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gozzo
Utente Maestro
  
    

Utente Valutato:
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Inserito il - 12/09/2009 : 13:48:38
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Perché non firmo contro la cauzione?
Un po’ perché non ho mai amato le raccolte di firme, un po’ perché non conosco il mbc (ma riconosco essere una mia mancanza), un po’ perché in tutto questo bailamme c’è un filo di ipocrisia.
Nella mia esperienza politico-amministrativa ho seguito tutto il percorso della formazione dell’Ato, in applicazione della Legge Galli, e della trasformazione del Fiora da semplice consorzio di fornitura d’acqua alla provincia maremmana a una Spa di gestione di tutto il ciclo dell’acqua in un territorio che comprende quasi due province. Una Spa che ho vissuto da vicino nei 4 anni in cui sono stato consigliere di amministrazione, nel momento in cui entrava pure il socio privato.
Ma non firmo, non per “partito preso” o nostalgia di quei ruoli, ma perché penso che si stia creando confusione su confusione (sia da parte chi ha votato a favore e lo ribadisce, sia da parte di chi ha votato a favore e se ne pente, sia da parte di chi firma contro la cauzione).
Prima di spiegarmi, un po’ di storia sulle lacune del processo che ci ha portati a questo punto. Il piano di ricognizione: quando l’Ato si costituì iniziò a lavorare sul piano di ricognizione, un documento fondamentale per capire cosa significasse gestire il servizio idrico integrato di due province. In pratica si doveva fare l’inventario di tutto il “patrimonio” (tubi, fogne, dissalatori, serbatoi, depuratori e quant’altro) del servizio idrico integrato delle due province, il loro stato manutentivo, il personale, ecc. ecc.. Un lavoro non semplice perché non tutti i comuni avevano una fotografia attuale della situazione e per il quale, come in tutte le cose servivano soldi: fu finanziato dalla regione ma i soldi erano pochini (200 milioni di lire, pochi per il lavoro da fare) e quindi ne uscì un piano che probabilmente non era ben approfondito. Da questa ricognizione però si costruì un primo piano degli investimenti, un po’ monco.
La tariffa: la tariffa che deve uscire tutti gli anni deve coprire tutti i costi di gestione, gli investimenti e l’utile (7%, credo). Il primo anno quindi si iniziò con un piano degli investimenti che non copriva tutti i costi reali, ma anche forzato a dar vita a una tariffa di un euro a metro cubo. Infatti la prima stesura del piano prevedeva una tariffa più alta, che però allora la “politica” decise di abbassare, abbassando quindi le risorse per il gestore. In molti comuni l’euro a metro cubo significava già aumentare la tariffa di moltissimo, rispetto a quella che era stata pagata per anni.
Le tariffe dei comuni però non dovevano coprire il 100% dei costi (e tantomeno del 7% di utile), ma solo l’80%, semprechè ci arrivavano. In pratica l’acqua costava meno perché la tariffa non copriva tutti i costi del servizio idrico integrato, e molta parte era coperta dalla fiscalità generale.
Tutto questo per dire che il gestore (Fiora) si trovò a curare un servizio con più costi e senza alcuna esperienza precedente e paradossalmente con meno risorse.
Insomma la storia nasce male e non è che è proseguita meglio, perché la politica perseguita in questo campo è stata di far pagare poco pretendendo sempre di più.
Negli anni infatti la maggiore consapevolezza e conoscenza dei problemi del servizio e l’organizzazione stessa hanno portato ad adeguare il piano degli investimenti e ad aumentare via via la tariffa (i cui aumenti hanno comunque dei tetti previsti dalla normativa), ma senza risolvere appieno una situazione nata male e nel tempo solo rattoppata.
Perché una cosa è certa: quando un tubo si rompe, va riparato e per ripararlo servono soldi, tanti. E i tubi della nostra provincia sono lunghi: se il Fiora ha 200.000 utenti in due province, Roma ce l’ha in qualche quartiere.
Arriviamo quindi alla cauzione di 40 euro, che è stato a tutti gli effetti un tentativo, un po’ maldestro politicamente, di recuperare quei 5/6 milioni di euro che servono per mantenere in piedi il servizio. Evidentemente quando si è pensato al problema (che poi è la sottocapitalizzazione della società), si è pensato a incamerare denaro senza aumentare le tariffe, solo formalmente però, e senza chiedere aumenti di capitale ai comuni. Mi chiederete, perché i comuni e non il socio privato? Il socio privato quando è entrato non ha pagato solo le azioni ma anche un sovrapprezzo, assolutamente (e non si sa quanto giustificatamene) alto, per cui in definitiva, il privato ha già dato, e mai ricevuto. Insomma qui qualcuno deve tirare fuori i soldi e sull’acqua nessuno è disposto, almeno in Italia, visto che negli altri paesi si paga meno (dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua: Il costo dell’acqua nel mondo. Al confronto con quello che accade negli altri Paesi, il prezzo medio dell’acqua applicato in Italia risulta un po’ più del doppio di quello degli Stati Uniti (46,91 cent/mc), che si confermano la nazione meno costosa. Ma è quasi la metà della tariffa della Germania (190,78 cent/mc), che si conferma invece il Paese più caro in termini di costi idrici. L’acqua è sempre più cara un po’ ovunque: nell’ultimo anno, secondo l’indagine, i costi idrici sono aumentati in 11 dei 14 paesi considerati (Germania, Belgio, Regno Unito, Francia, Austria, Australia, Italia, Spagna, Canada, Sud Africa, Stati Uniti), con l’Australia che ha registrato l’aumento annuo più alto in assoluto (+18,5% in un anno e +35% in 5 anni). E se in Europa gli aumenti sono stati piuttosto contenuti rispetto alle indagini degli anni precedenti, è proprio nel vecchio continente che si registrano alcuni dei prezzi più elevati.)
Si dirà, a un servizio buono siamo disposti a pagare: ma questo è un cane che si morde la coda, perché se mancano i soldi per coprire gli investimenti (tra cui le manutenzioni), e gli investimenti servono per avere un servizio migliore, quando mai avremo un servizio buono se i soldi non arrivano?
E poi c’è la politica, che ha mancato di coraggio e non ha mai affrontato in modo compiuto la questione: c’era e c’è bisogno di far capire che necessitano dei sacrifici per dare un buon servizio, poi quale che sia il mezzo è indifferente (cauzione, aumenti di tariffe, ricapitalizzazione da parte dei comuni, che poi in qualche modo si rifanno sempre sui cittadini, o altro), ma l’importante è dare quel servizio migliore affinché ci sia la soddisfazione del cittadino-utente.
Nel caso specifico della cauzione, c’è stata un po’ di superficialità da parte di tutti: 1) perché non ci si è resi conto delle conseguenze della scelta, 2) perché mi pare una forzatura, visto che la stragrande maggioranza degli utenti ha un contratto datato che non credo si possa modificare unilateralmente con così grande facilità.
Mi auguro che la “politica grossetana” trovi il modo, dopo aver fatto “mea culpa”, di rilanciare il dibattito sull’acqua e trovare le soluzioni adeguate, pure se non sempre elettoralmente utili.
Nota politica finale: il socio privato del Fiora è Acea, società controllata dal comune di Roma, attualmente con sindaco di centrodestra, il quale potrebbe far capire ad altri suoi colleghi maremmani che “votare per scaricabarile” non ha un grande senso, se poi contemporaneamente a casa propria si chiede sempre la collaborazione dell’opposizione.
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