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Mauro
Utente Virtuoso
 
    

Utente Valutato:
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Inserito il - 26/07/2009 : 12:31:41
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Di seguito un interessante articolo. Possiamo condividere o meno quanto scritto ma di certo l'importanza del tema invita a riflettere.
Ma non è un Paese per giovani di MARCO BELPOLITI da stampa online 26 luglio 09 Gli italiani amano la giovinezza, ma non amano i giovani. Essere giovani nel nostro Paese è una condizione disagiata. Pochi aiuti pratici lavoro, agevolazioni, incentivi , poche possibilità di affermazione e molte reprimende ignoranza, indifferenza, scarso senso del sacrificio. La generazione che è oggi al potere, nata tra la metà degli Anni 40 e l’inizio degli Anni 50, è quella che ha avuto una speranza di vita superiore ai propri genitori, la generazione del baby boom, del Welfare state, del futuro, la generazione del primo passo umano sulla Luna. Come ha scritto Jacques Le Goff, non sono stati loro i modernizzatori del mondo, bensì i loro padri. Loro hanno effettuato la svolta della modernità.
I padroni del presente sono stati invece coloro che hanno capito al volo il valore della tecnica, e l’hanno usata con grande bravura e spregiudicatezza. In un mondo che non ha più conosciuto la piaga delle carneficine generali di due guerre mondiali, sono potuti essere giovani senza passare per l’iniziazione delle armi, senza piegarsi al dominio degli anziani, senza pagare il pegno alla tradizione al passato anzi, la tradizione l’hanno dissolta mediante i miti della modernizzazione. Sono stati giovani in un modo così diretto e prorompente, da vivere nel mito stesso della giovinezza alimentando la convinzione che sarebbero stati giovani per sempre.
Giovani dentro, ma anche giovani fuori, diceva una pubblicità. E non è un caso che, al di là delle singole opzioni politiche, il loro rappresentante più esplicito sia un giovane di settantadue anni che ha rinnovato di continuo il proprio aspetto fisico attraverso la chirurgia estetica: il narcisismo al potere. È questa generazione ad avere tenuto per sé tutto, o quasi, ma soprattutto sequestrando l’idea di Futuro, liquidando forse per sempre l’ipotesi di un possibile cambiamento radicale.
E pensare che proprio questa generazione, identificata dai sociologi come quella dei Sessantottini, aveva condotto una lotta senza quartiere contro i propri padri, contro il passato, superando di fatto in se stessa l’idea della giovinezza come fatto anagrafico. Oggi i giovani sono oggetto di una guerra invisibile, condotta attraverso strumenti economici e politici, ma anche con leggi, proibizioni e messaggi mediatici.
La giovinezza separata dalla gioventù in carne e ossa è diventata l’ideologia dominante della nostra società, parallela e complementare a quello che Michela Marziano ha definito «l’estensione del dominio della manipolazione» che investe i luoghi di lavoro dominati dalla teoria del manager: i nuovi padroni della creatività e della giovinezza. Questa ideologia è talmente pervasiva che persino i giovani hanno finito per aderirvi, finendo intrappolati nel culto delle nuove tecnologie.
Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra e studioso degli adolescenti, ci ha messo sull’avviso: viviamo la fine del modello educativo fondato sulla colpa e sul castigo, di cui Edipo era il personaggio più emblematico, vittima e carnefice della colpa. Ora il posto di Edipo è tenuto da Narciso: il ragazzo con lo specchio in mano. Ed è in nome di questa figura mitologica e psichica che i vecchi-giovani e i giovani-giovani si trovano falsamente affiancati in un tranello che risulta letale solo per i secondi.
Nel passato il fluire delle generazioni era una garanzia di salute della società, per quanto all’interno di un contesto assai violento. Oggi la nostra società, falsamente tollerante, occulta con abilità le strategie del dominio. Tutto è diventato in apparenza più morbido e gentile, ma i giovani sembrano destinati a restare ai margini. La classe dominante li coopterà solo a patto che sia tramontata la loro età anagrafica e la giovinezza sia diventata la seconda pelle del nuovo adulto. Un mondo così quanto ancora potrà durare, cullandosi nella sua presunta immortalità? Non è facile dirlo, tuttavia il conflitto, quello vero, cova già sotto le ceneri. concordate?
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