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Inserito il - 20/02/2013 : 23:23:32
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da quiTrento
Prostituzione L’Argentario vuole legalizzarla
QuiTrento Stefano Piffer 14/02/2013 11:00
Quello della prostituzione è un argomento sempre all’ordine del giorno. La mozione che il Consiglio Circoscrizionale dell’Argentario ha votato all’unanimità di legalizzarla e tassarla apre la possibilità a ulteriori confronti politici e di opinione.
La mozione votata recentemente all’unanimità durante il Consiglio Circoscrizionale dell’Argentario sulla legalizzazione e tassazione della prostituzione riapre la finestra su questo fenomeno in Trentino. In molti si sono stupiti che proprio da una riunione di rione sia emersa una tematica così forte, segno comunque dell’interesse e della portata di questo aspetto. La decisione – o meglio in questo caso la costrizione – di vendere il proprio corpo è stata fotografata nei giorni scorsi durante una giornata formativa dedicata agli operatori del sociale e alle forze dell’ordine. In Trentino sono circa un’ottantina la prostitute negli appartamenti, mentre sono circa quaranta coloro che abitualmente esercitano in strada. Solo pochissime donne che lavorano in appartamento, sostiene la Polizia di Stato, sono oggetto di sfruttamento, mentre lo è almeno il 10% di chi è in strada. I numeri poi cambiano a seconda ovviamente delle stagioni: le prostitute in strada sono più numerose in primavera ed estate, mentre in questi giorni di freddo rigido sono più rare. I luoghi a Trento sono quelli noti negli anni: via Brennero, ma anche via Bolzano e via Paludi, dove non sono pochi gli appartamenti in cui si esercita il piacere a pagamento. Sempre per quanto riguarda i numeri, sono state individuate almeno 120 case sospette in cui si eserciterebbe il mestiere più antico del mondo e, in molti casi, il proprietario è all’oscuro di quello che accade all’interno dell’abitazione che ha concesso in affitto. In strada ci sono quasi esclusivamente straniere, soprattutto nigeriane che spesso salgono dalla vicina Verona, ma anche rumene ed albanesi. Proprio queste ultime hanno patito negli anni le condizioni più dure, visto che fino a poco tempo fa erano oggetto di violenza fisica da parte degli sfruttatori che solo recentemente hanno iniziato ad adottare metodi più morbidi. Non per buon cuore, ma perché hanno capito che fare del male a una ragazza potrebbe essere controproducente. In casa invece, sul centinaio di persone individuate, una decina sarebbero italiane, mentre le restanti arriverebbero per lo più dall’America Meridionale. Sul fronte dello sfruttamento, la dinamica è tristemente la solita. Le donne, provenienti da contesti difficili e con evidenti difficoltà economiche, vengono allettate con la promessa di un lavoro sicuro. Arrivano in Italia, dopo aver pagato migliaia di euro e alla fine si ritrovano in strada, tenute in scacco dai protettori. La prostituzione è peraltro un mercato florido. Secondo le stime di Transcrime, nella regione Trentino Alto Adige, girano ricavi fino a 250 milioni di euro. A confortare almeno parzialmente, il fatto che in Trentino non si può parlare di criminalità organizzata locale, ma non per questo è consigliabile abbassare la guardia. Anche per questo le forze dell’ordine mantengono costantemente le antenne alzate, visto che il rischio più grosso è legato alla possibilità che da noi entri una criminalità dall’esterno, dalle regioni confinanti. La portata del fenomeno è ben chiara anche all’assessore alle politiche sociali del Comune di Trento Violetta Plotegher che ha parlato delle situazioni che vengono portate alla sua attenzione: “Da noi arrivano le condizioni più disperate. Si parla di donne che vogliono uscire dalla tratta e che hanno vissuto in condizioni di totale prostrazione. Sono sollevata nel vedere che in città ci sono ragazze che hanno la forza di ribellarsi ai loro aguzzini, anche se non sono moltissime quelle che ce la fanno ad alzare la testa e a denunciare questa penosa condizione. Devono sottostare a ricatti terribili e disumani da parte di vere e proprie organizzazioni criminali”. Per regolamentare il fenomeno potrebbero servire le case chiuse? “La mia opinione è che questo fenomeno è molto diffuso anche nel segreto degli appartamenti e quello che vediamo sulle strade è solo l’aspetto più disperato ed evidente. Non vedo Trento organizzata con quartieri con sexy house o trasformata in una piccola Amsterdam. Posso comprendere il desiderio di regolamentare una situazione sicuramente difficile e spinosa, anche dal punto di vista fiscale, ma c’è un altro ambito che deve essere analizzato. Ossia? Quello del rapporto uomo/donna e quello del dare un valore alla dimensione della sessualità. Un paese che vede sfruttare ragazze che provengono da mondi impoveriti per soddisfare l’impulso sessuale di alcuni uomini, non è certamente un paese civile. La Legge Merlin, che nel ’58 ha cancellato le case chiuse, è una buona legge? La Legge Merlin ha riconosciuto la libertà della persona di agire nella sua intimità, sancendo la non punibilità di chi sceglie di prostituirsi in modo volontario. La Legge invece stigmatizza i comportamenti di sfruttamento e manipolazione. Che si riesca a togliere questa modalità di soddisfare la propria sessualità a un pubblico generalmente maschile, proteggendo le situazioni di fragilità, è tuttavia più difficile. Sul fronte della salute, invece? Io capisco la volontà di regolamentare, ma non si creda che, con la riapertura delle case chiuse, si diano risposte sul fronte della salute pubblica. Infatti l’agente principale della malattie sessualmente trasmissibili è spesso il cliente. E dunque, un’eventuale regolamentazione dovrebbe essere fatta con una certa logica. Cosa fare dunque? Vorrei che ci fosse un’alta attenzione alla tutela delle persone che possono essere fragili, che ci fosse un coinvolgimento delle associazioni e delle forze dell’ordine che hanno capacità di distinguere se l’esercizio della professione è libero e quando invece è oggetto di sfruttamento o di tratta.
l'argentario si, ma del Trentino 
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