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Dino

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FORZA VIRGINIA

Editoriale di Marco Travaglio

17 settembre 2026

Da tre giorni gli scemi di guerra di destra, centro e presunta sinistra lapidano Virginia Libero, 28 anni, padovana, laureata in Legge, segretaria dei Giovani Democratici. La sua colpa è di conoscere e amare la Costituzione e di aver detto alla Festa dell’Unità: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Noi organizzeremo i disertori. Per noi parlare di Patria significa ripudiare la guerra, dare a tutti un salario dignitoso, garantire cure. Per arrivare a tutto questo servono scelte politiche coraggiose. E la sinistra questo coraggio lo deve avere”. Anziché benedirla per aver tradotto in lingua moderna gli articoli 3, 11 e 32 della Costituzione e dimostrato l’assurdità di dividere i progressisti sulla pace e il disarmo, i guerrafondai della politica e dei media hanno preso a insultarla e deriderla senza che la segretaria Schlein la difendesse. Qualcuno le ha fatto precisare che condanna Putin sull’Ucraina (forse pensava che una pacifista non veda l’ora di arruolarsi nell’armata russa perché adora Putin e gli altri leader bellicisti, tipo Trump, Biden e Netanyahu). E i “riformisti dem” (i 6 o 7 interventisti da sofà che marciano ogni mattina nei loro salotti) sono insorti come un sol uomo. Gori l’ha accusata di bestemmiare “i giovani della Resistenza e gli americani che vennero a combattere (e molti a morire) per liberarci dai nazifascisti” e financo “l’articolo 52 della Costituzione: ‘La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino’”. E la Zampa trova “ripugnante” il suo discorso, grata “con il cuore a chi s’è battuto per liberarci dai nazifascisti”.

Questi buontemponi, a furia di dirsi “riformisti”, credono di aver cambiato gli articoli 11 e 52 della Carta. Che invece fortunatamente sono gli stessi scritti dai Padri costituenti. I quali, reduci dalla Resistenza, non potevano certo rinnegarla. Infatti scrissero che gli italiani devono difendere la propria Patria, cioè l’Italia, non quelle degli altri (tant’è che in 80 anni non abbiamo mai armato Paesi non alleati in guerra, a parte l’Ucraina: e perché non l’Iran o il Venezuela?). E che “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli” e “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”: ergo le armi a Kiev, già di dubbia costituzionalità quando le decise Draghi durante i negoziati russo-ucraini a Istanbul, sono totalmente incostituzionali da quando Zelensky abbandonò il tavolo e vietò per decreto di trattare con Mosca. Cioè ripudiò la pace. La Resistenza non c’entra nulla: i partigiani difesero l’Italia dai nazisti insieme agli Alleati e all’Urss; oggi l’Italia arma l’Ucraina per combattere la Russia anche con brigate naziste. Disertare è un dovere civico e un valore morale.

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Dino

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L’INCOERENTE COERENTE

Editoriale di Marco Travaglio

18 settembre 2026

Per sapere cosa farà domani la Meloni, basta ribaltare di 180 gradi ciò che diceva ieri: se era no, sarà sì; se era mai, sarà sempre; e viceversa. Abolire il bollo auto era roba “da Cetto La Qualunque” e “da venditori di pentole”: quindi l’ha abolito (anzi, sospeso per l’anno delle elezioni). Doveva “abolire le accise”: quindi le ha tenute. Voleva “una legge elettorale con le preferenze”: quindi l’ha fatta coi capilista bloccati. Gridava al golpe e s’appellava al Colle quando Renzi e Gentiloni imposero la fiducia sull’Italicum e il Rosatellum: quindi impone la fiducia sul Melonellum. Prometteva “l’elezione diretta del capo dello Stato”: quindi ha proposto quella del premier (e ha fallito pure lì). Voleva “abolire le Regioni”: quindi aumenta i loro poteri con l’Autonomia. Il Superbonus andava “tutelato” e “ampliato”: quindi l’ha cancellato. Annunciava che “la stagione dei bonus è finita”: quindi ne ha fatti una ventina. Le sanzioni alla Russia erano “follia”: quindi le ha moltiplicate. Condannava Israele per le stragi a Gaza e chiedeva “2 popoli in 2 Stati”: quindi non condanna lo sterminio a Gaza e si astiene sullo Stato palestinese. Prometteva “blocco navale e hotspot in Africa”: quindi ha aperto due Cpr (vuoti) in Albania. Annunciava “la caccia agli scafisti in tutto l’orbe terracqueo”: quindi ha liberato il loro capo Almasri sul volo di Stato. Giurava di non governare “mai con la sinistra”: quindi governa in Ue con i socialisti. Diceva “basta austerità e patti di stabilità”: quindi ha firmato il nuovo Patto di stabilità.

Doveva “superare la Fornero con quota 41”: quindi l’ha lasciata, anzi peggiorata (quota 41 mai vista). Era per “ridurre la pressione fiscale”: quindi l’ha portata dal 41,2 al 43,1% del Pil. Prometteva “asili nido gratis per tutti”: quindi per nessuno. La rete Tim doveva “restare italiana”: quindi l’ha venduta al fondo americano Kkr. Accusava gli altri di “svendere Alitalia a Lufthansa”: quindi ha svenduto Ita a Lufthansa. Garantiva “simpatia a chi scenderà in piazza per contestarmi”: quindi 5 dl Sicurezza per criminalizzare chi protesta. Durante il Covid accusava Conte di “non chiudere tutto subito”: quindi lo processa in Parlamento perché chiuse quasi tutto quando serviva. Paragonava a “pagliacci” e “cartomanti” le agenzie di rating: quindi si vanta perché ora promuovono lei. Annunciava la tassa sugli extraprofitti bancari: quindi non l’ha fatta. Diceva Sì al referendum contro le trivelle in mare: quindi ha ampliato le concessioni per trivellare in Adriatico. Scommetteva “sulla vittoria militare di Kiev”: quindi dice di non averlo mai detto. Sulle spese militari Nato non voleva superare “il 2% del Pil”: quindi ha firmato per il 5%. Perché lei, a suo modo, è coerente: quando dice una cosa, è quella opposta.

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CROSETTO CERCA ROGNE

Editoriale di Marco Travaglio

19 settembre 2026

Ieri, a causa dell’attacco degli Houthi yemeniti che l’ha centrato in pieno, abbiamo scoperto che l’Italia ha (o aveva) un caccia Eurofighter nella base saudita di Tàif, dove schieriamo la task force Air-Arabia con 400 militari. Lì, ad agosto, grazie a uno scoop del Giornale, scoprimmo di avere altre decine di militari: una porzione di un’altra task force, la Land, formata da almeno 260 uomini fra Arabia, Bahrein ed Emirati con una batteria missilistica Samp/T, due radar Kronos e una batteria di cannoni Skynex. Cosa ci facciano ancora lì le due task force non è dato sapere, visto che da Tàif i sauditi bombardano lo Yemen e dalle altre basi gli Usa e le satrapie sunnite bombardano l’Iran. Il che rende i nostri 700 soldati bersagli legittimi delle rappresaglie di Teheran, delle milizie sciite irachene e degli Houthi che controllano il Nord dello Yemen e hanno appena conquistato lo Stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso. In agosto Crosetto, alle opposizioni che chiedevano al governo di riferire in Parlamento, rispose che era tutto noto e normale: i nostri militari sono nel Golfo dal 2014 per la missione Inherent Resolve contro l’Isis. Ma non c’è nulla di noto o normale dopo che il 28 febbraio Usa e Israele aggredirono l’Iran e il nostro governo dovette trasferire in tutta fretta i militari nelle retrovie saudite per metterli in salvo. Peccato che non lo siano neppure lì, con la vittoria travolgente degli Houthi e l’entrata in gioco – al fianco loro e dell’Iran – delle milizie sciite irachene (inquadrate nell’esercito regolare di Baghdad).

La Meloni e Crosetto possono arrampicarsi sugli specchi finché vogliono, come già fecero quando Rutte svelò che 500 aerei Usa erano decollati dalle basi americane in Italia per la guerra nel Golfo. Ma non possono dire che le due task force abbiano qualcosa a che fare con la missione anti-Isis del 2014. Invece hanno molto a che fare con la guerra illegale di Usa e Israele all’Iran, che la Meloni disse di “non condividere né condannare”. E allora perché vi partecipa, con una cobelligeranza tanto occulta quanto evidente? E chi l’ha autorizzata, visto che il Parlamento è all’oscuro di tutto? Lo stesso vale per Crosetto che vuole inviare navi militari nel Mar Rosso per scortare i mercantili italiani nello stretto contro gli Houthi. Ma questi finora hanno garantito il passaggio di tutte le navi, escluse quelle saudite, ma incluse quelle occidentali e persino quelle Usa (infatti Trump sta lasciando solo Bin Salman contro gli Houthi). Perché mai allora i nostri sovranisti della mutua tengono in zona di guerra 700 uomini e vogliono inviarvi financo la Marina militare: per esporre soldati e navi alle rappresaglie sciite? Quando ce ne andremo di lì, sarà sempre troppo tardi. A proposito: com’era quella dell’aggressore e dell’aggredito?

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Editoriale di Marco Travaglio - 20 Settembre 2026

I PARTIGIANI NON C’ENTRANO

Chi passa il tempo a insultare il Fatto, i 5Stelle, Avs, Virginia Libero e gli altri rari oppositori al Partito della Guerra sta riesumando il paragone con la nostra Resistenza. Che però fa acqua da tutte le parti.

1. I partigiani italiani combattevano per liberare l’Italia, così come gli ucraini combattono per liberare l’Ucraina. E nessuno nega il diritto-dovere dei popoli all’autodifesa. Ma qui si discute del diritto degli ucraini a farlo con armi italiane e del dovere dell’Italia di fornirgliele: diritto e dovere che non esistono, perché l’Italia fa parte di due alleanze (Ue e Nato) e l’Ucraina no. L’Italia, al di fuori delle alleanze, “ripudia la guerra come strumento di offesa ad altri popoli” (incluso quello russo) e “strumento di risoluzione delle controversie internazionali” (come quella fra Mosca e Kiev, che va risolta con negoziati, o comunque non con le nostre armi).

2. I partigiani italiani si armarono da sé, con gli arsenali abbandonati dall’esercito in rotta, poi furono armati poco e male dagl’inglesi. Salvarono l’onore all’Italia che, schierata coi nazisti, aveva perso la guerra e ribaltato l’alleanza. Ma il loro peso militare sarebbe stato trascurabile senza le truppe anglo-americane in casa e quelle sovietiche a Est, già coinvolte nella guerra mondiale in un equilibrio di forze che rendeva possibile la vittoria. Gli ucraini combattono senza truppe alleate, per la cinica scelta Usa-Nato di spingerli a una guerra per procura alla Russia in inferiorità numerica e di armarli per far morire solo loro. Allungare il conflitto locale per ritardare i compromessi che tutti sanno essere inevitabili rischia di allargarlo fino a un’altra guerra mondiale.

3. In Ucraina, dopo l’invasione, c’era anche una resistenza di popolo, ma ora Zelensky fatica financo ad arruolare le truppe.

4. Se nel 1943-’45 si fosse chiesto agli italiani sotto occupazione tedesca con chi volevano stare, la risposta prevalente sarebbe stata “contro i nazifascisti”. Se oggi lo si chiedesse agli ucraini delle regioni russofone occupate, siamo sicuri che risponderebbero “con Kiev e contro i russi”?

5. La seconda guerra mondiale esplose perché Hitler voleva annettersi l’Europa. Putin non è Hitler e la guerra in Ucraina scoppiò nel 2014 dopo Maidan, per colpa sia della Russia sia della Nato.

6.Il mondo di oggi non è paragonabile a quello di 85 anni fa: proprio la Seconda guerra mondiale, col suo epilogo atomico, indusse gli europei che l’avevano vinta a far di tutto per scongiurare la terza, che col nucleare avrebbe estinto l’umanità. Perciò in Europa nacque la cooperazione comunitaria. E in Italia la Costituzione che “ripudia la guerra”. Anime belle del pacifismo? No, partigiani e partigiane come Teresa Mattei, che avevano appena deposto le armi. E giuravano: “Mai più”.

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MA MI FACCIA IL PIACERE

Editoriale di Marco Travaglio

21 settembre 2026

Crescita zero. “Quando ho sentito Virginia Libero, ho detto speriamo che cresca” (Romano Prodi, 19.9). E poi magari rinc*gli**isca.

Guerra ibrida. “Droni sulla casa di Onorato: prima e dopo il maxi show di Ultimo a Tor Vergata, i dispositivi si sono fermati sul giardino del politico. Scatta la denuncia” (Repubblica, 14.9). Mi sa che ha stato Putin.

Good news. “L’Europa fa le prove per una guerra contro la Russia sempre più possibile” (Foglio, 19.9). Non è un amore?

Polito el Drito. “Pace, guerra e disertori. Citare la Carta a vanvera” (Antonio Polito, Corriere della sera, 20.9). Finalmente una severa autocritica.

Che bel vedovo. “Schlein e Conte alla festa romana di Bonelli e Fratoianni. Il fatto che non sia stato invitato Renzi la dice lunga sulla compattezza dell’alleanza larga” (Bruno Vespa, Messaggero, 29.8). Ma perché non te lo porti a casa e te lo metti in giardino?

Interesse di conflitto. “Tra i venti punti principali del M5S compare quella che può essere letta come una norma ‘anti-Renzi’: una ‘vera legge contro il conflitto d’interessi’ accompagnata dalla regolamentazione delle lobby” (Repubblica, 19.9). “C’è anche la norma anti-Renzi” (Domani, 19.9). Una volta da sinistra si invocava una legge sul conflitto d’interessi: ora la chiamano “norma anti-Renzi”. È l’evoluzione della specie.

Cernobyl/1. “Più il campo si affolla di questi fuochi fatui, più Giorgia appare come l’unica luce che, bene o male, resta fissa al suo posto” (Tommaso Cerno, Giornale, 15.9). Ducia, tu sei la luce.

Cernobyl/2. “Conte applaude Francesca Albanese, mentre l’inchiesta su Mohammad Hannoun ipotizza finanziamenti ad Hamas, in un’alleanza scriteriata che ci farà rimpiangere banchi a rotelle, Superbonus e tutte le altre follie che hanno sfasciato il Paese” (Cerno, Giornale, 20.9). Tutte “follie” che non c’entrano una ceppa con la Albanese, che non c’entra una mazza con Hannoun, ma che Cerno votò come senatore del Pd e di Iv nel 2019-2020.

Manca solo lui. “Il Grande Fratello Vip è l’Inps di chi non ce l’ha fatta” (Aldo Grasso, Corriere della sera, 19.9). E perché non l’hanno invitato?

Gesù, chi era costui? “Un Avvenire disarmante. Il giornale Cei e l’imposizione del pensiero unico pacifista. Gli altri zitti” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 16.9). Avranno mica letto il Vangelo?

Nazisti sinfonici. “Kiev, operazione Vivaldi… La vastità dei successi dei comandi di Kiev emerge dalle dichiarazioni del comandante della Terza Armata ucraina, Andrij Biletskyi, il quale ha rilevato che la ‘prima sinfonia‘ della Quattro Stagioni è riuscita con soddisfazione” (Corriere della sera, 18.9). Se lo dice il fondatore del battaglione nazista Azov, dev’essere vero.

Sempre di parola. “Ucraina, tregua energetica annunciata dalla Casa Bianca. Zelensky: ‘La rispetteremo, Mosca non lo farà’” (Repubblica, 15.9). “Russia colpisce Kiev, Ucraina risponde con drone su centrale nucleare di Kursk” (Euronews, 19.9). Ecco, appunto.

Gelosona. “L’allerta di von der Leyen per l’Ue: russi e sovranisti vogliono farci a pezzi” (Corriere della sera, 17.9). “L’allarme di von der Leyen: ‘Russi e ultranazionalisti vogliono frantumare l’Europa’” (Repubblica, 17.9). Teme che le rubino il lavoro.

Radicali liberi. “A parte qualche voltagabbana, i radicali non diventarono mai berlusconiani” (Francesco Merlo, Repubblica, 13.9). Infatti nel 1994 Berlusconi fondò Forza Italia e Pannella e Bonino si fecero eleggere con lui.

L’ideona. “Il risveglio dell’Europa… Ieri si è compiuto un piccolo miracolo di natura ucraina. Il primo ministro canadese ha portato il suo Paese in Europa” (Paolo Mieli, Corriere della sera, 18.9). Dev’essere la deriva dei continenti. Ora attendiamo con ansia l’Australia.

Intercettazioni bomba. “Le chat fra Cianfoni e lady Lavitola: ‘Valterino adesso va dall’avvocato?’” (Verità, 10.9). “Le chat fra l’ex di Lavitola e l’amica di Ranucci: ‘Valter è andato dall’avvocato?’” (Corriere della sera, 10.9). E non avete ancora letto quella ancor più clamorosa: “Oggi piove?”.

Rsa. “Ho letto Travaglio, lo so, ho messo a repentaglio la mia salute mentale” (Giancarlo Loquenzi, Facebook, 18.9). E niente, si scorda sempre di chiamare l’infermiera e di prendere la pastiglia.

Onan il Barbaro. “Sul no alle armi all’Ucraina, Conte dovrà fare pippa” (Filippo Sensi, senatore Pd, 17.9). E lui, modestamente, la nacque.

Chissà perché. “Meloni tifa Schlein leader del Campo largo” (Dubbio, 18.9). Ma non mi dire.

La storica. “La promessa di Colosimo: ‘Scriveremo la vera storia sulle stragi mafiose’” (Dubbio, 9.9). Con l’amico Ciavardini. Su Topolino.

La cura. “La galera inizia a piegare Roggero: ‘Potevo essere meno impulsivo’” (Verità, 17.9). Ma quindi gli fa bene.

Il titolo della settimana/1. “Gualtieri, l’intesa con Mamdani” (Stampa, 20.9). I tombini a Roma viene a sturarli lui?

Il titolo della settimana/2. “Il dovere di sostenere Kiev” (Massimo Giannini, Repubblica, 19.9). Dài che stavolta si arruola.

Il titolo della settimana/4. “Brusca torna in aula per parlare di Dell’Utri, ma è ritenuto inattendibile” (Foglio, 9.9). Da Dell’Utri.

Il titolo della settimana/6. “È un giallo pure il cuoco di Lavitola” (Libero, 8.9). Sarà cinese.

Il titolo della settimana/5. “Antonino Monteleone: ‘Ranucci mi ha deluso, parla con Lavitola e non con me’” (Verità, 7.9). E fattela una domanda, no?

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COME SE NE ESCE

Editoriale di Marco Travaglio

22 settembre 2026

Riusciranno i nostri eroi del fronte progressista a trovare un accordo sui due punti del programma che più dividono il Pd da una parte e M5S e Avs dall’altra, cioè il riarmo europeo e le armi all’Ucraina? Per saperlo, bisognerebbe conoscere i programmi dei tre partiti, mentre ne è noto soltanto uno: quello del M5S, che l’ha appena approvato con i suoi iscritti dopo mesi di proposte dal basso. Ed è un No secco sia al riarmo Ue da 800 miliardi a debito (solo in parte sovrapponibile al 5% del Pil per la Nato), sia all’invio di altre armi a Kiev. Di Avs si sa che finora ha votato No su entrambi i punti. Del Pd, come sempre, non si sa nulla: c’è chi è per il Sì a tutt’e due le cose, chi per il Ni, chi per il Sì alla prima e il No alla seconda, chi viceversa. Dipende da chi risponde: la segretaria Elly Schlein ha una linea, la leader dei giovani Virginia Libero un’altra, la destra interna un’altra ancora ecc.: gli eurodeputati si dividono regolarmente e riescono quasi sempre a votare all’opposto dei parlamentari italiani. Quindi sono le varie tribù del Pd che devono mettersi d’accordo, prima di portare una proposta unitaria – possibilmente comprensibile, senza superc***ole – al tavolo del programma con gli alleati. E a oggi non si sa né se né in quale sede ciò avverrà, né tantomeno cosa uscirà dal cilindro magico.

Siccome però il tempo stringe, è molto meglio sciogliere subito il nodo dei nodi. Come? Affidando alla base degli elettori progressisti la scelta che paralizza i vertici. Dove? Nelle primarie aperte per il candidato premier. Conte dirà che, se sarà lui, cancellerà i piani di riarmo e smetterà di armare Kiev per non ritardare ancora il negoziato. Schlein dirà che ridurrà un pochino il riarmo e continuerà ad armicchiare Kiev, ma intanto si batterà per la famosa “pace giusta”. Il candidato della destra dem, tipo Gori o un altro dei famosi “riformisti” (che poi sono 7 in tutto), dirà che bisogna confermare il riarmo e seguitare ad armare Kiev fino alla vittoria contro la Russia, cioè fino all’ultimo ucraino. Altre eventuali figure di centro o di sinistra copriranno le altre posizioni del Kamasutra. Poi gli elettori voteranno, decidendo una volta per tutte sia il candidato premier sia la linea su queste questioni che non sono due fra le tante, ma “le” questioni fondamentali e dirimenti. Poi si potrà completare il programma su tutto il resto: sanità, lavoro, giustizia, scuola, cultura, tasse, investimenti, sicurezza. Tutti temi molto meno divisivi, ma soprattutto inutili se vincerà un candidato riarmista e bellicista. Perché, se i progressisti si impegneranno a spendere decine di miliardi per le armi all’Italia e pure all’Ucraina, non solo non saranno alternativi alla Meloni: saranno come lei. Ma per le urgenze degli italiani non avranno neppure un euro da spendere.

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ARMARE GLI AGGREDITI

Editoriale di Marco Travaglio

23 settembre 2026

Il sempre acuto Goffredo Buccini, sul Corriere, denuncia il “doppio standard dell’Occidente” che “usa due pesi e due misure sull’Ucraina e su Gaza”. Si dirà: sfido io, sono quattro anni e mezzo che riempiamo di armi e miliardi l’Ucraina aggredita, accogliamo 4,5 milioni di profughi (il 10% della popolazione, salvo i maschi in età di leva che riconsegniamo gentilmente a Zelensky per mandarli al macello) e spariamo raffiche di sanzioni (23 pacchetti) contro l’aggressore russo in una guerra fra due eserciti armati fino ai denti; e non muoviamo un dito né un sopracciglio per gli inermi palestinesi sterminati a Gaza e perseguitati in Cisgiordania da Israele e per l’Iran aggredito da Usa, Israele e monarchie del Golfo. E invece no. Per l’acuto Buccini il doppio standard è proprio l’opposto: siamo tutti “Free Palestine”, mentre “assai più scarsa è la solidarietà per gli ucraini sotto il tallone russo”. Non solo: c’è “una grave confusione tra aggressori e aggrediti”. Anche perché quella litania si canta solo se ad aggredire è la Russia. Se sono gli Usa, Israele&C., si intona la filastrocca “amico-nemico”.

Comunque bando alle ciance. Il carrista corrierista ci ha convinti: basta doppi standard, par condicio per tutti. Il Fatto è pronto a lanciare col Corriere un appello congiunto per uniformare gli standard erga omnes. Si fa così. 1) Prima di inviare altri soldi e armi a Kiev in aggiunta ai 220 miliardi già versati dagli Stati Ue, devolviamo la stessa cifra agli altri aggrediti: 220 miliardi di fondi e armi all’Iran aggredito da Usa e Israele e, ça va sans dire, ai suoi alleati Houthi aggrediti da Israele, Arabia ed Emirati; e 220 miliardi di fondi e armi ai palestinesi di Gaza e Cisgiordania. 2) Prima di nuove ritorsioni su Mosca, rompiamo i rapporti diplomatici e commerciali con Israele, gli Usa e i loro complici arabi e li colpiamo con 23 pacchetti di sanzioni ciascuno. 3) Andiamo a prendere 200mila gazawi superstiti (il 10% della popolazione) per accoglierli, nutrirli e curarli in Europa finché Israele non lascia la Striscia. 4) Ritiriamo tutti i soldati e gli armamenti dalle basi di Usa, Arabia, Emirati, Qatar e Kuwait, cioè degli aggressori dell’Iran. 5) Sarebbe gravissimo applicare doppi standard all’energia che importiamo da autocrati e/o aggressori. Quindi, oltre al gas e al petrolio russi, rigettiamo anche quelli targati Usa, Turchia, Qatar, Egitto, Algeria, Arabia, Emirati, Congo, Angola e Azerbaigian. Quest’ultimo è protagonista del più doppio dei doppi standard: la tirannide ereditaria responsabile della pulizia etnica degli armeni in Nagorno-Karabakh ci rimpinza del suo gas insanguinato tramite il Tap. Se Zelensky ci prestasse un paio dei suoi terroristi di Stato reduci dall’attentato ai NordStream, il gasdotto pugliese dovremmo proprio farlo saltare.

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Editoriale di Marco Travaglio - 24 Settembre 2026

PRIMA IL NON-PROGRAMMA

Ieri, proprio nel giorno del nostro 17° compleanno, mi è capitato di scompisciarmi leggendo il Fatto. Cosa che di solito mi accade con i giornaloni. L’articolo è quello di Wanda Marra sulla caccia al tesoro in cerca del programma del Pd. Wanda ovviamente non c’entra, come sempre è stata brava: lo sghignazzo nasce dalle risposte che ha ricevuto dai piani alti del Pd, una via di mezzo fra una gag di Corrado Guzzanti e un film dei Monty Python. Il punto di partenza è il mantra della “testardamente unitaria” Elly Schlein ogni volta che le chiedono delle primarie: “Prima il programma e poi i nomi”. E la gente pensa: ammazza che volpe, questa avrà il programma in tasca e sfida gli altri partiti a darsene uno. Invece domenica i 5Stelle hanno votato il loro, mentre quello del Pd non risulta. Ma cos’è il genio? “È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione” (Amici miei atto II). E al Nazareno i geni si sprecano. Quindi, alla domanda su dove sia il programma, o quando verrà deciso, votato e diffuso, rispondono così: “Il programma è l’intervento di Schlein alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia e si trova sul sito del Pd”. Il che è vero: c’è il discorso di 110 minuti e c’è il testo in “versione integrale”, per collezionisti, consta di 11.551 parole e 72.714 caratteri. Brevi (si fa per dire) cenni sull’universo, una lunga lista di bei sogni, ma nulla che somigli vagamente a un programma: che richiede precisione, dati, cifre e coperture. Tant’è che ha fatto più notizia una frase netta e comprensibile di Virginia Libero. Anche perché non siamo la Cina, che segue piani ventennali e cinquantennali. In Italia è grasso che cola se hai cinque anni interi per fare dieci o venti cose.

In 11.551 parole, “riarmo” ricorre una sola volta, per denunciare “la pericolosa corsa al riarmo nazionale di 27 eserciti ancora scoordinati tra loro”, peraltro decisa dalla Commissione Ue sostenuta dal Pd. Quindi, se è pericolosa, il Pd annullerà l’impegno preso anche col suo voto? Mistero. E il riarmo Nato al 5% del Pil (100 miliardi l’anno dal 2035)? Mai citato, anzi mai citata la Nato. E l’Ucraina? “Ha subìto un’aggressione criminale da Putin” e “non è accettabile che si riscrivano i confini con le armi”, non sia mai, ergo “chiediamo all’Ue un’iniziativa diplomatica e politica, che fin qui è mancata, per contribuire a una pace giusta, che non è la resa alle ragioni dell’aggressore”. E sia chiaro, “basta doppi standard insopportabili”: sanzioniamo pure Israele, anche se Gaza non è mai citata. E l’aggressione di Usa e Israele all’Iran? Nemmeno una parola, a parte l’esecrazione per “il brutale regime teocratico di Teheran”. Quindi lì i doppi standard insopportabili vanno benissimo. Anni fa Grillo inventò il non-statuto dei 5Stelle. Ora abbiamo il non-programma del Pd.

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Editoriale di Marco Travaglio - 25 Settembre 2026

“IBRIDO” SARÀ LEI

La “guerra ibrida” è quando un Paese ne attacca un altro senza lasciare impronte per confonderlo, indebolirlo, sviarlo e destabilizzarlo: un mix di spionaggio, propaganda, disinformazione, ricatti, corruzioni, attentati, sabotaggi, provocazioni sotto falsa bandiera, interferenze elettorali ecc. La praticano tutti: Usa, paesi Nato e Ue, Israele, Ucraina&C. da una parte; Cina, Russia, Iran&C. dall’altra. Nella terza stagione di Lioness (Paramount), un’agente speciale americana viene rapita e nessuno capisce chi sia stato. Ma i primi sospetti della Cia (poi rivelatisi infondati) ricadono prima su Mosca e poi su due paesi alleati: Ucraina e Israele, ansiosi di trascinare la Casa Bianca in guerre estranee o contrarie ai suoi interessi. Per capire il Grande Gioco, le fiction sono molto più utili dei media dominanti. Che gabellano la guerra ibrida per un’esclusiva dei russi, mentre la fanno essi stessi per conto degli “amici” che vogliono imporci “nemici” inesistenti. Ormai non passa giorno senza che un drone o un elicottero o un caccia sconfinato dall’Ucraina o dalla Russia senza morti né feriti né danni venga spacciato per un “attacco ibrido” di Putin all’Ue e alla Nato. Dicono che Putin “testa” le nostre difese, come se non le conoscesse a menadito, così come noi le sue. In compenso l’enfasi isterica con cui reagiamo o ci copre di ridicolo (quando scambiamo missili e velivoli ucraini per russi, o stormi i uccelli per sciami di droni, o ritardi aerei per sabotaggi, o droni fuori controllo per attentati che “sfiorano Zelensky” di ben 160 km.), o rafforza Putin, che appare onnipresente e onnipotente sui nostri governi tremebondi e inetti.

E allora perché perseverano? Per tre motivi, 1) La “guerra ibrida”, in mancanza di quella vera, tiene in piedi istituzioni e governi europei screditati e pericolanti giustificando censure, elezioni annullate e partiti messi fuori legge. 2) Bisogna spaventare i popoli impoveriti e inferociti perché digeriscano centinaia di miliardi in più spesi in armi. 3) Serve un alibi per sabotare un vero negoziato sull’Ucraina, che certificherebbe il fallimento Nato-Ue. Ieri il quotidiano conservatore spagnolo El Mundo ha “svelato” un report della Cia su un imminente attacco di droni russi contro Italia, Francia e Spagna. Peccato che del report non ci sia traccia: però la Cia ne avrebbe parlato a un ministro lituano che l’avrebbe spifferato a El Mundo senza che nessuno avvertisse i tre Paesi-bersaglio: Crosetto smentisce, Parigi, Madrid e Ue tacciono. Ergo la Lituania, come l’Ucraina, lancia falsi allarmi ibridi per fare guerra ibrida: cioè per trascinare in guerra vera tre alleati che non hanno alcun interesse a combattere la Russia, mentre avrebbero l’impellente interesse a non avere alleati come Lituania e Ucraina.

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Editoriale di Marco Travaglio - 26 Settembre 2026

CHI AVVELENA I POZZI

Come il sabotaggio russo all’aereo della Von der Leyen, che non era né un sabotaggio né russo. Come l’attentato russo all’aereo di Zelensky, che non era un attentato perché il drone è caduto a 160 km e non era russo perché – secondo i nostri Servizi citati dal Corriere – “si trattava di un drone ucraino”. Come il drone russo che spiava la fabbrica di elicotteri di Leonardo a Vergiate e non era né un drone né russo, ma un aggeggio comprato su Amazon per potenziare il segnale Gsm in una villetta lì vicino. Insomma, come tutti gli allarmi dell’ultimo anno e mezzo sulla guerra ibrida russa all’Europa, anche il rapporto Cia “svelato” da un ministro lituano a El Mundo sull’imminente attacco di droni russi via nave contro Italia, Francia e Spagna era una bufala: l’hanno smentito i tre Paesi, ma soprattutto la Cia. Siccome però è impossibile che i falsi allarmi quotidiani degli ultimi 18 mesi siano sorti per caso, bisogna chiedersi chi fabbrica questa spazzatura per avvelenare i pozzi e trascinarci in guerra: chi mena le danze di questa guerra ibrida a suon di fake news anti-russe mentre strilla alla guerra ibrida delle fake news russe. Un anno fa, il 20.9.2025, quando Kiev accusò Mosca di aver attaccato la Polonia con uno sciame di droni e Varsavia finse di crederci, salvo poi ammettere che l’unico danno l’aveva causato un missile polacco, il capo dell’Aise Caravelli riferì al Copasir che l’ipotesi più probabile era che quei droni avessero sconfinato dal teatro di guerra in Bielorussia e poi in Polonia perché deviati da barriere elettromagnetiche di Kiev. E dal governo italiano trapelò irritazione verso Zelensky, che nelle stesse ore lo “avvisava” di un piano di Putin per colpire l’Italia: piano ovviamente inventato.

Ora ci risiamo. E nel governo torna il sospetto che il falso allarme Cia sia un’altra provocazione ucraina, in joint venture con Vilnius. Sempre allo stesso scopo: spillarci altri soldi e armi, screditare come putiniano chi si oppone all’escalation e trascinare l’Europa occidentale nella guerra alla Russia che le Repubbliche baltiche (come pezzi di Polonia, Germania e altri Stati del Nord) sognano da 80 anni, ma non hanno i mezzi per combattere. Tanto si sa che i media dominanti rilanciano qualunque panzana anti-russa senza cercare uno straccio di prova e financo ignorando le smentite. La propaganda a suon di fake news la fanno tutti. Ma qui a farla sono Paesi alleati (i Baltici) o da noi finanziati e armati perché scambiati per amici (l’Ucraina). Un governo serio riferirebbe in Parlamento, ufficializzerebbe che l’allarme è falso, indicherebbe autori e mandanti e annuncerebbe le ritorsioni. Ma siamo in Italia: qui la peggior punizione per chi avvelena i nostri pozzi è un nuovo pacchetto di soldi e di armi.

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Editoriale di Marco Travaglio - 27 Settembre 2026

E SVEGLIARSI?

Mentre il governo Meloni perde consensi e insegue trafelato Vannacci, spingendo i suoi elettori a domandarsi “Perché solo ora?”, il Pd arretra più di FdI (-0,6% contro -0,1). È il verdetto dell’Ipsos di Nando Pagnoncelli, che dà i 5Stelle stabili al 14,5 come Avs al 6,3, e FI e Lega in caduta libera (-1 e -0,4) a vantaggio di Vannacci (+1,8%). Quindi il partito della premier, anche se il governo piace solo a un terzo degli italiani, perde molto meno del primo partito di opposizione, che con Elly era risalito al 24 e ora è di nuovo sotto il 20, pericolosamente vicino ai minimi storici di Renzi nel 2018 e di Letta nel 2022. Come si spiega?

1) Meloni si muove, sia pur maldestramente, e invia un messaggio chiaro, anche se preso a prestito da Vannacci. Invece Schlein è immobile, paralizzata dai veti interni, e la sua linea è ambigua e confusa proprio mentre in tutto il mondo vincono le posizioni radicali chiare e nette, a destra come a sinistra. Non è un caso se, per la prima volta da quand’è segretaria, il fronte pacifista di 5Stelle e Avs scavalca col 20.8% il Pd riarmista scivolato al 19,5. Un riequilibrio interno destinato ad acuirsi, visto che gli elettori progressisti ostili al riarmo Ue e Nato e alle armi all’Ucraina sono il doppio di quelli favorevoli.

2) Il messaggio del Pd è una cacofonia di voci contraddittorie e, se prima l’ambiguità “democristiana” sposata dalla Schlein la aiutava a tener dentro tutto e il contrario di tutto, ora rischia di mettere in fuga sia i pacifisti alla Virginia Libero sia i bellicisti della destra dem. E il guaio per Elly è che l’ambiguità è una necessità: deve accontentare tutti o almeno non scontentare nessuno, per unire l’intero partito intorno a sé alle primarie, evitando che si candidi qualcun altro favorendo Conte. Quindi il suo linguaggio sarà sempre più cerchiobottista: l’opposto della radicalità che lo spirito del tempo richiede. Col rischio di farle perdere altri consensi. Cosa che a destra non accade, perché i voti persi dai partiti di governo li raccatta Vannacci, con un po’ di astenuti, quindi non vanno sprecati. Perché le destre di governo l’alleanza con Futuro nazionale la fanno comunque: o prima delle elezioni per superare il 42% e agguantare il premio di maggioranza; oppure dopo, se neppure i progressisti superano al 42% e il Melonellum diventa un proporzionale puro. In entrambi i casi, la destra XXL vince. Ai progressisti, paradossalmente, tocca sperare che passi il Melonellum, che la Consulta non bocci l’ignobile premio di maggioranza e che Vannacci vada da solo. Oppure scegliere la via maestra: scaricare Renzi e le altre zavorre paralizzanti, darsi un programma di battaglia e conquistare tanti voti nuovi fra delusi di destra, giovani e astenuti. Cioè svegliarsi.

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MA MI FACCIA IL PIACERE

Editoriale di Marco Travaglio

28 settembre 2026

Morto che parla. “È morto Alessandro Di Battista, ex deputato M5S” (Corriere.it, 26.9). Il Corriere, invece, è defunto da parecchi anni.

E lui modestamente lo nacque. “In Italia c’è un certo numero di c*gli**i che elegge idioti” (Carlo Calenda, leader Azione, Un giorno da Pecora, Rai Radio1, 24.9). Tanto per dare un senso all’esistenza in vita di Azione.

Segretissimo. “Il piano segreto di Putin: sostenere Vannacci per far vincere un centrosinistra filorusso egemonizzato da Conte e Travaglio” (Fabrizio Cicchitto, Riformista, 25.9). Segreto per tutti, ma non per la tessera P2 numero 2232: Putin l’ha confidato solo a lui, in esclusiva.

Il mitomane. “Il Riformista dà fastidio e viene messo nel mirino: Scarpinato, Travaglio e Ranucci, tre compagni d’avventura che non ci fanno paura” (Aldo Torchiaro, Riformista, 21.9). E niente, ci ha sgamati: con Roberto e Sigfrido ci riuniamo ogni notte nelle catacombe per capire chi minchia sia questo Torchiaro.

Musica. “Renzi a Schlein e Conte: ‘Senza di me perderete le elezioni’” (Adnkronos, 22.9). Però “senza di me” suona bene.

Programmi di evasione. “Elkann: ‘L’integrazione si costruisce tra i banchi. Il presidente Mattarella ci ha insegnato che è qui che si tessono cultura e dialogo tra le persone’” (Repubblica, 24.9). Giusto: anche gli stranieri devono imparare a evadere le tasse.

Plurale maiestatico. “Bonaccini: ‘Siamo tutti per il sostegno a Kiev’” (Corriere della sera, 22.9). Ma voi chi?

Ha stato lui/1. “Prof aggredita, la pista dell’account russo” (Corriere della sera, 21.9). “L’aggressore della prof a Roma e le follie estremiste in Rete. Caccia a chi ha postato il video: potrebbe essere un russo” (Stampa, 21.9). “L’autore forse è un cittadino russo, visto che le scritte che accompagnavano il video erano in cirillico” (Sky Tg24, 21.9). Il cirillico è usato anche dalle lingue ucraina, bielorussa, bulgara, serba, macedone, kazaka e da altre dell’Asia Centrale. Ma qui non ci sono dubbi: ha stato Putin.

Ha stato lui/2. “Schlein, eletta dai grillini per tenere a bada il vecchio apparato del partito” (Giuliano Ferrara, Foglio, 21.9). Quindi l’ha eletta Putin.

L’arma segreta. “La chiave della vittoria ucraina è far capire a Putin che non può vincere, ci dice Petraeus” (Foglio, 15.9). E poi sperare che se la beva.

L’amuleto. “Fassino: ‘Senza aiuti militari Ucraina umiliata. Sul ddl Antisemitismo molte falsità’” (Dubbio, 19.9). Quindi gli aiuti all’Ucraina e il ddl Antisemitismo sono spacciati.

Disimparato. “La pm Imparato, paladina della carriere separate, diventa giudice” (Repubblica, 25.9). “Imparato: ‘Il mio cambio di carriera? Ho subìto attacchi personali, volevo andare via da lì. Ma resto per la separazione delle carriere’” (Corriere della sera, 26.9). Quelle degli altri.

Capitano Penultimo. “Vedere quei magistrati che avevano la responsabilità della conduzione delle indagini dopo l’arresto di Riina contestarmi la cosiddetta mancata perquisizione mi ha amareggiato” (Sergio De Caprio, alias Capitano Ultimo, Identità, 24.9). Ma quindi il covo l’ha perquisito e non ci ha detto niente?

I giureconsulti. “L’imboscata. Schlein calpesta la Costituzione: ‘Contro le guerre’. Ma l’ha letta?” (Riformista, 19.9). Dev’esserle sfuggito l’articolo 11-bis: “L’Italia propugna la guerra”.

Lezioni di giornalismo/1. “Lezione di civiltà. Storico discorso di Netanyahu all’Onu” (Riformista, 26.9). Vivi applausi dalle sedie vuote e dal Riformatorio.

Lezioni di giornalismo/2. “Nelle carte il bacio Ranucci-Boccia”, “Adesso volano gli stracci: ‘Sigfrido è un porcone’” (Libero, 10 e 18.9). “Via la kefiah, lo schiaffo al Pd e ora le copertine ‘griffate’. Le metamorfosi di Albanese” (Corriere della sera, 25.9). E poi dicono che non ci sono più le grandi inchieste di una volta.

L’intenditore. “Disertore a chi? In Russia, in Jacuzia, in Buriazia, nel Caucaso, in Corea del Nord, che bell’appello è quello: ‘Organizzeremo i disertori’” (Adriano Sofri, Foglio, 17.9). Se li avessero organizzati a Lotta continua, Luigi Calabresi sarebbe ancora vivo.

Non spingete. “In 4 anni almeno 290 soldati di Kiev hanno abbandonato i loro reparti e i renitenti potrebbero essere oltre 2 milioni” (Domani, 21.9). Come nella nostra Resistenza, praticamente.

Cella dolce cella. “Indagine conoscitiva sulle carceri: Sì all’unanimità alla richiesta di FI” (Dubbio, 17.9). Si incontrano sempre un sacco di amici.

Il Geniale. “La toga di Ranucci voleva processare Nordio”, “Il giudice di Ranucci: lo stesso di Almasri”, “Non solo Almasri: il giudice di Ranucci ‘salvò’ anche Conte”, “Il giudice di Ranucci salvò Conte e Speranza dall’inchiesta sul Covid” (Giornale, 26 e 27.9). In pratica il presidente del Tribunale del Lavoro di Roma non può giudicare la causa di lavoro di Ranucci perché prima ha seguito altri processi, assolvendo innocenti (anzi, per Conte e Speranza si dice “salvare”) e chiedendo di processare colpevoli. Ha fatto il suo mestiere: vergogna.

Il titolo della settimana/1. “Zelensky: ‘Scateneremo il Generale Inverno contro Mosca’” (manifesto, 24.9). Fra l’altro, il Generale Inverno porta buono.

Il titolo della settimana/2. “Un altro schiaffo dai giudici: Roggero deve restare in carcere” (Giornale, 15.9). Strano: è dentro da ben 2 mesi e deve scontarne solo 177 per duplice omicidio volontario. Dove andremo a finire, signora mia.

Il titolo della settimana/3. “Mirko Campochiari: ‘La guerra ibrida di Mosca corre sui media occidentali’” (Dubbio, 26.9). Ce la facciamo da soli e poi ci crediamo.

Il titolo della settimana/4. “Parla Kuperwasser: ‘Israele non accetta lezioni di moralità’” (Foglio, 16.9). Tranquillo, si vede a occhio nudo.

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