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sipaman
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Inserito il - 17/09/2014 : 16:08:01
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Fonte: IL TIRRENO 17 settembre 2014Rubrica: Economia Negozi, dietrofront Mai più aperti nelle feste principali Il Parlamento sta per approvare la controriforma sugli orari Natale, 1° maggio e altri 10 giorni a riposo, deroghe per il turismo di Stefano Bartoli Alla fine sarà un parziale dietrofront. Un colpettino alla liberalizzazione completa decretata dal governo guidato da Mario Monti, con la conseguenza che, in occasione delle 12 principali festività civile e religiose, lo shopping sarà vietato, o comunque bisognerà informarsi se, dove si vuole andare a fare acquisti, è in corso una delle sei giornate di deroga previste dalle nuove regole. Insomma, il mondo del commercio vede all’orizzonte un nuovo cambiamento e stavolta lo deve ad un complesso lavoro di sintesi tra almeno quattro specifiche proposte di legge presentate da Pd, Forza Italia, Movimento 5 Stelle, a cui si aggiunge un progetto di iniziativa popolare promosso da Confesercenti e Conferenza episcopale italiana. Un lavoro complesso svolto da Angelo Senaldi, deputato varesino del Pd che ha raccolto l’eredità dal collega Dario Nardella, ora sindaco di Firenze. Giorni intoccabili. Quindi, diventano intoccabili, commercialmente parlando, una dozzina di giornate come Natale e Capodanno, Pasqua e Pasquetta (a parte pubblichiamo l’elenco completo), ma, come spiega al Tirreno lo stesso relatore Senaldi, «si è cercato di salvaguardare anche le esigenze di alcune località specialmente turistiche: non si può infatti chiedere ai negozi di Marina di Carrara di restare chiusi per Ferragosto». «Il percorso è ancora lungo - prosegue il deputato - e il primo passaggio cruciale avverrà nei prossimi giorni con il voto presso la Commissione Attività Produttive di Montecitorio, dopodiché si passerà al voto dell’aula e a quello del Senato». Nei quattro principali articoli che sono alla base del provvedimento, ci sono ovviamente l’elenco delle festività e le deroghe e la possibilità del Comune di farsi promotore di altre festività coinvolgendo gli altri soggetti interessati del territorio, di interventi relativi ad altre festività. Si parla anche della cosiddetta “movida” nel senso della tutela delle zone a più alta densita abitativa ed è infine previsto un sostegno ai piccoli negozi di vicinato. Posizione di attesa. Ricordando che stiamo parlando di una proposta di legge, le prime reazioni sono comunque abbastanza prudenti. A cominciare da quella di Unicoop Tirreno, il colosso della grade distribuzione con 113 punti di vendita tra Toscana, Lazio, Campania e Umbria. Dalla sede di Vignale Riotorto sono molto chiari: «Aspettiamo di vedere il testo, anche se siamo sempre stati favorevoli alla chiusura nei giorni più importanti sia laici che religiosi, a patto che questo valga per tutti». Massimo Vivoli, presidente regionale e vice-presidente nazionale di Confesercenti, auspica invece un ritorno all’equilibrio pre-Monti, visto che non si è né rilanciato l’economia, né creato altri posti di lavoro, ma anzi, abbiamo assistito ad una strage di negozi». Da parte sua il direttore generale di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni, replica sottolineando «l’impostazione liberale della sua organizzazione, per cui all'imposizione di un obbligo preferiremmo sicuramente che la materia venisse lasciata alla discrezionalità dell'impresa. Il nostro è però un settore in cui, per garantire il pluralismo distributivo, è ancora opportuna una pur minima regolamentazione del settore. Giudichiamo quindi positivamente l'intento della proposta anche se siamo perplessi sulla effettiva applicabilità». Rebus grillino. Nel dibattito resta da vedere anche che cosa penseranno gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, la cui proposta di legge è stata accolta molto parzialmente: loro avevano chiesto di prevedere un quarto dei negozi aperti per ogni tipologia merceologica per ognuna delle domeniche del mese.
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