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 Il banchetto delle feste
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Mauro

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Inserito il - 26/12/2010 : 21:55:42  Link diretto a questa discussione  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Mauro Invia a Mauro un Messaggio Privato Aggiungi Mauro alla lista amici  Rispondi Quotando
Il banchetto delle feste è "offerto" dal lavoro dei migranti.
da"Gli altri online"


Maria va al supermercato. Deve organizzare la cena di Natale. Nel carrello della spesa mette arance e clementine calabresi, i pachino di Licata, tre quattro pomodori tardivi di San Gervasio, patate a un euro al chilo raccolte vicino San Nicola Varco dove la verdura è buona davvero, qualche kiwi di Rizziconi (anche se fuori stagione) e una bottiglia di vino d’Alcamo, dal colore paglierino. Uno dei primi vini siciliani ad ottenere nel 1972 il marchio Doc. Come i pachino e le angurie pugliesi, come le arance e le clementine. Si tratta di una specialità tipicamente italiana. Con un particolare: se non fosse per gli stranieri, noi non ne berremmo neanche una goccia.

Dietro all’etichetta made in Italy, si nascondono infatti le braccia (in tempo di raccolta) e i piedi (in tempo di vendemmia) degli arabi, dei rumeni, algerini, tunisini e nigeriani. Stranieri che spesso non parlano nemmeno una parola della nostra lingua ma che, con il loro lavoro da 30 euro al giorno, permettono al Belpaese di esportare 206 mila tonnellate di pomodoro doppio concentrato (il 50 per cento della produzione totale dell’unione europea) pari alla bellezza di 240 milioni di euro. Tutti nelle casse di casa nostra.

I numeri li danno Antonello Mangano e Laura Galesi che insieme, per manifestolibri, hanno pubblicato “Voi li chiamate clandestini” un libro-inchiesta da Castel Volturno a Foggia, da Rosarno a Cassibile. Un viaggio nelle campagne degli stagionali per scoprire quanto poco le signore Maria d’Italia sanno sulla produzione di pomodori, vino doc, arance e ortaggi “tipicamente italiani”. Partiamo dalla Sicilia. Qui le serre si estendono dalla campagna al mare, da Pachino a Vittoria fino a Licata e servono per consegnare sulle nostre tavole ortaggi e frutta in ogni periodo dell’anno. Le prime rudimentali serre di pomodorini le costruirono i contadini del ragusano coprendo le piantine con le pale dei fichi d’India. Volevano sfruttare la rossa e fertilissima terra tra Siracusa, Ragusa e Caltanissetta. Cercarono manodopera a basso costo, qualche giovane dalle braccia possenti. E, cercando cercando, trovarono i rumeni e i tunisimi pronti a proteggere per un pugno di euro le serre siciliane affiancando gli agricoltori locali.

Oggi gli italiani sono tutti “capi”. Nelle serre invece sono rimasti solo gli stranieri. Lavorano da Linea verde o nella Cooperativa Primavera. Confezionano il grappolo del pomodoro a Siracusa. Su 12 mila migranti, 2500 circa sono di origine rumena e 8 mila sono impiegati nelle campagne...Anche grazie a loro, negli ultimi 60 anni la produzione italiana di mandarini, clementine e uva da tavola è cresciuta di oltre 11 volte. Di 8 volte per mele e albicocche, di oltre 7 per pesche e pomodori, di 5 volte e mezzo per le arance, di quasi 5 per le nocciole e i sedani e di oltre 4 per le pere e i fagioli.............

......
Passiamo alle patate. In Italia si coltivano soprattutto a Cassibile. Ogni anno in primavera, tra aprile e giugno, centinaia di migranti raggiungono il comune siracusano. ...

La proposta arriva da una riunione sindacale durante la quale un giovane nigeriano nel suo intervento suggeriva di mettere sull’etichetta dei prodotti agricoli i nomi e i cognomi dei lavoratori che hanno contribuito alla produzione di quel frutto, di quella verdura, di quel vino e di quel pane. Si tratterebbe di porre sul retro del prodotto doc una sorta di carta d’identità di tutti i protagonisti della filiera produttiva e, perché no, distributiva. Sì, perché è proprio nella distribuzione che casca l’asino. Ed è lì che si nasconde il nodo da sciogliere.

Gli operai che forniscono la manodopera sono i primi anelli di una lunga catena che porta frutta, ortaggi, olio e vino sulle nostre tavole natalizie. Ma la lunghezza della filiera fa lievitare i costi, penalizza le parti più deboli, ostacola la tracciabilità e toglie competitività ai nostri prodotti soprattutto sui mercati del Nord Europa dove i pachino, tanto per fare un esempio, al produttore costano poche decine di centesimi mentre al consumatore vengono venduti a 18 euro al chilo. Maria tutto questo non lo sa. E chissà, se lo sapesse, cosa direbbe.







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Chiomadoro

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Inserito il - 27/12/2010 : 08:31:08  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Chiomadoro Invia a Chiomadoro un Messaggio Privato Aggiungi Chiomadoro alla lista amici  Rispondi Quotando
a Cassibile fu firmato l'armistizio ... quanto scrivi contrasta con le affermazioni leghiste in tema di immigrazione ...





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