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gozzo
Utente Maestro
  
    

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Inserito il - 03/10/2013 : 10:54:41
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LA EX GRILLINA DICE SÌ A LETTA E I 5 STELLE LA COPRONO DI INSULTI Andrea Malaguti per "La Stampa"
Ah no, questo poi no». Al senatore Gianluca Castaldi gli si gonfia la vena. Diventa rosso, si trasfigura. E l'espressione del suo viso lascia improvvisamente immaginare una personalità diversa. Effimera. Aliena. Pericolosa. Provvisoria. Abbandona i banchi del Movimento Cinque Stelle come se fosse attratto da una forza soprannaturale e parte alla carica verso il lato sinistro dell'emiciclo.
Sguaina il dito come se fosse una pistola e lo punta dritto al centro della fronte fu-collega, ora trasmigrata al gruppo misto, Paola De Pin. Le grida: «Non hai nessun diritto di stare qui. Vattene fuoriiiiiiiii». O forse - è questa la tesi presumibilmente superfetata di alcuni senatori vicini alla scena - «ti ammazzo, esci fuori». «Mai detto», giurerà Castaldi.
In ogni caso la insulta, di certo la spaventa, confortato dal coro «venduta, venduta» intonato dai suoi colleghi-cittadini, ma confermando, involontariamente, la non infondatezza della tesi espressa dalla De Pin. «Fanno tanto i puri, ma il Movimento è diventato una continua istigazione alla violenza». Idea interessante ed evidentemente discutibile. Ma che c'entra tutto ciò col caos sgangheratamente rivoluzionario del Giorno del Giudizio?
In effetti non un granché. Ma in questa ventiquattrore piuttosto delirante, in cui il mondo berlusconiano sembra schiantarsi a terra come un passero colpito da una doppietta, anche il pianeta Grillo decide di ritagliarsi un suo surreale teatrino. Succede al momento delle dichiarazioni di voto, quando l'inquieta senatrice De Pin si alza in piedi a spiegare perché, con la morte nel cuore, voterà la fiducia al governo Letta.
Negli ultimi tempi la sua mente è stata una palude stagnante, adesso è di nuovo un fiume in piena. Decide di tracimare addosso ai Cinque Stelle, che all'inizio dell'intervento la spiano muti di rabbia, o forse di compassione, per il suo successo rubato.
«Andare per la quarta volta al voto con l'attuale sistema sarebbe una irresponsabilità senza precedenti. Non siamo arrivati qui per salire sul tetto di Montecitorio o per insultare i colleghi dissenzienti, come fanno quelli che, con la scuse della fedeltà ad un pezzo di carta, hanno tradito gli elettori alla ricerca di un cambiamento». Fuori tema? Fuorissimo. Ma che importa. Esplode il marasma. Uno in più uno in meno che cambia in una mattinata così?
Mezzo Senato applaude, i Cinque Stelle ruggiscono, lei crolla in un pianto irrefrenabile e butta le braccia al collo alla collega Adele Gambaro dissidente a sua volta. Si è sfogata o più precisamente, come dirà più tardi: ha sbroccato. «È da un sacco di tempo che ricevo minacce e non ne ho mai parlato». Perché? «Per paura. Come succede a molti nel Movimento. Mail di insulti. Telefonate. A me e alla mia famiglia». Pressione, tensione, esplosione.
Lo stesso procedimento che manda in trance Castaldi quando attacca la De Pin con una voce così minacciosa da farle vibrare le costole. La De Pin lo guarda quasi senza vederlo. «Non credo che mi abbia minacciato di morte. Non ho sentito». Era in trance. Sconvolta. Impreparata a quel tifone emotivo. E forse anche al ruolo.
«Non sono una politica navigata». Ma se i suoi ex amici la lapidano (non tutti, «la violenza, anche solo verbale è inaccettabile», scrive su Facebook il senatore Campanella), anche Enrico Letta, il primo ministro, si schiera in sua difesa, senza riuscire a smorzare il tentativo Cinque Stelle di incutere timore all'Aula. Eppure oggi basterebbe toccarli per farli crollare come una montagna di lattine impilate male.
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