L'infinito destinato a finire
I parte
«Sempre cara mi fu la nuova piazza sin da quando ero infante e non curavomi di chi l'avesse costruita o mandata a fare perchè ci ero piombato all'improvviso ed ero spensierato
ma adesso,
questa siepe:
che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
II parte
Ma seduto sulla panchina, sotto l'ombra torrida di una palma, non ammiro più quegli ameni interminati spazi di là da quella [siepe (ben invasata da periti)], e neanche i sovrumani yachtttt,
e sabato sera profondissima quïete ->io nel pensier mi rifingo giovane finanche didascalico, ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante(con il gregale), io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno riposo dei commercianti, e le morte stagioni estive, e la presente e viva?!, e il suon di lei, mi sovviene rauca, la voce di Maria, le battute di baz, gli svolazzi dei piccioni. Così tra questa tragica immensità s'annega il pensier mio: e una bella sanguzzata dalla spiaggetta m'è dolce in questo mare naftalino» gugulu gugulu glu glu glu glu
trasfigurazione personale di giacomino
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