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Dino
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MISSILI BALLISTICI
Editoriale di Marco Travaglio
18 ottobre 2026
Mentre festeggiamo con Guido Crosetto la lieta novella che ha finalmente trovato casa a canone calmierato al Comando dei Carabinieri e non dovrà unirsi alla protesta degli altri senzatetto nelle tende contro il suo governo, ci incuriosisce la sua intervista alla Bbc. Lì rivela che “Putin non si fermerà all’Ucraina”, anzi “prepariamoci ad altre follie” perché “la maggior parte del bilancio russo è ormai investita in armi e spese militari. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati?”. Infatti. Peccato che, come ex presidente dei costruttori di armi e superconsulente di Leonardo, Crosetto abbia passato la vita a ripetere che le armi non servono solo a scatenare guerre, ma anche a difendersi da guerre scatenate da altri o a spaventarli affinché non ne scatenino (la famosa “deterrenza”). Vale solo per le nostre o anche per quelle russe? E poi l’anno scorso i Paesi europei hanno speso in armi e difesa oltre 450 miliardi (prima di iniziare a finanziare i piani di riarmo Ue&Nato), contro i 150 della Russia: se la propensione a scatenare guerre dipendesse dall’entità delle spese militari, i timori russi per un attacco dall’Europa dovrebbero essere tripli rispetto ai timori europei di un attacco dalla Russia. Tantopiù che negli ultimi due secoli gli europei – italiani inclusi – hanno invaso la Russia quattro volte (con Napoleone, con la guerra di Crimea, con le truppe a sostegno degli zaristi contro i bolscevichi e con Hitler e Mussolini), senza esserne mai stati invasi.
Crosetto è affranto perché i popoli europei non vogliono più buttare miliardi in armi e aiuti all’Ucraina a causa della “disinformazione russa” che li suborna con “narrazioni volte a indebolire il clima politico ostile alla Russia”. E, di grazia, chi ha deciso che creare un clima politico ostile alla Russia è cosa buona e giusta? Per noi ciascuno è libero di creare climi politici ostili o favorevoli a chi gli pare. Ma, visto che le leggi italiane puniscono chi crea un clima politico ostile agli altri popoli (vedi legge Mancino e ddl Antisemitismo), va punito anche chi lo fa contro i russi. In ogni caso, la stragrande maggioranza degli italiani è contraria a buttare soldi per il riarmo e per Kiev non per le balle che le racconta Putin, ma per quelle che le raccontano i capi di Ue&Nato. L’altroieri il comandante Nato Grynkevich ha annunciato che “siamo pronti a combattere con la Russia e a vincere anche subito”. Ottima notizia, ma allora perché dovremmo riarmarci fino al 5% del Pil (oggi siamo poco sopra l’1,5%), che per l’Italia significa passare da una trentina a oltre 100 miliardi l’anno? E, in base all’Equazione Crosetto “riarmo=guerra”, quando arriviamo a 100 miliardi che facciamo: invadiamo la Svizzera?
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Dino
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Inserito il - 19/10/2026 : 05:19:36
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MA MI FACCIA IL PIACERE
Editoriale di Marco Travaglio
19 ottobre 2026
Il mitomane/1. “Se entro in Parlamento, entro coi miei voti… Torneremo in Parlamento grazie ai voti di Italia Viva” (Matteo Renzi, leader Italia Viva-Casa Riformista, X, 16.10). Quindi scampato pericolo.
Il mitomane/2. “Se volete scommettere sul futuro è utile ascoltare Travaglio e poi sapere che accadrà esattamente il contrario” (Renzi, ibidem). Strano, non ricordavo di essermi ritirato dal giornalismo nel 2016.
Il mitomane/3. “Ricordate come riuscì a resuscitare Berlusconi durante un celebre duello da Santoro?” (Renzi, ibidem). Infatti, dopo il celebre duello, B. dimezzò i voti. Poi il Pd lo riportò al governo con Letta e Renzi ci fece il Patto del Nazareno, la riforma elettorale, quella costituzionale e tante altre belle cosucce.
Telefono Azzurro. “Il nostro bambino ha il mio cognome. Non è un dettaglio amministrativo. E’ una rivoluzione culturale” (Silvia Salis, lanciatrice del martello e sindaca di Genova, sul suo libro appena uscito, 13.10). Apperò: mo’ me lo segno.
Due gocce d’acqua. “Non è Delmastro, è Montesquieu” (Riformista, 17.10). Celebre il suo bestseller “Lo spirito delle bisteccherie”.
Foglietto. “Un Conte eterodiretto dalla tetra accozzaglia di Travaglio è destinato a essere testardamente disunitario”, “C’è un giornale che detta la linea al leader del M5s, dileggia Schlein, detesta i riformisti del Pd. Un giornaletto a suo modo rivoltante e divertente” (Giuliano Ferrara, Foglio, 17.10). Dati Audipress di agosto 2026: il Fatto terzo giornale generalista d’Italia con una diffusione di 68.166 copie giornaliere (+23,9% in un anno, +3,6% in un mese); il Foglio non pervenuto.
La spia che venne dal freddo. “Frigoriferi spenti dagli hacker: la Francia sospetta di Mosca. Le indagini guardano a est” (Repubblica, 14.10). “Gli hacker russi prendono la Francia per la gola? Un cyber-attacco ha colpito frigoriferi e freezer di oltre 500 supermercati. Secondo gli esperti è possibile che a compiere il blitz sia stato ‘un attore statale’ (cioè la Russia)” (Dagospia, 13.10). Apri il frigo e ti esce Putin.
Che lingua che fa. “La Salis mi ha fatto una bellissima impressione, l’ho trovata bravissima, poi è anche bellissima, perfetta, tutta in ordine, regale, pazzesca” (Luciana Littizzetto, Che tempo che fa, Nove, 11.10). Poi dicono che la satira è morta.
La lingua di Ollio. “Alan Frideman: ‘Silvio non gradì il libro su di lui’” (Corriere della sera, 10.10). Non lo leccava abbastanza.
La lingua del Merlo. “Non sono mai stato renziano” (Francesco Merlo, Repubblica, 15.10.26). “Mogherini, Boschi, Madia, Guidi, Lanzetta e Pinotti non sono le rose del ventennio, né le lupe di Silvio e neppure le amazzoni di Bossi. Sono invece la dolcezza della gens nova… rassicuranti e pacificanti custodi dell’irruenza del capo… Ma poiché nella danza non c’è solo chi conduce, ma anche chi seduce, Renzi… ha imposto al passo lento di Napolitano il suo peso di libertà a volte baldanzosa e a volte birichina… È l’allegria del rilassamento, l’evviva del dopo-partita, la felicità della vittoria. Un presidente del Consiglio così raggiante è una novità per l’Italia… Solo grazie alla prudenza di Napolitano che lo ha dosato e sorvegliato, Renzi è rimasto l’attor giovane con il bellissimo torto di prendersi il futuro… Sorridono sia l’uomo della politica sia quello dell’antipolitica, il principe Ippolito e il garibaldino Lando… Il vecchio e il giovane, appaiando la spada che ferisce e separa con la spada che cuce e ripara hanno tenuto a battesimo la nuova classe dirigente” (Merlo, Repubblica, 22.2.14). Pensa se era pure renziano.
Campo larghissimo. “Se Giorgia lancia la sfida su Kiev”, “La posizione di Meloni è un elemento non banale di tenuta” (Alessandro De Angelis, Stampa, 15.10). “Brava Meloni per la fermezza” (Merlo, Repubblica, 16.10). “Fortunatamente l’Italia mantiene la sua posizione… appoggiando Kiev… Questa tenuta è dovuta alla leadership di Meloni sulla destra” (Ezio Mauro, Repubblica, 18.10). Meno male che Giorgia c’è.
Ingolfato. “Di Maio: ‘Meloni? Molto apprezzata nel Golfo’” (Libero, 11.10). Di Napoli.
Chiarezza. “Di Maio: ‘Serve chiarezza in politica estera’” (Foglio, 16.10). Tipo chiedere di uscire dalla Nato e un referendum per uscire dall’euro, poi diventare draghiani.
Piercasinando. “Casini: ‘Mi fermo, dopo 44 anni dirò addio al Parlamento” (Corriere della sera, 11.10). Non sarà un po’ presto?
Il Firmatutto. “Mattarella firma la legge elettorale e accelera il verdetto della Consulta” (Stampa, 10.10). “Rispetto per la Consulta e distinzione tra i poteri. Così il Quirinale ha accelerato” (Corriere della sera, 10.10). Ecco perché ha firmato la porcata in meno di 24 ore: perché così la Consulta lo boccia prima. Furbo, lui.
L’ideona. “Mattarella: ‘Difesa comune per rafforzare la Nato e ripristinare equilibrio rispetto alla postura della Russia’” (Repubblica, 16.10). Basta comprare 6.200 testate nucleari, che ci vuole?
Il titolo della settimana/1. “Il centrosinistra non ama la vittoria. Io sì” (Silvia Salis, Sette-Corriere della sera, 16.10). “Quindi lei è di centrodestra?” (Zerovirgola, X, 17.10).
Il titolo della settimana/2. “Roggero scrive una lettera dal carcere: ‘Stare dentro quattro mura è devastante’” (Stampa, 12.10). Pensa a quei due che hai ammazzato e stanno sottoterra.
Il titolo della settimana/3. “La Procura di Roma vuole rovistare tra le chat di Mulé in cerca di indizi di reato” (Foglio, 16.10). Praticamente vuole fare il suo mestiere di indagare.
Il titolo della settimana/4. “Perché la crisi di Sinner è anche la nostra” (Raffaella Silipo, Stampa, 4.10). Chi è che non ha un patrimonio di almeno 100 milioni di euro a Montecarlo?
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IL CAFFÈ RENDE NERVOSI
Editoriale di Marco Travaglio
20 ottobre 2026
Ora che arriva la resa dei conti nelle piazze e gli euro-sgovernanti guerrafondai vedono avvicinarsi i forconi, i loro trombettieri disperati tentano il tutto per tutto. Con l’effetto tipico della disperazione: la comicità involontaria. Ogni giorno ritoccano al ribasso il calcoletto minimalista su quanto poco ci costi finanziare la guerra in Ucraina: così poco che conviene farla durare almeno altri dieci anni. Per Libero è “un caffè al mese a testa”. Per Parsi in quattro anni è stato “50 euro a testa, meno di una pizza in due a Milano”. Il premier lettone Kulbergs opta per “una birra all’anno per ogni europeo”. E vien da chiedersi quali bar, pub e pizzerie frequentino questi geni per farsi rapinare così. Ma Francesca Paci, sulla Stampa, mette le cose a posto: “25 centesimi al giorno per ogni europeo” e “mezzo caffè per gli italiani”. Un affarone. Il trucchetto è semplice e praticabile con qualsiasi spesa pubblica, anche per quelle utili come sanità, pensioni, scuola, sicurezza ecc.: minimizzare il dividendo, cioè il numero di partenza, e gonfiare il divisore, per abbassare il più possibile il totale. Qui il divisore sono i 452 milioni di abitanti dell’Ue, inclusi i minori e gli incapienti che non pagano tasse, a loro volta divisi per i giorni (e perché non le ore o i minuti?). Ma il bello è il dividendo: i 216 miliardi forniti nel 2022-’26 dai Paesi Ue a Kiev tra finanziamenti e armamenti, almeno quelli ufficiali (in Italia le armi sono segrete).
Peccato che i costi della guerra che si vuole prolungare all’infinito non siano solo questi. E i miliardi che spendiamo per accogliere e sussidiare i 4,5 milioni di profughi ucraini che vivono qui? E i 155 miliardi che Zelensky ha appena chiesto per fare la guerra anche nel 2027, dopo aver scoperto un imprevisto “buco di bilancio” (lì si ruba a man bassa) e che l’Ue sta cercando affannosamente sotto qualche mattonella dopo averne appena stanziati 90? Gianandrea Gaiani, su Analisi Difesa, aiuta i fact-checker dormienti con altre vocine di bilancio, dette anche auto-sanzioni alla Russia: i costi delle mancate esportazioni sul mercato russo e soprattutto quelli della rinuncia parziale all’energia russa (gas, petrolio e gasolio), che diventerà totale nel 2027 ed è la prima causa dell’impazzimento delle bollette prima della guerra all’Iran. Fino al 2022 il gas ci arrivava via gasdotti senza limiti e a prezzi bassi: ora lo compriamo razionato e liquido ai costi mostruosi di mercato. E il gasolio è alle stelle anche grazie a Zelensky, che seguita a bombardare le raffinerie russe con i nostri missili. Senza contare la deindustrializzazione, l’inflazione e il crollo dei consumi, con meno Pil, più disoccupati, più sussidi statali per sostenerli, tassi d’interesse più alti e più interessi sul debito. Il mezzo caffè più salato della storia.
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I MARANZA PUTINIANI
Editoriale di Marco Travaglio
21 ottobre 2026
L’altra sera ho scartato una vignetta di Natangelo su un Putin preoccupato perché, dopo un paio di giorni di piazze in fiamme, nessuno gli aveva ancora dato la colpa. Va bene che la satira deve esagerare, mi son detto, ma non esageriamo. E mal me ne incolse: i giornali di ieri sono pieni di “Ha stato Putin” per le rivolte dilaganti in tutta Europa. La polizia brancola nel buio, gli 007 non sanno dove girarsi, ma il senatore Borghi (il più comico, quello renziano) ha già risolto il caso: “I disordini non sono casuali, qualcuno può averli incanalati”. Indovinate chi? “L’interesse della Russia è infilarsi come il sale sulle ferite delle pubbliche opinioni per… diminuire la coesione dei Paesi che sostengono l’Ucraina… Tutto questo fa il gioco del Cremlino”. Hai capito chi c’è dietro i dodicenni spaccatutto e i maranza putiniani? Anche la pidina Lia Quartapelle evoca “potenze straniere”. E appena dal centrosinistra piove una scempiaggine, Crosetto s’ingelosisce: lui lo dice “da quattro anni”, purtroppo “inascoltato”, che questa “è la guerra ibrida che qualcuno porta nelle nostre nazioni con strumenti non convenzionali, che si chiamano TikTok, social, YouTube, senza che l’Occidente se ne renda conto e reagisca”. Forse perché sono tutti social americani, a parte TikTok che nasce cinese, ma negli Usa è stato appena nazionalizzato. Può mancare Libero? No: “Russi e iraniani soffiano sulle rivolte. Il movimento di protesta si trasforma in un’arma”. E il Riformista? No: “Ottobre russo. Chi manovra il conflitto permanente?”. E De Angelis sulla Stampa? No: “Qualche mago del Cremlino come Dugin inneggia alla rivolta”, senza scordare i NoVax, che si portano su tutto.
In fondo è rassicurante. Siccome gli europei detestano i propri sgovernanti e non sanno più come dire che li vogliono fuori dai piedi, quelli dovrebbero giustificare i loro ciclopici fallimenti e andare a nascondersi: molto più comodo di battere il mea culpa sul petto di Putin. Perdono voti a rotta di collo? È Putin che trucca le elezioni. Crollano nei consensi? È Putin che trucca i sondaggi. Le piazze li insultano? È Putin che le riempie. Macron riuscì persino a sostenere che il video di Brigitte che lo prendeva a sganassoni sull’aereo era un fake della propaganda russa. E Sánchez, subito smentito dalla sua polizia, ha raccontato che tutti quei marocchini a Ceuta li mandava Putin. Tesi peraltro copiata da Crosetto, che attribuì il raddoppio degli sbarchi in Sicilia in èra Meloni agli spingitori della brigata Wagner, puntualmente sbugiardato dai suoi Sservizi. Putin è come la nonna o la zia morta per gli studenti somari che non hanno fatto i compiti. Se non esistesse, o fosse morto (con tutte le malattie letali che ha, c’è da stupirsi che sia ancora vivo), lo inventerebbero uguale identico.
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UNA NUOVA YALTA
Editoriale di Marco Travaglio
22 ottobre 2026
“Stiamo andando verso la fine della guerra”. Stavolta non lo dice Trump o Zelensky per ragioni elettorali: lo dice Putin, che mente come gli altri, ma di solito misura un po’ più le parole, anche perché il consenso non è un suo problema. Sarà vero? Lo capiremo presto, ma l’impressione è che qualcosa si muova. Come nella primavera del 2022 coi negoziati di Istanbul subito dopo l’invasione, quando sia Mosca sia Kiev ostentavano ottimismo e si lodavano a vicenda per la buona volontà. Poi su quel tavolo, che doveva ancora sciogliere un paio di nodi belli spessi, calò il veto anglo-americano. Ora a riannodare i fili alla luce del sole sono i mediatori di Trump e sotto traccia quelli del Papa, con le telefonate a Putin e a Zelensky e le missioni a Mosca dei cardinali Gallagher e Zuppi. La Ue, al solito, non tocca palla, ma questo è un bene: non ha ancora neppure un mediatore e in quattro anni e più ha fatto solo danni. Però i Paesi che contano – Francia, Germania e Regno Unito – erano al tavolo di Witkoff e Kushner a Miami e digerito il loro piano. Che Trump ha imposto a Zelensky con la minaccia di levargli l’intelligence satellitare e di non vendere più agli europei le armi che poi gli regalano. E che è la cosa meno misteriosa e più prevedibile del mondo.
La Russia si tiene quello che ha preso e qualcosa che sta per prendersi, garantendo l’integrità del restante 79% di Ucraina. Kiev non entra nella Nato (nell’Ue si vedrà, ma tira brutta aria). Le sanzioni a Mosca vengono annullate progressivamente. Gli asset russi sequestrati dall’Ue vengono in parte restituiti ai legittimi proprietari e in parte investiti in affari comuni fra Mosca, Ucraina e chi altri ci sta. Kiev riduce l’esercito e l’industria militare. Per metterla al riparo da eventuali nuovi attacchi, Usa e Ue inventeranno qualcosa di simile all’articolo 5 Nato, per quel che vale e per chi vi aderirà (pacche sulle spalle e belle parole). Un segreto di Pulcinella che, se e quando sarà firmato, imporrà una domanda agghiacciante: quanti morti e rovine in Ucraina e disastri economici in Europa si sarebbero evitati siglandolo uno, due, tre, quattro anni fa? Tutti sapevano da subito che sarebbe finita così. Ma molti – soprattutto nell’Ue e a Kiev – hanno preferito credere alla loro propaganda per salvare la faccia e la poltrona. In ogni caso, neppure un’intesa finalmente firmata e il silenzio delle armi basterebbero a risolvere il problema. L’Est Europa è una polveriera dalla fine della Guerra fredda, a cui purtroppo non seguì una pace almeno tiepida. Serve una nuova conferenza tipo Helsinki 1975, che risolva tutte le questioni di sicurezza aperte: per tutti, anche per la Russia. Possibilmente preceduta da una nuova Yalta fra gli Usa, la Cina, la Russia e – ove mai esistesse – la Ue.
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L’INVIDIA DELLE PENE
Editoriale di Marco Travaglio
23 ottobre 2026
Siccome non sa neppure cosa sia la sicurezza – cioè la certezza delle pene, che però non conviene a lorsignori – lo sgoverno continua a sfornare nuovi reati: 57 in quattro anni, più 60 aggravanti, in ben 8 decreti Sicurezza. E l’unica sicurezza che ha aumentato è quella del caos. Eppure nel centrosinistra c’è qualche genio (la spensierata Madia) che vorrebbe votare con questi dementi una legge “bipartisan” per vietare i social ai ragazzi sotto i 14 anni: ennesima grida manzoniana a effetto zero, salvo piantonarli e pedinarli a uno a uno per controllare che non usino i social di parenti o amici più grandi. Senza contare che solo un sadomasochista può associarsi in Parlamento a chi ha appena tentato di trasformare l’Italia in una succursale del Cile di Pinochet dando poteri d’indagine e di arresto ai militari e, col Guardagingilli Carletto Mezzolitro, promette “più carceri per minorenni” dopo i fiaschi collezionati su quelle per maggiorenni. Per fortuna siamo sempre a metà strada fra la tragedia e la farsa, fra l’horror e il cinepanettone. Basti pensare che l’ultimo reato della premiata ditta, punito fino a 5 anni di carcere, è la “partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche”, come se finora spaccare tutto in piazza fosse consentito o addirittura consigliato. Invece è già punito dalla notte dei tempi dall’art. 419 del Codice penale, e molto più severamente: fino a 15 anni per gli “atti di devastazione e saccheggio”, con aggravanti fino a 20 per le “pubbliche manifestazioni”. Quindi conviene il nuovo reato, non quello vecchio. E sorvoliamo su paradossi giuridici come il “fermo preventivo” (prima che tu faccia il reato già sanno che lo farai) e l’arresto in “flagranza differita” (ti prendono dopo, ma è come se fosse durante), perché sono materia psichiatrica.
Poi ci sono i vecchi reati spacchettati per farli sembrare nuovi. Tipo l’omicidio: nel menu à la carte sono entrati il femminicidio, l’omicidio colposo stradale, quello sul lavoro e quello nautico (ove mai qualcuno pensasse che in luoghi bagnati o umidi sia consentito). Quello stradale lo inventò Renzi, con pena massima di 18 anni: quasi quella dell’omicidio volontario. Così, se la vittima è ancora viva sull’asfalto, al pirata della strada conviene ammazzarla ripassandole sopra due volte per evitare che lo identifichi e lo denunci. Idem per la violenza sessuale: le pene massime sono così simili a quelle dell’omicidio che a qualche stupratore verrà il trip di ammazzare la donna per non esserne denunciato. Non male anche l’aggravante per tutti i reati se commessi in metropolitana, in stazione “o nelle immediate vicinanze”: così, nel caso, lo stupratore trascina la vittima a debita distanza. È l’ultimo modello della pena di morte: quella che i delinquenti li fa morire dal ridere.
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