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Dino

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Inserito il - 31/12/2008 : 10:42:38  Link diretto a questa discussione  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Dino  Invia a Dino un messaggio Yahoo! Invia a Dino un Messaggio Privato Aggiungi Dino alla lista amici  Rispondi Quotando
Dal Tirreno di stamani 31/12/2008
Prima Pagina, pagina nazionale e cronaca di Grosseto:

PORTO S. STEFANO. La social card promessa da Berlusconi arriva regolarmente nele case degli aventi diritto che a richiedono. Ma non sempre funziona, anzi, a volte non è acettata dal pos per il semplice atto che non ha alcun credito. E' un rettangolo di plastica privo di valore e quando si va a pagare: si vivono situazioni imbarazanti e dolorose. Brutte avventure, e non solo di questo genere. Una delle quali è capitata alla badante della signora Rosa ****** di Porto S. Stefano che non ha potuto far altro che riporre sugli scaffali del supermercato la merce che aveva messo nel carrello. E tornare dalla sua assistita a mani vuote e mortificata. Ma andiamo con ordine. La Sig. Rosa, invalida e con la pensione minima, chiede il sussidio che le viene accordato.
Poco prima di Natale arriva il plico sigillatissimo con tanto di scritta «personale» che suona come la prima beffa per chi deve mandare altre persone a fare la spesa. Dalla documentazione manca il pin, il codice segreto da digitare come per il normale bancomat, ma viene assicurato che sarà recapitato al più presto. E così è. Qualche giorno dopo, tra la posta, la signora trova la busta con la combinazione per la sua carta. Tutto è pronto, non resta che trovare Ù negozio abilitato. Veloce giro di telefonate: qualcuno dice che non può effettuarlo, altri rimandano. Finché la Coop di via Lambardi si dichiara pronta. La signora scrive la lista della spesa, generi alimentari e detersivi Ad occhio è croce il valore della merce è molto inferiore ai 120 euro contenuti nella social card per il trimestre di ottobre, novembre e dicembre: l'aiutante può dunque andare tranquilla. Ma dopo pochi minuti a casa squilla il telefono. Chiamano dal supermercato per dire che la carta non passa. La signora detta il codice per verificare eventuali errori, ma niente da fare.
E, siccome la fiduciaria della Sig. Rosa non ha dietro i 48 euro spesi, non le resta che rimettere tutto a posto. «Il fatto racconta è che io qualche euro al mese lo prendo e alle spalle ho una famiglia pronta ad aiutarmi, ma cosa sarebbe successo ad una povera pensionata sola che riponeva tutte le sue speranze in quel piccolo sussidio?». Meglio non pensarci ma approfondire la questione sì, anche solo per principio. Così Rosa si è fatta forza ed è andata all'ufficio postale. Dove è venuto fuori che la carta è vuota,

il credito è pari a zero. «Mi hanno detto di ripassare tra qualche giorno ma non si può immaginare l'umiliazione provata. Mi sembrava di chiedere l'elemosina», dice la signora. Che, giunta a casa, ha subito chiamato il Caf di Orbetello. E da qui è emersa la sorpresa più amara: a vuotare il carrello nei negozi sono stati in parecchi perché, pare, la carta è stata promessa a tutti ma quelle «cariche» sono solo centomila. «Sono rimasta malissimo: ma cos'è, una lotteria? Non si illudono così le persone, non si gioca con i bisogni reali della gente che aspetta questi pochi soldi non certo per comprare beni voluttuari».
Ma il travaglio della social card è anche di altra natura. Una signora, sempre di Santo Stefano, non potendo camminare deve delegare la figlia. Roba veloce, vista l'esiguità della somma? Ma nemmeno per sogno! La delegata ha già fatto un passaggio sennza esito all'anagrafe del Comune e ora deve recarsi al sindacato che riapre l'11 gennaio: «Ma non so se andrò avanti, mia madre non è mai stata fortunata, figuriamoci se rientra nei centomila con la carta funzionante!»
Paola Tana



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