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taralla
Utente Senior
   

Utente Valutato
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Inserito il - 13/02/2010 : 10:04:48
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io l'ho sempre detto che se non altro bertolaso è uno che sa vivere
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anch'io, a spese pagate da pantalone, saprei vivere! 
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| Taralla, colui che giammai traballa |
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angioblue
Utente Master
    

Utente Valutato
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Inserito il - 14/02/2010 : 12:57:54
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Da Spinoza.it
Il capo della Protezione Civile sospettato di corruzione. Ecco cos’era quel tintinnio durante le scosse.
L’indagine colpisce Bertolaso prima della nomina a ministro. Il lavoro di Alfano si fa sempre più duro.
(Il governo vuole trasformare la Protezione Civile in una spa. Per adesso hanno iniziato con le docce fredde)
Bertolaso pronto a dimettersi. Sospese anche le calamità fino alla nuova nomina.
Il Pdl: “La tempistica di queste indagini è sospetta”. Senza di esse saremmo qui a parlare di Ciancimino e Dell’Utri.
(Dell’Utri: “Entrai in Parlamento per sfuggire all’arresto”. L’abc del mimetismo.
Dell’Utri: “Sono in politica per non farmi arrestare”. È tale l’abitudine che ora faccio fatica a credergli.
Ha ammesso di essere in politica per non andare in galera. Non oso immaginare cosa stia coprendo)
Bertolaso: “Ho dato eccessiva fiducia alle persone sbagliate”. Anche gli italiani.
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| angioblue |
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angioblue
Utente Master
    

Utente Valutato
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Inserito il - 14/02/2010 : 14:13:41
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Gli Aquilani si sono inca**ati e di brutto! Hanno creato un corteo e sono entrati nel centro storico "zona rossa" con cartelli con scritto "Io alle 3,32 non ridevo'" e ognuno di loro si è portato via un pezzo di mattone, una tegola, una pietra, come a dire che se non ci pensano loro nessuno lo farà.... Come dargli torto?? http://ilcentro.gelocal.it/dettagli...ione=LAquila
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| angioblue |
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taralla
Utente Senior
   

Utente Valutato
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Inserito il - 14/02/2010 : 14:24:33
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nel piano di ricostruzione di haiti ci saranno imprese italiane? qualche imprenditore avrà stappato bottiglie di champagne e si sarà fatto grasse risate? in fin dei conti un terremoto non capita tutti i giorni!
che bellezza!
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| Taralla, colui che giammai traballa |
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mapix
Utente Maestro
  
    

Utente Valutato
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Inserito il - 14/02/2010 : 14:37:45
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Taralla, purtroppo lo darei per scontato... se pensi che si provocano le guerre per distruggere prelevare ricostruire ed imporre altre "waylife utili" stappando bottiglie, vuoi che di fronte ad un terremoto non stappino nulla? Non mi stupirei se vi fossero in corso delle ricerche su come poterli provocare artificialmente, anziche` prevenirli.
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taralla
Utente Senior
   

Utente Valutato
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Inserito il - 14/02/2010 : 15:06:39
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mi viene in mente la ricostruzione dell'irpinia: ai contribuenti italiani è costata 50.000 (!!!!) miliardi di vecchie lire. era la stessa cifra che, all'epoca, gorbaciov aveva chiesto in prestito al fondo monetario internazionale per riconvertire l'economia dell'urss!!! regista della riconversione un democristiano della sinistra dc: ciriaco de mita, che dopo un sessantennio di vita politica, ancora non molla e continua a succhiare soldi dai contribuenti. e ti credo.....
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| Taralla, colui che giammai traballa |
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Mauro
Utente Virtuoso
 
    

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Inserito il - 14/02/2010 : 15:56:39
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da Repubblica online di oggi MAPPE La società fra etica e anestetica di ILVO DIAMANTI
Il sospetto è che: "Tanto rumore per nulla". Come altre volte. Che il clamore intorno allo scandalo sugli appalti gestiti dalla Protezione civile in vista del G8 a La Maddalena e nella ricostruzione, dopo il terremoto in Abruzzo, alla fine, non produca effetti.
Non ci riferiamo all'ambito giudiziario. L'inchiesta seguirà il suo percorso, per accertare la fondatezza di accuse tanto infamanti. Ne verificherà le responsabilità e i responsabili. Non ci riferiamo neppure al versante politico, dove tutto si è svolto secondo copione. A partire dalla difesa del premier nei confronti del sottosegretario Bertolaso. Attesa e prevedibile, anche nelle parole. Quasi per riflesso pavloviano. Il nostro sospetto riguarda, invece, l'atteggiamento della "società media", rilevato dai sondaggi. Tradotto e banalizzato in Opinione Pubblica. L'opinione della maggioranza. Silenziosa. Il sospetto è che, anche questa volta, la reazione della "società media" si limiti a quel brontolio, continuo e diffuso, che pervade la vita quotidiana. Dove tutti - davvero: tutti - si lamentano, recriminano, criticano. A voce bassa. Dichiarano la loro sfiducia verso i "politici". Di ogni parte. Ma soprattutto di sinistra, perché loro, prima e più degli altri, hanno sollevato la questione "morale". Se ne sono fatti garanti. Finendone, anch'essi, invischiati. Per cui prevale la convinzione - popolare - che ogni reazione, ogni moto di indignazione: è inutile. Non serve. Sono tutti uguali. E nulla cambia.
Da ciò il rischio: l'assuefazione a ogni scandalo. Che quindi non dà più scandalo. E induce, anzi, a guardare con sospetto chi si scandalizza. A trattarlo - con acida ironia - da "professionista dell'indignazione". Così, dopo ogni esplosione polemica, sopravviene - e ritorna - il silenzio. O meglio: il mormorio. La colonna sonora (meglio: il sottofondo) al tempo della "società sfrenata". Senza freni. Perché, anzitutto, si sono persi i riferimenti che associavano e orientavano i cittadini. Nel rapporto con le istituzioni e con il governo. I partiti di massa, grandi educatori al servizio di un progetto futuro. Dissolti. Personalizzati e oligarchici. Le grandi organizzazioni "intermedie" di rappresentanza. I sindacati, in primo luogo. Perlopiù burocratizzati. Una base ampiamente composta da impiegati pubblici e pensionati. Difficile chiedere loro di imporre vincoli morali. Fatica perfino la Chiesa, scossa e divisa al suo interno, come dimostrano le tensioni emerse dopo la campagna diffamatoria che ha costretto alle dimissioni il direttore dell'Avvenire, Dino Boffo. Lo stesso mondo del volontariato, il mitico Terzo settore, oggi appare impegnato - peraltro, con successo - sul mercato dei servizi più che dei valori. E gli "intellettuali". Reclutati dai media. (Soprattutto dalla tivù). Oppure dai partiti. Voci deboli, perché hanno poco da dire. (Io, naturalmente, non mi chiamo fuori. Anche se la definizione di "intellettuale" mi fa rabbrividire).
Così, oggi è difficile trovare soggetti in grado di rafforzare il senso "civico" della società, ma anche di inibire il senso "cinico". Mancano, cioè, i "freni". Gli stessi "anticorpi della democrazia", come scrive da tempo Giovanni Sartori.
Ma forse c'è dell'altro. Oltre al "familismo amorale", riferito alla società del Mezzogiorno nel classico studio di Edward Banfield degli anni cinquanta - e oggi esteso all'intera società italiana. Oltre alla delusione prodotta dal ripetersi ciclico di rivolte antipolitiche puntualmente riassorbite e rimosse. Prima Tangentopoli, poi, quindici anni dopo, la Casta. E come effetto: dai partiti di massa ai partiti personali, ispirati da Forza Italia e Silvio Berlusconi.
Oltre a tutto ciò, dietro al disincanto diffuso del nostro tempo, c'è la mutazione del rapporto fra società e politica. Mediato dai media. Cioè: im-mediato. Senza mediazione. La politica e i leader di fronte agli elettori soli. In modo asimmetrico e squilibrato. Perché oggi la metafora più adeguata per descrivere il sistema della rappresentanza (ben delineata dal filosofo Bernard Manin) richiama la "scena", dove si confrontano gli attori e il pubblico. Il quale può, certamente, decretare il successo oppure il decesso di un programma e (simbolicamente) di un attore. Ma, appunto, non è lui a decidere i palinsesti. Perché può solo reagire a un'offerta elaborata dall'esterno. A cui non partecipa. Ebbene, fatti e attori della scena politica in questa fase propongono una rappresentazione davvero amorale. Dove il dolore si mischia alla speculazione, la tragedia alla corruzione. Dove il pianto è interrotto dalle risa. La biografia del potere accosta, una accanto all'altra, figure e immagini di generi contrastanti. Da Rosarno a Palazzo Grazioli. Da L'Aquila alle telefonate di Balducci, Anemone e compagnia. E poi: i morti sul lavoro, i potenti della terra, escort e veline, aggressioni violente, il volto insanguinato del premier. Le immagini si sommano e si confondono. Senza soluzione di continuità. In questo paese provvisorio, abitato da post-italiani (per usare una felice e amara definizione di Edmondo Berselli), tutti siamo spettatori di una rappresentazione in-differente. Dove non c'è differenza fra giusto e ingiusto, giudici e malfattori, furbi e onesti. Buoni e cattivi. Perché i cattivi, i furbi e i disonesti fanno audience. Questa democrazia fondata sulla "deroga" (come l'ha chiamata nei giorni scorsi Ezio Mauro) rammenta un reality, anzi: iper-reality show. Dove al massimo possiamo "nominare": Bertolaso oppure Berlusconi. (Gli altri sono già usciti dal gioco). Consapevoli del rischio: che il nominato, invece di essere escluso, resti protagonista della scena. Come prima e più di prima.
D'altronde, è difficile vedere alternativa. Se ci si arrende al pensiero unico: del partito personale, della scena mediatica al posto del territorio, dello spettatore al posto del cittadino, del senso comune al posto del senso civico. Dell'Opinione Pubblica dettata dai sondaggi invece che dal dibattito "pubblico" sui problemi, con la partecipazione degli attori sociali e degli intellettuali.
Allora il senso civico si confonde con il senso comune. E il senso etico diventa, al più, anestetico.
Amara riflessione.
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