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gozzo
Utente Maestro
  
    

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Inserito il - 29/08/2008 : 17:54:01
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Peppino Caldarola per “Il Riformista” Sarà Enrico Letta l'Obama bianco italiano? La lunga estate calda del giovane leader, culminata con la nuova edizione della kermesse generazionale Vedrò, è servita a lanciare definitivamente la sua candidatura alla guida del Pd. Molti pensavano che il giovane Letta si sarebbe accontentato del fattore tempo per gettarsi nella mischia. Circondato com'è di ultracinquantenni bolliti, a Letta junior basterebbe aspettare. Fra gli aspiranti successori di Veltroni, è quello che ha più credenziali.
È giovane, ha fatto un'utile esperienza di governo, è autonomo ma con un buon rapporto con D'Alema, si è tenuto alla larga dalle faide, ha attorno una squadra di giovani intellettuali. Indicando Pippo Baudo come portavoce si è iscritto persino nell'album di famiglia nazional-popolare. Sulla carta un candidato ideale. A differenza di altri, nel suo curriculum c'è persino la scelta coraggiosa di aver sfidato Walter, e l'impopolarità, al tempo delle primarie. La stella di Enrico splende a mano a mano che declina quella di Veltroni.
In pochi mesi Letta ha chiuso la partita con Franceschini (chi pensava che nella partita ci fosse Fioroni non ha capito la partita).L’indolente Dario si era messo come un rentier ad aspettare che quei quattro soldi investiti sull’ex sindaco di Roma lo portassero ad un fruttuoso taglio di cedole. Dopo il primo,e forse ultimo, anno veltroniano, di Franceschini ormai non c’è più traccia e la competition fra i due giovani della Margherita, tutti e due ex popolari, si è chiusa a favore di Letta, l’Obama de noantri.
Mentre i prodiani strepitano e fanno la fronda e i dalemiani si organizzano, Letta junior mette a segno un paio di colpi. Il primo in netta controtendenza rispetto all’antiberlusconismo light di Veltroni.Nel pieno di una ripresa polemica contro il Cavaliere,mentre l’intero Pd sogna la fronda leghista per indebolire il capo del governo, Enrico Letta rilancia la fine dell’antiberlusconismo.
Se il Pd del Veltroni declinante chiama alle armi,il futuro Pd del candidato Enrico chiama alla ragione e al merito della contesa. Come lo scorso anno, anche questa estate Letta convoca il suo convegno bipartisan di quarantenni per sfidare la gerontocrazia dei cinquantenni bolliti. E a chi affida l’intervento cruciale? A Giulia Bongiorno che, con gessetto e lavagnetta, spiega la riforma della giustizia imperniata sulla divisione delle carriere,cioè sul punto più dolente di un Pd che non riesce a divorziare dai giudici. Di Obama Letta ha le orecchie, il corpo magro e palestrato, l’eleganza da pescecane di Wall Street. Non ha di Obama il linguaggio kennediano e questo è un vantaggio. Né di Obama ha la vita segnata dalla rimonta prodigiosa di una piramide sociale difficile da scalare. Tuttavia rispetto ad Obama il Barack italiano ha capacità di governo che il candidato democratico alla presidenza non ha nel suo cursus honorum. Il curriculum del probabile sfidante di Walter,o del dopo Walter,si arricchisce di una capacità di navigazione politica che lo ha portato nel giro di pochi anni a navigare dalle acque prodiane a quelle dalemiane.
Il dalemismo di Letta non è recente,ma fa data fin dai tempi della battaglia fra correntoni ani e riformisti. Fu allora che il giovane Letta partecipò dall’esterno al rafforzamento della corrente riformista dei Ds aiutando la nascita dell’associazione “Futura”, che è stata la madre dell’attuale ReD dalemiana. Letta, poi,non viene dalla storia del Pci né è mai stato coinvolto dalle contese ideologiche degli ultimi quindici anni. Un nuovo Giuliano Amato prestato alla politica con il gusto del rischio che l’ex presidente del Consiglio non ha mai avuto.
Con l’uscita di scena di Veltroni,quando avverrà, il centro-sinistra sperimenterà una nuova forma di leadership. Mentre dal lato del governo il comando di Berlusconi diverrà sempre più indiscusso e segnato dalla popolarità,nel centro-sinistra emergerà l’immagine del leader funzionale, una figura alla Zapatero, priva di carisma evidente ma forte di connotati modernizzatori. Letta potrà essere quel leader moderno che serve alla sinistra se il suo percorso personale si arricchirà di altre prove di rottura politica.I democrats,sempre meno ulivisti e sempre più socialdemocratici, se non possono sperare in un capo che li faccia sognare, forse possono trovare uno che toglie gli incubi.
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