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Dino

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OGGI A TE, DOMANI A ME

Editoriale di Marco Travaglio

27 gennaio 2026

Quando iniziai a fare il giornalista, a metà degli anni 80, la censura praticamente non esisteva. Ogni testata aveva la sua linea editoriale, ma esibiva firme così autorevoli e prestigiose che nessuno si sognava di dire loro cosa dire o non dire. Le grandi firme erano un modello, ma anche uno scudo per noi giornalisti in erba. Oggi l’Italia, come tutto l’Occidente, anziché progredire verso una maggiore libertà, è un catalogo inesauribile di censure, autocensure, bavagli, museruole, divieti e gabbie da asfissia, sempre più simili a quelli delle autocrazie. Ci siamo arrivati con la tecnica della rana bollita, senz’accorgercene, rinunciando a un pezzettino di libertà al giorno in nome di questa o quell’emergenza, di questo o quel nemico vero o presunto. Il terrorismo islamico, il Covid, i populisti, i sovranisti, la Russia: taci il nemico ti ascolta. L’Ue ci oscura i media russi trattandoci da bambini scemi. Se l’Albanese documenta per l’Onu i crimini di Israele a Gaza e in Cisgiordania, viene sanzionata dagli Usa e non può più avere neppure un conto in banca. Si dirà: colpa di Trump. Magari: lo stesso fa la democraticissima Ue contro giornalisti e analisti stonati sulla guerra in Ucraina, come il colonnello svizzero Baud. Se un prof universitario spiega i danni della schiforma Nordio, il primo squinternato che si autoproclama fact checker è in grado di fargli oscurare il video sui social di Meta. Cosa che accade da 20 mesi a chi posta video sui serial killer dell’Idf a Gaza e non ha l’accortezza di affidarsi a X del puzzone Musk.

Ora siamo arrivati a Fabrizio Corona. Che non è un cronista, ma un ex galeotto, non usa le cautele del giornalismo, avrebbe bisogno di un consulente legale per non gettare il bambino con l’acqua sporca, ma col suo linguaggio da trivio sta scoperchiando certe simpatiche usanze del mondo Signorini-Mediaset. Ha diffamato o violato la privacy di qualcuno? Lo si denunci per diffamazione e violazione della privacy e si attenda la sentenza. Ma è curioso che prima lo si punisse perché i suoi scoop li usava per non pubblicarli, ricattando la gente, e ora lo si punisca perché li pubblica, facendo infuriare gente che pagherebbe oro per non vederli pubblicati. Ieri un giudice civile di Milano gli ha praticamente tappato la bocca, ordinandogli di rimuovere tutti i contenuti su Signorini e vietandogli di diffonderne di nuovi. E non per qualche reato già commesso, ma per quelli che potrebbe commettere in futuro. Cioè perché Signorini e Mediaset hanno chiesto che non parli di loro. Una bella pretesa, che però si chiama censura preventiva. Si dirà: ma Corona non è un giornalista. E di grazia, dove sta scritto che nel villaggio iperglobale dei social possono parlare di Mediaset e di Signorini soltanto i giornalisti?

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Dino

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IL CORONAVIRUS

Editoriale di Marco Travaglio

29 gennaio 2026

Ritorno sul caso Corona solo per tranquillizzare i fessacchiotti che scambiano una questione di principio contro un pericoloso precedente – l’interdizione urgente e anche preventiva – per una difesa personale. So bene quanto male Corona ha fatto e può ancora fare frullando notizie vere e false, pubbliche e private, con l’effetto moltiplicatore del web e la tecnica dell’escalation. Ho vissuto, da amico di Selvaggia Lucarelli, lo stalking che lei e la sua famiglia hanno subìto col senso di impotenza per la mancanza di difese immediate. E il mio pezzo nasceva proprio da due domande. 1) Quanti cittadini avrebbero ottenuto lo scudo spaziale che il Tribunale di Milano ha riservato a Signorini e alla retrostante famiglia B.? 2) Che accadrebbe se uno qualunque chiedesse ai giudici di fermare una campagna di fango del gruppo B. e/o di Signorini? Il comunicato di Mediaset ha rischiato di farmi cadere dalla sedia per le risate: “La libertà di espressione non è, e non sarà mai, libertà di diffamazione, gogna mediatica o sistematica distruzione delle persone”. E giù anatemi su chi diffonde diffonde “falsità gravissime, insinuazioni e accuse prive di fondamento, menzogne che ledono la reputazione di una società quotata in Borsa, e ancora peggio di tante persone, coinvolgendo in modo vergognoso le famiglie” con un “metodo che normalizza l’odio e la violenza verbale. Questo non è informare: è monetizzare e lucrare attraverso l’insulto”.

Sembra l’autoritratto di Mediaset, di 30 anni di talk e scoop di Chi (a proposito di privacy!), Giornale, Panorama, Foglio e tutto il cucuzzaro contro chiunque osasse dare noia alla Real Casa di Arcore. Le tangenti a Di Pietro che ha “sbancato” Pacini Battaglia; Borrelli sul cavallo dell’imputato Gorrini; Davigo che ricatta il giudice del caso Gdf; gli Sgarbi quotidiani sugli “assassini” del pool Mani Pulite e su Caselli “mandante morale” dell’omicidio di don Puglisi e del suicidio del giudice Lombardini; la Ariosto prezzolata dai servizi segreti; la Boccassini che paga un pentito per incastrare la Parenti, rapisce una bimba somala, cospira con pm stranieri contro B. in riunioni carbonare a Lugano e da giovane amoreggiava pure con un cronista di sinistra; Colombo che falsifica carte per incastrare B.; Colombo e Boccassini che manipolano una bobina e nascondono prove in un fascicolo segreto; Esposito che anticipa la condanna di B. per frode fiscale a cena con Franco Nero; il giudice Mesiano (quello del risarcimento a De Benedetti per lo scippo di Mondadori) pedinato da Mattino 5 e fatto passare per matto a causa dei calzini turchesi… Tutte calunnie sparate a edicole e a reti unificate. Ora lo spara-m**da ha cambiato direzione. Il Coronavirus è solo l’ultima variante del Biscionevirus.

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SEPARATE LE BONGIORNO

Editoriale di Marco Travaglio

30 gennaio 2026

Aproposito di carriere da separare, oggi raccontiamo una storia esemplare. L’avvocata e senatrice leghista Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia vicepresieduta da Ilaria Cucchi, irrompe nel processo Cucchi-ter assumendo la difesa in Cassazione di uno degli ufficiali dei Carabinieri condannati per aver depistato le indagini sul pestaggio che nel 2009 uccise Stefano Cucchi. Si tratta del colonnello Lorenzo Sabatino, che ai tempi dell’omicidio comandava il Reparto operativo di Roma e che l’anno scorso la Corte d’appello ha ritenuto colpevole di avere sviato le indagini, infliggendogli 1 anno e 3 mesi di reclusione. Ovviamente Sabatino ha tutto il diritto di avere un difensore e la Bongiorno non viola (purtroppo) alcuna legge nel difenderlo. Ma siamo alle solite. La Bongiorno è il primo soprano del centrodestra in Parlamento sulla Giustizia: fa e disfa le leggi (vedi quella sulla violenza sessuale) e al contempo continua a svolgere la professione forense con un’influenza sproporzionata a quella dei suoi colleghi, a tutto vantaggio dei suoi assistiti. Il minimo sindacale di una legge sui conflitti d’interessi dovrebbe proibire agli avvocati di difendere i clienti al mattino nelle aule giudiziarie e di legiferare al pomeriggio sul Codice penale e quello di procedura nelle aule parlamentari.

Lo scriviamo da quando 30 anni fa, coi governi dell’Ulivo, in commissione Giustizia c’erano i compagni avvocati Pisapia e Calvi e al ministero l’avvocato progressista Flick, che era pure il legale del premier Prodi. E lo ripetemmo quando B. si portò i suoi legali Pecorella, Ghedini&C. per abolirgli i reati, bloccargli i processi e dimezzargli la prescrizione. Chi fa politica ha molti onori, ma dovrebbe avere almeno l’onere di interrompere attività professionali in palese conflitto d’interessi. Quando nel 1994 B. tentò di piazzare alla Giustizia il suo avvocato Previti, all’epoca ancora incensurato, Scalfaro lo fermò: altri tempi, altri presidenti. Ora però che questi sepolcri imbiancati infilano nella Costituzione ridicoli conflitti d’interessi fra pm e giudici, dovrebbero avere la decenza di risolvere quello fra avvocati e politici. Cioè fra le due Bongiorno. Chi viene assistito dalla senatrice – come Salvini, la ragazza del presunto stupro di Grillo jr., i membri del governo sul caso Almasri, la Consap chiamata dai giudici a risarcire le vittime della strage di Cutro – parte favorito rispetto a chi non ha un difensore-legislatore. Ma il caso Cucchi è ancor più grave: nel processo sono parte civile la Presidenza del Consiglio, i ministeri dell’Interno e della Difesa e l’Arma dei Carabinieri. I quali, in un cortocircuito istituzionale strepitoso, chiedono la condanna del colonnello difeso dalla senatrice Bongiorno. Che cos’è, uno scherzo?

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PERCHÉ NO

Editoriale di Marco Travaglio

31 gennaio 2026

Oggi esce nelle edicole e nelle librerie Perché No. Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole, con l’introduzione di Gustavo Zagrebelsky e una conversazione con Nicola Gratteri (ed. Paperfirst, pagg. 194, 15 euro). Ne anticipo alcuni brani.

Su cosa si vota. La “riforma” Meloni-Nordio modifica o sostituisce sette articoli della Costituzione: i numeri 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110.

– Carriere separate. All’art. 104 (“La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”) viene aggiunto: “Essa e#768; composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. All’art. 107 (“I magistrati si distinguono tra loro soltanto per la diversità delle funzioni”) si ribadisce il principio delle “distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti”. Queste verranno disciplinate da norme attuative ordinarie, entro un anno dall’entrata in vigore della “riforma”, con le regole per il futuro concorso (per coerenza: non più unico, ma sdoppiato) per accedere alla magistratura e con quelle per la formazione dei magistrati requirenti e giudicanti (per coerenza: non più una sola Scuola superiore della magistratura, ma due). Oggi i laureati in Giurisprudenza aspiranti magistrati che vincono il concorso bandito dal ministero della Giustizia svolgono un tirocinio di 18 mesi un po’ in Procura e un po’ nelle varie sezioni del Tribunale, per sperimentare le diverse funzioni in vista della scelta del primo incarico. Se passa la separazione, cambierà tutto: la scelta fra pm e giudice verrà fatta all’inizio e sarà irreversibile, dopodiché le due categorie impareranno due mestieri diversi con percorsi formativi a compartimenti stagni.

– Due Csm. Le competenze del Csm vengono suddivise dai nuovi articoli 104, 107 e 110 in tre organismi: il Csm della magistratura giudicante, il Csm della magistratura requirente e l’Alta Corte disciplinare. Oggi il Csm è formato da 3 membri di diritto (il presidente della Repubblica, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione) e 30 membri elettivi: 20 “togati” eletti dai magistrati (15 tra i giudici e 5 tra i pm) e 10 “laici” eletti dal Parlamento con maggioranza dei 3/5 tra i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati con almeno 15 anni di esercizio. I due Csm, anche se la legge costituzionale non indica numeri (rinviati alla legge attuativa), avranno un’identica composizione: 30 membri per ciascuno, più 2 di diritto. Per un terzo (cioè 10) saranno laici, sorteggiati da un elenco votato dal Parlamento, sempre in seduta comune e fra i professori di materie giuridiche e gli avvocati con almeno 15 anni di esercizio.
segue alle pag. 4 – 5

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INCENSURATI PER IL NO

Editoriale di Marco Travaglio

01 febbraio 2026

Con l’approdo di Giulia Ligresti nel fronte del Sì, il cucuzzaro è completo. Ma con una nuova tipologia umana: quella dell’ex imputata che, dopo l’arresto per aggiotaggio e falso in bilancio nel caso Fonsai, patteggiò 2 anni e 8 mesi davanti al Tribunale di Torino; poi però suo fratello fu assolto a Milano, lei chiese la revisione del patteggiamento e, siccome siamo in Italia, ne ottenne la revoca dalla Corte d’Appello ambrosiana insieme alla restituzione di 20 mila euro di multa già pagati. Un tipico caso di imputata che si crede colpevole, concorda una pena detentiva col pm e col giudice e poi, con sua grande sorpresa, si scopre innocente. Ma anche uno spot del No alla separazione delle carriere, visto che i giudici di Milano non ebbero remore a contraddire i colleghi giudici e pm di Torino, ma pure l’imputata innocente a sua insaputa. Finora gli unici ex imputati eccellenti che hanno capito i danni della schiforma Nordio sono due democristiani: Mastella e Pomicino. Mastella fu indagato dai pm di Santa Maria Capua Vetere e assolto dai giudici di Napoli. Pomicino fu indagato dai pm di Milano e patteggiò la pena confessando di aver ricevuto la sua parte di maxitangente Enimont e di fondi neri Iri; ma, da tangentista serio, non s’è mai sognato di tirarsela da innocente o raccontare di aver patteggiato la pena senz’aver fatto niente. Entrambi sanno benissimo che, per chi finisce sotto inchiesta, colpevole o innocente che sia, è molto meglio avere un pm educato all’imparzialità e alla ricerca della verità come un giudice, e non un “avvocato dell’accusa” (cioè della polizia), come lo vuole Nordio.

Poi ci sono i fessi: quelli che pensano che separando le carriere, cioè trasformando il pm da organo di giustizia a superpoliziotto, la faranno pagare a chi li beccò. Infatti, per il Sì, si sono schierati tutti i condannati e patteggiatori eccellenti degli ultimi 30 anni: i figli di Craxi e di B. per conto dei padri pregiudicati, e poi Previti, Dell’Utri, Paolo B., Martelli, Toti, Formigoni, Cuffaro, Palamara, Fidanza, Montaruli ecc. Ma ci sono anche un’infinità di indagati assolti, ignari del fatto che i giudici che li hanno assolti erano colleghi dei pm che li accusavano. Come del resto Enzo Tortora, indagato dai pm, arrestato e rinviato a giudizio dal giudice istruttore, condannato da 3 giudici di tribunale e poi assolto da 3 di appello e da 5 di Cassazione. Nessuno spiega come siano possibili – se è vero che la colleganza induce a una comunanza di vedute – tante pronunce difformi già ora che le carriere sono unite. E nessuno, per assicurare la terzietà dei giudici in ogni grado di giudizio, chiede di separare anche i Gip, i Gup, i giudici di Riesame, di Tribunale, di Appello e di Cassazione. Ma purtroppo la riforma che abolisce la stupidità non è stata ancora inventata.

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MA MI FACCIA IL PIACERE

Editoriale di Marco Travaglio

02 febbraio 2026

Fino a un certo punto. “Abbiamo deciso di inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche perché in Iran ci sono state migliaia di morti, 30mila, forse, non sappiamo esattamente quanti, anche se fossero 10 sarebbe grave, ma qui stiamo parlando di una carneficina: se a Gaza ci sono stati 60mila morti e 30mila in Iran, è una situazione paragonabile a quella di Gaza. Allora per forza abbiamo dovuto avere un atteggiamento di condanna, mentre le sanzioni sono già operative” (Antonio Tajani, ministro FI degli Esteri, 29.1). A parte che a Gaza, secondo Israele, i morti ammazzati sono oltre 71 mila, nella fretta s’è scordato di dichiarare organizzazione terroristica anche l’Idf e di sanzionare Israele. Ma per il resto tutto bene.

Sincerità. “Domenico Furgiuele, deputato della Lega: ‘I condannati sono fratelli, i magistrati nemici’” (Foglio, 30.1). Finalmente uno del Sì che dice la verità.

Chissà come mai. “Cresce la criminalità e la sinistra fischietta” (Verità, 29.1). Come se al governo ci fosse la destra.

Carletto Scorcelletti. “Una donna che ultimamente trovo molto bella? In questo momento secondo me è in forma Giorgia Meloni, la trovo una bella donna” (Carlo Calenda, leader Azione, Un giorno da pecora, Radio1, 29.1). Ecco chi era l’affrescatore della cherubina a San Lorenzo in Lucina.

Federatori. “Conte e Calenda, ambizioni da federatori” (Stefano Folli, Repubblica, 27.1). In effetti Calenda sogna di federare i parenti stretti.

Codice Mammà. “Stefano Vitelli, giudice del primo processo Garlasco: ‘Prima di assolvere Stasi parlai con mia madre’” (Repubblica, 29.1). Poi uno si meraviglia se la Cassazione l’ha condannato.

Portobella. “Il primo attentato alla democrazia è stato sventato. Il tar ha dichiarato legittima la data di voto per il referendum” (Gaia Tortora, X, 28.1). In Italia i golpisti non hanno speranza: c’è il Tar del Lazio.

Spezzeremo le reni. “Il rogo di Crans e l’avvertimento di Meloni alla Svizzera: ‘Team investigativo comune o l’ambasciatore non torna’” (Libero, 27.1). Brr che paura.

Agenzia Stica**i/1. “FI sorteggia Calenda con la benedizione del fratello del Cav” (Verità, 26.1). “Asse FI-Calenda, sì di Marina Berlusconi” (Repubblica, 27.1). Mecojoni.

Agenzia Stica**i/2. “Zampa (Pd): ‘Schlein convochi la Direzione. Qualcuno ci vuole fuori’” (Foglio, 27.1). Ma non mi dire: e adesso come facciamo?

Bibi e Bibò. “Delrio-Gasparri, la strana coppia benedetta da Tel Aviv” (manifesto, 27.1). Strana?

Valori bollati. “Anna Maria Cisint, eurodeputata Lega: ‘Galera per gli imam violenti e che rifiutano i nostri valori’” (Verità, 27.1). Tipo quelli che non fregano 49 milioni allo Stato.

Giustizia di Emmenthal. “Uno sbaglio dei pm elvetici ha fatto scomparire il filmati di Crans prima e dopo la strage” (Libero, 28.1). “A Crans indaga una cricca” (Messaggero, 28.1). Bisognerebbe separare le carriere dei magistrati svizzeri. Ma, siccome sono già separate, si potrebbe riunificarle.

Cerno a primavera. “Tav, ecco perché quel ‘mostro’ miliardario ha perso in Val di Susa. Le talpe continuano stancamente a scavare. Ma nessuno crede più a un modello di ‘grande opera’ superato dai fatti. E dal buon senso. Anche perché, dopo il terremoto, quei soldi potrebbero essere utilizzati per rimettere in sicurezza il Paese… La grande opera per eccellenza, il ponte di Messina del Nord… costerà 8,6 miliardi di euro, cifra destinata a crescere con gli adeguamenti futuri. E 8 e passa miliardi sarebbero serviti per unire le due città dello Stretto. Quanti borghi e città avremmo reso antisismici con tutti questi quattrini pubblici?… Lo Stato costretto a militarizzare un cantiere per imporre un’infrastruttura miliardaria, sordo alle voci di dissenso… E dopo 25 anni, tra progetti archiviati, lavori rimandati, scontri e repressione, di certo chi si sente vittorioso è il movimento… Dissentire in Val Susa è pericoloso. Gli indagati del movimento No Tav sono più di mille. Di tutte le età. Giovani nel pieno delle forze e anziani che fanno fatica a camminare… Per dire, uno di loro è accusato di aver raccolto e allontanato un lacrimogeno… Solidarietà che la repressione non ha disintegrato… In Val Susa tre generazioni continuano la guerra per difendere le loro montagne” (Tommaso Cerno, Espresso, 7.9.16). “In Italia di opere pubbliche (che se hanno un problema è il ritardo di decenni con cui arrivano, come il Ponte sullo Stretto) ce ne sono troppo poche… La parola Ponte sta subito prima di Pro Pal… che sta spaccando in due il Pd. E sta prima della parola Alta Velocità, per anni progettata e celebrata, salvo finire a rinfoltire le file dei No Tav per ammiccare ai militanti di Askatasuna” (Tommaso Cerno, Giornale, 29.1.16). Come si cambia, per non sparire.

Il titolo della settimana/1. “Alberto Cirio: ‘Calenda e un Berlusconi per rilanciare FI’” (Foglio, 12.1). Con due botte di c**o al posto di una, cosa potrà mai andare storto?

Il titolo della settimana/2. “Sala: Calabresi buon candidato sindaco, ma ora sia concreto” (Corriere della sera, 1.2). Faccia subito un grattacielino come prova d’amore.

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