazioni. “Kallas: ‘Disturbanti le violenze dei coloni israeliani’” (Sole 24 ore, 2.9). Povera stella, le irritano un po’ la pelle: serve una crema.

Sex bomb. “L’autocritica Ue dopo il no islandese: ‘Dobbiamo essere più attraenti’”, “La spinta di Mattarella alla Ue: ha successo, giochi le sue carte” (Corriere della sera, 1 e 5.9). “C’è ancora la coda per entrare in Europa” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 1.9). “Islanda, vince il no. L’Ue non attrae più” (Repubblica, 31.8). Strano, è così sexy.

Il foreign fighter. “Ci vorrebbero i partigiani dell’Occidente… Serve chi è allergico come me al velo islamico, Fez del fascismo rosso. Ci vorrebbe chi combatte per lo Stato liberale e dice no alla sharia” (Tommaso Cerno, Giornale, 1.9). Forse è la volta buona che si arruola.

Se mio nonno avesse le ruote. “Se Ranucci andrebbe a cena con Totò Riina la Colosimo allora può fare una foto con Ciavardini e non scatenare la tempesta” (Gaia Tortora, X, 26.8). Può farne pure tre o quattro, se si dimette da deputata e presidente dell’Antimafia e si dà a un mestiere ignoto alla Tortora: il giornalismo.

Beata ignoranza. “Criticare l’ignoranza non vuol dire essere radical chic” (Nadia Urbinati, Domani, 1.9). Siccome scrive “la Mellon” al posto della Meloni, “becaccioni” con una “c”, “vannnacci” minuscolo con tre “n”, “pò” con l’accento, “Costutuzione” e “Megliore”, la Urbinati è al di sotto di ogni sospetto.

Posso? “Meloni e la vera svolta del governo: ‘L’Italia ora non chiede più il permesso’” (Giornale, 5.9). Chi non fa una mazza non ne ha bisogno.

Zero. “I ‘forza Giorgia’ dei militanti tra pullman, gadget e pasta all’assassina. La colonna sonora senza Guccini e con Zero” (Corriere della sera, 5.9). Che poi è il miglior bilancio dei primi 4 anni.

Tom Tom. “Una sessantina dovrebbero essere i pullman organizzati, che entreranno in porto e giungeranno sotto il palco. Per chi vorrà arrivare a piedi, sarà possibile solo tramite il varco Caracciolo, anche se parcheggiare le auto nelle vicinanze non sarà facile e per questo il consiglio è di utilizzare le aree sosta vicino lo stadio San Nicola e a Pane e pomodoro (la prima gratuita, la seconda a un euro) e da lì prendere le navette messe a disposizione da FdI” (Repubblica, 4.9). Ma quindi Rep è il nuovo tour operator dei meloniani?

Slurp/1. “Non è tra le sue letture predilette, ma il Martin Heidegger di ‘Essere è tempo’ può riguardare il caso Meloni… Quel ‘fattore D’ (come durata) delle leadership al femminile. Da Thatcher a Merkel, quei modelli di resilienza che coniugano fermezza e pragmatismo” (Mario Ajello, Messaggero, 5.9). Ma va’ a ciapà i ratt.

Slurp/2. “Lo stop al fascismo e al fascismo degli antifascisti è merito di una fatina dai capelli turchini di nome Giorgia” (Giuliano Ferrara, Foglio, 5.9). Lo dice Pinocchio.

Sallustadamus. “Putin chiude agli inviati di Trump. Il Cremlino non gradisce Witkoff e Kushner”. “Putin, tregua di 3 giorni in Ucraina: svolta grazie alla missione Usa? A Mosca sono infatti arrivati Witkoff e Kushner” (Libero, 5 e 6.9). Dite quel che volete, ma Sallusti è sempre sul pezzo.

Giudiziaria fantasy. “La richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta inchioda Scarpinato” (Giornale, 5.9). Le famose archiviazioni che inchiodano.

Lo storico. “Conte viene dal vaffa” (Francesco Merlo, Repubblica, 25.8). No, gioia, Grillo al V-Day gridava “vaffa” ai condannati in Parlamento nel 2007: i 5Stelle non esistevano e Conte vi si è iscritto nel 2021.

Sogni. “Stefano Boeri: ‘Calabresi-Craxi, la sfida che sogno per il futuro di Milano’” (Repubblica, 3.9). Non osiamo immaginare i suoi incubi.

Vacanze toscane. “La vacanze (sic, ndr) italiane di Fedorova: la propagandista filorussa espulsa da Parigi potrebbe trovarsi a Forte dei Marmi” (Repubblica, 3.9). Oddio, non sarà mica nella villa di Zelensky con 6 camere da letto, 15 stanze, parco e piscina?

Il titolo della settimana/1. “Antonio Giraudo: ‘Calciopoli nata dall’invidia. Con l’Avvocato in vita non sarebbe successo nulla” (Stampa, 3.9). Infatti a Torino, con l’Avvocato in vita, indagarono la Fiat per le schedature dei dipendenti e per le sale mediche, poi condannarono Cesare Romiti per tangenti e falsi in bilancio.

Il titolo della settimana/2. “Fabio Capello: ‘Sto con Giraudo. Quella Juve era fortissima, non aveva bisogno di aiutini’” (Stampa, 4.9). Li chiedeva a sua insaputa.

Il titolo della settimana/3. “Tutti ai Mondiali in Ucraina per il 2040” (rag. Cerasa, Foglio, 1.9.). Fantastico, dove si prenota?

Il titolo della settimana/4. “Formigoni: ‘La questione settentrionale non è ancora stata risolta’” (Libero, 25.8). Però dài, il tuo arresto è stato un ottimo inizio.

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Editoriale di Marco Travaglio - 8 Settembre 2026

SUICIDIO PERFETTO

Mentre in Sassonia l’AfD sbancava le urne e spianava quel che resta dei vecchi partiti, a Cernobbio il ministro Giorgetti sussurrava la prima ragione del cataclisma che travolge l’Europa: “L’Italia paga le due guerre, in Medio Oriente e in Ucraina, due volte elevato a potenza. Noi ci approvvigionavamo del gas russo, non lo possiamo più fare: ci siamo affidati ad altri fornitori, che hanno difficoltà a fornircelo e a prezzi aumentati. Metà della capacità di raffinazione russa è stata distrutta dagli ucraini e il prezzo del gasolio dipende dal fatto che nessuno lo raffina più”. È la fotografia del suicidio perfetto dell’Ue: prima subisce, poi fomenta e allunga la guerra fra Nato e Russia in Ucraina; rinuncia al gas russo a buon prezzo per comprarlo a costi più alti da regimi uguali o peggiori; si fa distruggere i gasdotti da Kiev continuando a finanziarla (siamo a 220 miliardi: più della quota italiana di Pnrr) e armarla, fornendole i missili che distruggono le raffinerie russe e fanno impazzire i prezzi; e i pochi soldi che restano li butta nel riarmo (su cui già spende il triplo della Russia) e li toglie a salari, sanità, scuola, investimenti produttivi e gestione dei migranti. Il resto lo fa la guerra di Israele&Usa all’Iran, spalleggiata dagli europei con basi aeree e zero sanzioni.

I popoli impoveriti e impauriti s’incazzano e s’aggrappano a chi non c’entra nulla con l’Ue: destre estreme e progressisti radicali. E il combinato disposto più povertà-più paura-meno voti ai partiti tradizionali fa impazzire le élite, come Giove che toglie la ragione a chi vuole rovinare. Ecco Paolo Gentiloni su Rep: “Hanno vinto quelli che vogliono farla finita con la memoria dell’Olocausto”, i “nostalgici del nazismo e i filo-putiniani”. Comunque niente di che: quattro baluba di un “Land poco meno popoloso della Calabria, i cui cittadini sono i più anziani e tra i più poveri della Germania”. Ed ecco la ricetta vincente: un succulento mix fra “un’Europa più integrata e forte”, “il messaggio di Mattarella a Cernobbio”, la “difesa comune” contro “l’ostilità russa”, la “pace giusta in Ucraina” e magari, volendo esagerare, l’Agenda Draghi. Questi geni, invece di guardarsi allo specchio per capire perché tutti li odiano, danno la colpa a Putin raccontandosi che la gente li adora, ma appena entra al seggio viene traviata dalle fake news russe e vota male. Quindi va rieducata a suon di insulti (populisti, sovranisti, putiniani, fascisti, nazisti, bifolchi), curata con dosi intensive di Europa, Occidente, Ucraina e riarmo (se “ha stato Putin”, bisogna fargli la guerra) e punita mettendo al bando i suoi punti di riferimento (censure “democratiche”, piazze represse, sanzioni individuali, partiti fuorilegge, elezioni annullate). Con idee così brillanti, cosa potrà mai andare storto?

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