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Dino
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Inserito il - 19/06/2026 : 04:13:05
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CERCANO UN ALTRO MORTO
Editoriale di Marco Travaglio
19 giugno 2026
L’unico motivo di stupore per il primo tentato suicidio del “caso Garlasco” è che sia arrivato così tardi. Dopo due anni di scempio di ogni regola umana, costituzionale, penale e giornalistica, era strano che tutte le persone lapidate sulla pubblica piazza di social, tv e giornali senza essere indagate (i familiari di Andrea Sempio e financo quelli di Chiara Poggi, che sarebbero le vittime) avessero retto psicologicamente per tanto tempo. Ora ha ceduto la mamma di Sempio, già vittima di due malori nelle sue testimonianze ai carabinieri. Da due anni vive con cronisti e cameraman davanti casa e si ritrova il suo nome ovunque associato ad amanti, complicità col figlio, alibi falsi mai provati, parole intercettate e poi taroccate dai media per farle dire l’opposto, fino alla barzelletta dei 20-30mila euro con cui il marito avrebbe corrotto l’ex pm Venditti per far archiviare il figlio nel 2017 (una verità così granitica che Brescia vuole archiviarla). Ma neppure quel gesto disperato placa la muta dei pit-bull assetati di sangue, che raccontando il ricovero riepilogano i capisaldi del linciaggio di questa privata cittadina mai accusata di nulla: una semplice testimone mai indagata per falsa testimonianza.
Ma nel mondo al contrario del Circo Garlasco i testimoni e le parti civili diventano colpevoli; il fratello della vittima viene torchiato dagl’inquirenti in un bugigattolo e bollato come “ostile” perché non dice quel che vogliono loro; e l’assassino conclamato col timbro della Cassazione passa da martire innocente perseguitato, viene invitato dal procuratore nel suo bell’ufficio a conversare del più e del meno sul delitto per cui è stato condannato, manco fosse un consulente della Procura e, siccome – bontà sua – ha “accettato la condanna” (come tutti gli altri 60mila detenuti nelle carceri italiane), deve uscire al più presto, anzi non avrebbe mai dovuto entrare. E ormai il macabro sabba non finirebbe neppure se ci scappasse il morto (un altro). E la colpa non è dei mitomani da tastiera che si credono Sherlock Holmes per aver visto due puntate delle Iene e straparlano di processi senza averne mai visto uno: non sanno quello che fanno. Chi lo sa benissimo sono conduttori, avvocati ed “esperti” perfettamente in grado di distinguere il vero dal falso e soprattutto i personaggi pubblici, tenuti a doveri di trasparenza, dai soggetti privati e quindi infinitamente più fragili, con un diritto assoluto alla riservatezza. Invece questi vigliacchi, che non osano chiamare colpevole uno solo dei tanti potenti pregiudicati per mafia, corruzione o prostituzione e usano i condizionali anche per le condanne definitive, si accaniscono sulla povera gente sapendo che è troppo debole per ottenere giustizia. E incassano ascolti, like, profitti e carriere. Vermi.
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Dino
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L’ULTIMA SU VANNACCI
Editoriale di Marco Travaglio
20 giugno 2026
Chi crede di capire tutto di politica si sta inventando l’equazione Vannacci- Grillo: Futuro Nazionale 2026 uguale 5Stelle 2009. Scemenza sesquipedale. Il M5S nasce né di destra né di sinistra, ma drenando voti dalla sinistra tradita dal Pd e in piccola parte dalla destra tradita da B., dopo che Grillo ha proposto il suo programma a Prodi e tentato di candidarsi alle primarie dem; Fn nasce di estrema destra, pescando fra i traditi da Salvini& Meloni. Il M5S nasce dal basso senza leader (Grillo catalizzatore-detonatore e Casaleggio organizzatore, mai candidati a nulla) dall’onda lunga dei girotondi e dei movimenti civici progressisti, legalitari e ambientalisti che contestano il berlusconismo in piazza mentre il centrosinistra inciucia nei palazzi; Fn nasce dall’alto, dal generale eurodeputato che comanda da solo. Il M5S nasce con un programma (le 5 stelle) tutto nuovo e alternativo, tarato su referendum, leggi popolari, Comuni e Regioni (solo nel 2013, obtorto collo, Grillo guarda al Parlamento); Fn è un partito con lo stesso programma di Lega&FdI, che Vannacci accusa di averlo tradito promettendo di realizzarlo lui. Il M5S chiude le porte agli “ex” di altri partiti e mette in lista solo candidati “vergini”, col limite dei due mandati e le multe (inapplicabili) ai cambiacasacca; Fn imbarca solo voltagabbana (a partire dal capo), tutti “ex” di altri partiti, riciclando vecchio ceto politico.
Il M5S, anche quando s’è alleato per governare (Lega nel Conte 1, Pd e Leu nel Conte 2), ha mantenuto una fisionomia originale, diversa da tutti gli altri, imponendo la sua egemonia valorial-programmatica e privilegiando gli obiettivi alle formule. I nove decimi delle riforme dei due governi Conte sono targati 5Stelle: Reddito di cittadinanza, dl Dignità, Spazza-corrotti, blocca-prescrizione, reato di voto di scambio, taglio di vitalizi e parlamentari, Superbonus, cashback, manette agli evasori, rinnovabili, politica estera multilaterale (Via della Seta e no al golpe Guaidò in Venezuela) e soprattutto Pnrr. Il governo Draghi nasce per demolirle e riportare al potere il vecchiume destra-sinistra: infatti per il M5S è un suicidio, da cui si risolleva in extremis quando Di Maio esce coi poltronari e Conte rompe su riarmo e politiche sociali, sventolando le bandiere delle origini stracciate da Beppe e Giggino. Perciò i 5Stelle reggono, mentre le ubriacature del renzismo e del salvinismo si sono ridotte ai minimi termini. Vannacci non predica valori, ma disvalori: non cambiamento, ma restaurazione, per giunta con slogan irrealizzabili (la “remigrazione” sono i soliti rimpatri che tutti promettono e nessuno riesce mai a fare). Ma i gonzi che vanno dietro alla sua sporca dozzina sono un po’ meno smemorati di chi la paragona ai 5Stelle.
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Dino
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MA MI FACCIA IL PIACERE
Editoriale di Marco Travaglio
22 giugno 2026
Titoli invecchiati male. “Il disgelo di Meloni con Donald: siamo sempre stati amici” (Corriere della sera, 17.6). “Giorgia-Donald, di nuovo amore. Riuscite le manovre di avvicinamento”. “L’audacia della donna in cravatta: stile, immagine e autorevolezza” (Libero, 17.6). “Meloni e Donald, ‘rapporto immutato’” (Giornale, 18.6). “Bene che tra Meloni e Trump sia tornato il sereno, ammesso che ci sia mai stata una tempesta… Credete a me, voler spiegare alla Meloni come si sta al mondo è come voler insegnare ai gatti ad arrampicarsi” (Alessandro Sallusti, ibidem). “Meloni intasca il disgelo con gli Usa: ‘Abbandonati? No, sempre amici’” (Verità, 17.6). Ma infatti.
Scala Richter. “Terremoto politico in Italia: nasce il nuovo partito di Calenda, Monti e Picierno” (Tg La7, 16.6). Sismografi impazziti.
La pulce con la tosse. “Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente Meloni offendono tutta l’Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno” (Antonio Tajani, vicepremier FI e ministro degli Esteri, 19.6). E forse mi levo pure il cappellino Maga, tiè!
Mission impossible. “Spazio Pubblico querela chi ha subito cercato di sabotarne la serietà inviando false adesioni da un unico sito con sede ad Amsterdam. Non saranno putinisti, non saranno propallisti ma di certo sono attenti alle novità politiche” (Marco Taradash, X, 17.6). Sabotare la serietà di Pina Picierno: certo, come no.
Mitomanie. “Per tutto il pomeriggio i giornalisti ci hanno chiamato chiedendo se siamo arrabbiati perché non siamo nella foto di Schlein, Bonelli, Conte, Fratoianni. E perché dovremmo essere arrabbiati? Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra” (Matteo Renzi, X, 16.6). E poi l’uva era acerba.
Mai più senza/1. “Andrea Orlando: ‘Serve Renzi’” (Foglio, 19.6). Ecco, bravo: portatelo a casa tua.
Mai più senza/2. Nel campo largo si fanno le foto. Manca il centro, però. Manca un Draghi. Ecco, soprattutto manca un Draghi” (Concita De Gregorio, Repubblica, 19.6). Ecco, brava: portatelo a casa tua.
Spiriti guida. “Da Chicago, Renzi riannoda le relazioni con i big del mondo dem a stelle e strisce, tra gli ex presidenti Obama, Bush jr., Clinton e Biden” (Messaggero, 19.6). Quattro criminali di guerra (tre o quattro a testa), più il solito intruso.
C’è grossa crisi. “Inferno Kostiantynivka. I russi, in difficoltà ovunque, tentano la spallata in Donbass. Oggi sono vicini a ottenere un successo strategico: occupare Kostiantynivka, una delle quattro città fortezza che proteggono l’ultima parte del Donbass rimasta in mani ucraine. Se dovesse cadere, i russi potranno puntare su Kramatorsk, la capitale della resistenza agli invasori… È chiaro che la situazione per i difensori è diventata critica. Da settimane i russi continuano a infiltrare squadre di fanti, spesso due alla volta, tra le macerie del centro. Ora sono riusciti a penetrare nella ‘cuspide’ che chiude i quartieri settentrionali e minacciano di interrompere l’unica strada per i rifornimenti” (Gianluca Di Feo, Repubblica, 18.6). Pensa se erano in difficoltà gli ucraini.
Matti di guerra. “L’esercito russo è in crisi nera. Putin arruola i malati di mente” (Libero, 13.6). Dev’essere geloso di Libero. Pericolo sventato. “Più Libri Più Liberi, Nordio: ‘Chi organizza forse non sa che il Codice penale è firmato da Mussolini’”, “Nordio e il caso del codice di Mussolini: ‘Non era affatto una lode, io lo volevo abolire’” (Corriere della sera, 16 e 17.6). Quindi l’abbiamo scampata bella.
Le voci corrono. “Mélenchon: ‘La Nato non serve a nulla, se non a trascinarci in guerre inutili. Il Pd in Italia è una brodaglia informe’” (Repubblica, 11.6). E niente, l’hanno saputo anche in Francia.
Scambi di persona. “Liste di proscrizione per i giornalisti. Il generale diventa il ‘nuovo’ Grillo” (Fabrizio Roncone, Corriere della sera, 15.6). Chi non ricorda l’editto bulgaro di Grillo contro Biagi Luttazzi e Santoro? E Grillo che caccia Gabanelli, Giletti, Giannini e Porro dalla Rai perché danno noia a lui e/o alla Boschi?
Senti chi parla. “L’odio social contro mamma Sempio” (Rita Cavallaro e Luca Fazzo, Giornale, 19.6). Finalmente una piena confessione.
È la somma che fa il totale. “Futuro nazionale cresce rubando voti ai grillini” (Libero, 19.6). “Fn sorpassa la Lega, ma i voti vengono dai 5S” (Dubbio, 19.6). Funziona così: i 5Stelle votano Vannacci e i leghisti votano 5 Stelle.
Dragon Ball. “Cavo Dragone: ‘L’Ucraina sta combattendo anche per noi’” (Stampa, 31.5). Ma esattamente voi chi?
I titoli della settimana/1. “Draghi: l’urgenza di una nuova Europa per i giovani” (Messaggero, 16.6). “Non è soltanto il profeta dell’Europa. Il futuro politico di Draghi resta aperto” (Marco Damilano, Domani, 17.6). Ma a 78 anni non sarà un po’ troppo giovane?
Il titolo della settimana/2. “Stasi verso l’addio al carcere. Non tornerà a Garlasco” (Corriere della sera, 13.6). Sollievo nel paese, allarme in tutti gli altri.
Il titolo della settimana/3. “Stasi libero. Finalmente. L’unico condannato per l’omicidio Poggi” (Verità, 13.6). Ah beh, se è l’unico, allora è innocente.
I titoli della settimana/4. “Caso Minetti, i penalisti sculacciano Travaglio” (Libero, 13. 6). “Minetti graziata, ok del tribunale. Il Fatto ora trema per la causa Usa” (Felice Manti, Giornale, 13.6). Brrr che paura.
Il titolo della settimana/5. “Perché Kiev non è Teheran” (Paolo Garimberti, Repubblica, 17.6). Perché Sanremo è Sanremo.
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