| Autore |
Discussione  |
|
Dino
Amministratore
    
    

Utente Valutato
 |
Inserito il - 03/11/2026 : 04:25:00
|
GUERRINI
Editoriale di Marco Travaglio
03 novembre 2026
È un’infame calunnia che il Pd voglia battere la Meloni per poi fare le stesse cose. Se dipendesse da Lorenzo Guer(r)ini, “riformista” senza riforme di scuola lodigiana, farebbe molto peggio: “Se saremo chiamati al governo, dovremmo contribuire agli aiuti militari all’Ucraina in maniera più consistente del governo Meloni”. In effetti, fra Draghi e Meloni, abbiamo buttato per Kiev la miseria di 20 miliardi (Osservatorio Milex), senza contare i costi stratosferici delle (auto)sanzioni alla Russia su gas e petrolio, l’attentato ucraino ai gasdotti Nord Stream e i bombardamenti sulle raffinerie russe coi nostri missili che fanno impazzire il prezzo del gasolio. Basta braccino corto: sveniamoci di più. Lo slogan per elettrizzare i progressisti, ingolosire gli astensionisti e scaldare i cuori dei ragazzi in piazza è bell’e pronto: “Votate per noi, così invieremo ancor più armi a Kiev e allungheremo un altro po’ la guerra. Tanto su scuola, sanità, salari e pensioni c’è ancora tanto da tagliare. Altro che Meloni: l’alternativa siamo noi”. Trionfo garantito: converrà transennare i seggi. Già nel 2022, da ministro della Difesa di Draghi, Guerini aveva tentato il colpaccio di portare la spesa militare dall’1,4 al 2% entro il 2024, scatenando le ire di papa Francesco (“Mi sono vergognato per loro, sono dei pazzi!”). Poi Conte l’aveva costretto a rinculare. Ora vuole recuperare il terreno perduto: non sia mai che i guerrafondai Ue&Nato lo scambino per un pacifinto panciafichista.
Il bello di questi strateghi da divano è che non spiegano mai a cosa servirebbe inviare più armi all’Ucraina, ove mai il centrosinistra vincesse le elezioni del 2027 e l’Ucraina esistesse ancora. Se avessero un piano, uno li starebbe pure a sentire. Ma non risulta. Dall’autunno 2022, quando la prima controffensiva ucraina recuperò alcuni territori presi dai russi nei primi sei mesi, Kiev non fa che arretrare e Mosca avanzare. Il trend, pur lentissimo, soprattutto dall’assedio alla cuspide fortificata (dalla Nato) delle ultime roccaforti in Donetsk, non si è mai invertito in quattro anni in una sola rilevazione mensile. Nel 2025 i russi hanno conquistato circa 5mila kmq e nei primi 10 mesi del 2026 ne rivendicano 6.500, contro appena 100 secondo l’americano Isw e 1.300 secondo istituti più neutrali. Sta di fatto che controllano ormai circa il 21% del Paese, con tutto il Lugansk, il 90% del Donetsk, l’84,5 dell’oblast di Zaporizhzhia, il 65 di quello di Kherson e hanno creato una zona cuscinetto di confine rubando 465 kmq agli oblast di Sumy e Kharkiv. Quanta Ucraina dovrà ancora scomparire e quanta gente morire prima che gli “amici” capiscano che l’unico aiuto utile per Kiev è costringerla a negoziare un compromesso con Mosca finché le resta qualcosa da salvare?
Il Fatto Quotidiano © 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006
foto dal web
|
|
|
|
Regione Toscana ~
Prov.: Grosseto ~
Città: Porto S. Stefano ~
Messaggi: 62071 ~
Membro dal: 29/06/2004 ~
Ultima visita: Ieri
|
 |
|
|
Dino
Amministratore
    
    

Utente Valutato
 |
Inserito il - 04/11/2026 : 03:51:38
|
GLI INSAPUTI Editoriale di Marco Travaglio
04 novembre 2026
Mentre accusano i magistrati di guadagnare troppo perché prendono da un terzo alla metà di loro, i politici di destra fanno di tutto per dimostrare che il lauto stipendio se lo sudano fino all’ultimo centesimo. Mercoledì, mentre la Meloni presentava la manovra alla stampa, Salvini e Giorgetti chiacchieravano come scolaretti all’ultimo banco, finché la premier li ha zittiti. A quel punto, debitamente ragguagliato dal suo ministro dell’Economia, Salvini ha commentato con l’aria di chi ha studiato i minimi dettagli: “In questa bella manovra alcune iniziative che non avevano per mille motivi trovato spazio nelle scorse manovre. Grande soddisfazione”. Era il 28 ottobre. Poi i giornali che tanto disprezza hanno raccontato i tagli a scuola, sanità e pensioni. E ora Salvini pare un altro: “Io sono segretario della Lega e non ne sapevo niente. Ma il Parlamento è lì per migliorare su scuola, sanità e pensioni. Noi come Lega ci stiamo già preparando”. Cioè vuole smontare a suon di emendamenti la “bella manovra” che gli dava “grande soddisfazione” perché non ne sapeva niente. Ora, l’ignaro cazzaro partecipa ai Consigli dei ministri da vicepremier e ministro dei Trasporti e Infrastrutture. Quindi, mentre gli altri decidono, dorme? Chatta con gli amici? Scrolla sui social? Gioca sul telefonino a parole incrociate, battaglia navale e poker online con Valditara, anche lui “sorpreso” dai tagli alla scuola? No, perché se chi sta al governo non sa cosa fa il governo, chi dovrebbe saperlo? E che lo paghiamo a fare?
L’insaputismo governativo non è nuovo, in casa Lega. Il 13 luglio 1994, nel tardo pomeriggio, il governo B. varò il decreto Biondi che vietava le manette per Tangentopoli perché alcuni ufficiali della Gdf avevano appena confessato mazzette dal gruppo F*******t. Il ministro della Giustizia Alfredo Biondi spiegò per un’ora di che si trattava, mentre tutti fissavano l’orologio per non perdersi Italia-Bulgaria, semifinale dei Mondiali di calcio. Il decreto passò all’unanimità, con tanto di voto nominale. Poi tutti via a vedere la partita. L’indomani i giornali spiegarono il Salvaladri, 3mila tangentisti – inclusi De Lorenzo e Poggiolini – uscirono di galera e le piazze si riempirono di gente inferocita. Il 16 luglio Roberto Maroni, vicepremier, ministro dell’Interno e pure avvocato, si presentò furibondo al Tg3: “Mi hanno imbrogliato. Biondi mi aveva giurato che non sarebbero usciti i tangentisti”. E chiese alla Lega di bocciare il decreto. Ma non c’è solo la Lega. Quest’estate Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, propose di “ridurre al 33% l’aliquota Irpef del 35 fino a 60mila euro”: peccato che l’avesse già abolita il suo governo a gennaio. Se i ministri sapessero quello che fanno, passerebbero in blocco all’opposizione.
Il Fatto Quotidiano © 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006
foto dal web
|
|
|
|
Regione Toscana ~
Prov.: Grosseto ~
Città: Porto S. Stefano ~
Messaggi: 62071 ~
Membro dal: 29/06/2004 ~
Ultima visita: Ieri
|
 |
|
|
Dino
Amministratore
    
    

Utente Valutato
 |
Inserito il - Ieri : 05:06:23
|
TRUMPICIDIO O SUICIDIO?
Editoriale di Marco Travaglio
05 novembre 2026
La morte della democrazia americana – come disse Mark Twain della sua – era una notizia ampiamente esagerata. Il popolo ha sonoramente bocciato il presunto autocrate golpista e fascista Trump, che non ha taroccato le elezioni, non le ha fatte truccare dagli hacker di Putin, non le ha fatte comprare dai fantastiliardari della “tecno-destra” e, anziché scatenare la guerra civile, accetta la sconfitta (per ora). Da sempre imperfetta e sempre più violenta, la democrazia Usa resta com’era: la Casa Bianca farà i conti con un Parlamento ostile e avrà alle calcagna la Corte Suprema, i tribunali ordinari, la stampa e il popolo, che – pur condizionato da nuovi e vecchi media – vota come gli pare. E va rispettato, sia se premia Trump sia se lo punisce. A meno di pensare che gli Usa fossero diventati fascisti due anni fa quando lo rielessero e si siano convertiti al comunismo ora che han votato i democratici più progressisti di sempre. Quando i fiumi di bava sull’“onda blu” andranno in secca, si scoprirà che i Dem sono ben lontani dalla resurrezione (portano ancora in processione revenant come Obama e criminali di guerra come Bush jr.). E che il Trumpicidio è un suicidio.
Ha fatto tutto Donald: ha promesso il Make America Great Again senza più guerre in giro per il mondo, conquistando voti trasversali soprattutto tra i poveri e i ceti medi immiseriti. Poi ha mosso guerra all’Iran a rimorchio di Netanyahu e l’ha pure persa, rendendo l’America più piccola e più povera. E l’americano medio si è sentito tradito: sa a stento dov’è l’Iran, ma se l’è ritrovato nelle bollette e alle pompe di benzina. Nel 2024 non era andato a destra e ora non si è buttato a sinistra: ha votato i “socialisti” per gli stessi motivi per cui aveva votato Trump, dimostrandosi più Maga di lui. Infatti stavolta i candidati Dem non parlavano di Ucraina, Nato, Europa, Iran e Israele – come due anni fa gli Obama, i Clinton, i Biden e le Harris – ma dei problemi quotidiani della gente. E Trump, distratto dalle megalomanie internazionali, irretito dagli infiltrati del Deep State (i bellicisti Rubio e Hegseth contro il Maga ortodosso Vance) e ricattato da Netanyahu, ha perso i contatti col popolo, vieppiù impoverito dal caro-carburanti e dal caro-vita. Questo i nostalgici del “sogno americano”, cioè dell’incubo del gendarme del mondo che esporta democrazia a suon di bombe, non lo capiscono: non han visto tornare Trump e ora non colgono le ragioni della sua disfatta. Ma chi in Europa e in Italia spera di chiudere la parentesi Maga per ricominciare a prendere ordini da Washington deve rassegnarsi: Trump o non Trump, gli Usa che fanno e disfano in casa nostra, a Kiev, in Medio Oriente e nel resto del pianeta non torneranno più. Almeno si spera.
Il Fatto Quotidiano © 2009 - 2026 SEIF S.p.A. - C.F. e P.IVA 10460121006
foto dal web
|
|
|
|
Regione Toscana ~
Prov.: Grosseto ~
Città: Porto S. Stefano ~
Messaggi: 62071 ~
Membro dal: 29/06/2004 ~
Ultima visita: Ieri
|
 |
|
Discussione  |
|
|
|