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Dino
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Inserito il - 17/09/2026 : 04:55:17
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FORZA VIRGINIA
Editoriale di Marco Travaglio
17 settembre 2026
Da tre giorni gli scemi di guerra di destra, centro e presunta sinistra lapidano Virginia Libero, 28 anni, padovana, laureata in Legge, segretaria dei Giovani Democratici. La sua colpa è di conoscere e amare la Costituzione e di aver detto alla Festa dell’Unità: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Noi organizzeremo i disertori. Per noi parlare di Patria significa ripudiare la guerra, dare a tutti un salario dignitoso, garantire cure. Per arrivare a tutto questo servono scelte politiche coraggiose. E la sinistra questo coraggio lo deve avere”. Anziché benedirla per aver tradotto in lingua moderna gli articoli 3, 11 e 32 della Costituzione e dimostrato l’assurdità di dividere i progressisti sulla pace e il disarmo, i guerrafondai della politica e dei media hanno preso a insultarla e deriderla senza che la segretaria Schlein la difendesse. Qualcuno le ha fatto precisare che condanna Putin sull’Ucraina (forse pensava che una pacifista non veda l’ora di arruolarsi nell’armata russa perché adora Putin e gli altri leader bellicisti, tipo Trump, Biden e Netanyahu). E i “riformisti dem” (i 6 o 7 interventisti da sofà che marciano ogni mattina nei loro salotti) sono insorti come un sol uomo. Gori l’ha accusata di bestemmiare “i giovani della Resistenza e gli americani che vennero a combattere (e molti a morire) per liberarci dai nazifascisti” e financo “l’articolo 52 della Costituzione: ‘La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino’”. E la Zampa trova “ripugnante” il suo discorso, grata “con il cuore a chi s’è battuto per liberarci dai nazifascisti”.
Questi buontemponi, a furia di dirsi “riformisti”, credono di aver cambiato gli articoli 11 e 52 della Carta. Che invece fortunatamente sono gli stessi scritti dai Padri costituenti. I quali, reduci dalla Resistenza, non potevano certo rinnegarla. Infatti scrissero che gli italiani devono difendere la propria Patria, cioè l’Italia, non quelle degli altri (tant’è che in 80 anni non abbiamo mai armato Paesi non alleati in guerra, a parte l’Ucraina: e perché non l’Iran o il Venezuela?). E che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli” e “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”: ergo le armi a Kiev, già di dubbia costituzionalità quando le decise Draghi durante i negoziati russo-ucraini a Istanbul, sono totalmente incostituzionali da quando Zelensky abbandonò il tavolo e vietò per decreto di trattare con Mosca. Cioè ripudiò la pace. La Resistenza non c’entra nulla: i partigiani difesero l’Italia dai nazisti insieme agli Alleati e all’Urss; oggi l’Italia arma l’Ucraina per combattere la Russia anche con brigate naziste. Disertare è un dovere civico e un valore morale.
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Dino
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Inserito il - 18/09/2026 : 04:19:45
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L’INCOERENTE COERENTE
Editoriale di Marco Travaglio
18 settembre 2026
Per sapere cosa farà domani la Meloni, basta ribaltare di 180 gradi ciò che diceva ieri: se era no, sarà sì; se era mai, sarà sempre; e viceversa. Abolire il bollo auto era roba “da Cetto La Qualunque” e “da venditori di pentole”: quindi l’ha abolito (anzi, sospeso per l’anno delle elezioni). Doveva “abolire le accise”: quindi le ha tenute. Voleva “una legge elettorale con le preferenze”: quindi l’ha fatta coi capilista bloccati. Gridava al golpe e s’appellava al Colle quando Renzi e Gentiloni imposero la fiducia sull’Italicum e il Rosatellum: quindi impone la fiducia sul Melonellum. Prometteva “l’elezione diretta del capo dello Stato”: quindi ha proposto quella del premier (e ha fallito pure lì). Voleva “abolire le Regioni”: quindi aumenta i loro poteri con l’Autonomia. Il Superbonus andava “tutelato” e “ampliato”: quindi l’ha cancellato. Annunciava che “la stagione dei bonus è finita”: quindi ne ha fatti una ventina. Le sanzioni alla Russia erano “follia”: quindi le ha moltiplicate. Condannava Israele per le stragi a Gaza e chiedeva “2 popoli in 2 Stati”: quindi non condanna lo sterminio a Gaza e si astiene sullo Stato palestinese. Prometteva “blocco navale e hotspot in Africa”: quindi ha aperto due Cpr (vuoti) in Albania. Annunciava “la caccia agli scafisti in tutto l’orbe terracqueo”: quindi ha liberato il loro capo Almasri sul volo di Stato. Giurava di non governare “mai con la sinistra”: quindi governa in Ue con i socialisti. Diceva “basta austerità e patti di stabilità”: quindi ha firmato il nuovo Patto di stabilità.
Doveva “superare la Fornero con quota 41”: quindi l’ha lasciata, anzi peggiorata (quota 41 mai vista). Era per “ridurre la pressione fiscale”: quindi l’ha portata dal 41,2 al 43,1% del Pil. Prometteva “asili nido gratis per tutti”: quindi per nessuno. La rete Tim doveva “restare italiana”: quindi l’ha venduta al fondo americano Kkr. Accusava gli altri di “svendere Alitalia a Lufthansa”: quindi ha svenduto Ita a Lufthansa. Garantiva “simpatia a chi scenderà in piazza per contestarmi”: quindi 5 dl Sicurezza per criminalizzare chi protesta. Durante il Covid accusava Conte di “non chiudere tutto subito”: quindi lo processa in Parlamento perché chiuse quasi tutto quando serviva. Paragonava a “pagliacci” e “cartomanti” le agenzie di rating: quindi si vanta perché ora promuovono lei. Annunciava la tassa sugli extraprofitti bancari: quindi non l’ha fatta. Diceva Sì al referendum contro le trivelle in mare: quindi ha ampliato le concessioni per trivellare in Adriatico. Scommetteva “sulla vittoria militare di Kiev”: quindi dice di non averlo mai detto. Sulle spese militari Nato non voleva superare “il 2% del Pil”: quindi ha firmato per il 5%. Perché lei, a suo modo, è coerente: quando dice una cosa, è quella opposta.
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Dino
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CROSETTO CERCA ROGNE
Editoriale di Marco Travaglio
19 settembre 2026
Ieri, a causa dell’attacco degli Houthi yemeniti che l’ha centrato in pieno, abbiamo scoperto che l’Italia ha (o aveva) un caccia Eurofighter nella base saudita di Tàif, dove schieriamo la task force Air-Arabia con 400 militari. Lì, ad agosto, grazie a uno scoop del Giornale, scoprimmo di avere altre decine di militari: una porzione di un’altra task force, la Land, formata da almeno 260 uomini fra Arabia, Bahrein ed Emirati con una batteria missilistica Samp/T, due radar Kronos e una batteria di cannoni Skynex. Cosa ci facciano ancora lì le due task force non è dato sapere, visto che da Tàif i sauditi bombardano lo Yemen e dalle altre basi gli Usa e le satrapie sunnite bombardano l’Iran. Il che rende i nostri 700 soldati bersagli legittimi delle rappresaglie di Teheran, delle milizie sciite irachene e degli Houthi che controllano il Nord dello Yemen e hanno appena conquistato lo Stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso. In agosto Crosetto, alle opposizioni che chiedevano al governo di riferire in Parlamento, rispose che era tutto noto e normale: i nostri militari sono nel Golfo dal 2014 per la missione Inherent Resolve contro l’Isis. Ma non c’è nulla di noto o normale dopo che il 28 febbraio Usa e Israele aggredirono l’Iran e il nostro governo dovette trasferire in tutta fretta i militari nelle retrovie saudite per metterli in salvo. Peccato che non lo siano neppure lì, con la vittoria travolgente degli Houthi e l’entrata in gioco – al fianco loro e dell’Iran – delle milizie sciite irachene (inquadrate nell’esercito regolare di Baghdad).
La Meloni e Crosetto possono arrampicarsi sugli specchi finché vogliono, come già fecero quando Rutte svelò che 500 aerei Usa erano decollati dalle basi americane in Italia per la guerra nel Golfo. Ma non possono dire che le due task force abbiano qualcosa a che fare con la missione anti-Isis del 2014. Invece hanno molto a che fare con la guerra illegale di Usa e Israele all’Iran, che la Meloni disse di “non condividere né condannare”. E allora perché vi partecipa, con una cobelligeranza tanto occulta quanto evidente? E chi l’ha autorizzata, visto che il Parlamento è all’oscuro di tutto? Lo stesso vale per Crosetto che vuole inviare navi militari nel Mar Rosso per scortare i mercantili italiani nello stretto contro gli Houthi. Ma questi finora hanno garantito il passaggio di tutte le navi, escluse quelle saudite, ma incluse quelle occidentali e persino quelle Usa (infatti Trump sta lasciando solo Bin Salman contro gli Houthi). Perché mai allora i nostri sovranisti della mutua tengono in zona di guerra 700 uomini e vogliono inviarvi financo la Marina militare: per esporre soldati e navi alle rappresaglie sciite? Quando ce ne andremo di lì, sarà sempre troppo tardi. A proposito: com’era quella dell’aggressore e dell’aggredito?
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Editoriale di Marco Travaglio - 20 Settembre 2026
I PARTIGIANI NON C’ENTRANO
Chi passa il tempo a insultare il Fatto, i 5Stelle, Avs, Virginia Libero e gli altri rari oppositori al Partito della Guerra sta riesumando il paragone con la nostra Resistenza. Che però fa acqua da tutte le parti.
1. I partigiani italiani combattevano per liberare l’Italia, così come gli ucraini combattono per liberare l’Ucraina. E nessuno nega il diritto-dovere dei popoli all’autodifesa. Ma qui si discute del diritto degli ucraini a farlo con armi italiane e del dovere dell’Italia di fornirgliele: diritto e dovere che non esistono, perché l’Italia fa parte di due alleanze (Ue e Nato) e l’Ucraina no. L’Italia, al di fuori delle alleanze, “ripudia la guerra come strumento di offesa ad altri popoli” (incluso quello russo) e “strumento di risoluzione delle controversie internazionali” (come quella fra Mosca e Kiev, che va risolta con negoziati, o comunque non con le nostre armi).
2. I partigiani italiani si armarono da sé, con gli arsenali abbandonati dall’esercito in rotta, poi furono armati poco e male dagl’inglesi. Salvarono l’onore all’Italia che, schierata coi nazisti, aveva perso la guerra e ribaltato l’alleanza. Ma il loro peso militare sarebbe stato trascurabile senza le truppe anglo-americane in casa e quelle sovietiche a Est, già coinvolte nella guerra mondiale in un equilibrio di forze che rendeva possibile la vittoria. Gli ucraini combattono senza truppe alleate, per la cinica scelta Usa-Nato di spingerli a una guerra per procura alla Russia in inferiorità numerica e di armarli per far morire solo loro. Allungare il conflitto locale per ritardare i compromessi che tutti sanno essere inevitabili rischia di allargarlo fino a un’altra guerra mondiale.
3. In Ucraina, dopo l’invasione, c’era anche una resistenza di popolo, ma ora Zelensky fatica financo ad arruolare le truppe.
4. Se nel 1943-’45 si fosse chiesto agli italiani sotto occupazione tedesca con chi volevano stare, la risposta prevalente sarebbe stata “contro i nazifascisti”. Se oggi lo si chiedesse agli ucraini delle regioni russofone occupate, siamo sicuri che risponderebbero “con Kiev e contro i russi”?
5. La seconda guerra mondiale esplose perché Hitler voleva annettersi l’Europa. Putin non è Hitler e la guerra in Ucraina scoppiò nel 2014 dopo Maidan, per colpa sia della Russia sia della Nato.
6.Il mondo di oggi non è paragonabile a quello di 85 anni fa: proprio la Seconda guerra mondiale, col suo epilogo atomico, indusse gli europei che l’avevano vinta a far di tutto per scongiurare la terza, che col nucleare avrebbe estinto l’umanità. Perciò in Europa nacque la cooperazione comunitaria. E in Italia la Costituzione che “ripudia la guerra”. Anime belle del pacifismo? No, partigiani e partigiane come Teresa Mattei, che avevano appena deposto le armi. E giuravano: “Mai più”.
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