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Mauro
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Inserito il - 03/09/2009 : 23:28:58
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Goodbye samurai
di Diego D'Ippolito dal quotidiano online L'altro
Vanno in giro con dei furgoncini lungo le strade delle metropoli, all’improvviso accostano, scendono tutti e allestiscono un comizio. Alcuni distribuiscono volantini ai passanti, altri fermano la gente mentre il politico di quartiere lancia slogan. Poi risalgono sul furgone per fermarsi poco più avanti e continuare la loro campagna elettorale tra la gente, così come in Italia ormai non si fa più da decenni, così come in Giappone probabilmente non avevano mai fatto.
Il paese del Sol levante ha scelto di mandare in pensione il partito-padre dei Liberaldemocratici (Jiminto) del premier Taro Aso, al governo da quasi 54 anni di fila. E l’Europa cade dalle nuvole, cercando di capire innanzitutto come ha fatto uno stesso partito a governare per mezzo secolo e chiedendosi chi siano mai questi democratici. A parte Romano Prodi che ha già alzato la mano ricordando la sua vecchia amicizia con i democratici. Per non parlare della riflessione sul termine “democratici” talmente intensa da iniziare a cercare parallelismi tra i demo italiani e quelli statunitensi. Per la cronaca Bersani è stato il primo politico del Pd a rilevare con gioia la vittoria del partito giapponese. Forse quasi tutti hanno cercato di dimenticare che il Giappone ha semplicemente deciso di mandare in pensione un modello.
Il Sol levante ha deciso di avviare una nuova epoca dopo un totale e profondo riconoscimento dell’erosione di un sistema capitalistico sorretto da una devozione religiosa al lavoro e alla produzione. I giapponesi hanno confermato di essere una popolazione che si muove in massa e in massa ha deciso di portare in trionfo i democratici (Minshuto) di Yukio Hatoyama. Non c’è nemmeno da sorprendersi più di tanto: da mesi il risultato sembrava scontato, vista la crisi economica che sta investendo la produzione e sta mettendo ko l’industria giapponese. Se non lo guardi con gli occhi a mandorla, il Giappone è un paese dalle mille sfaccettature che attrae ogni anno sempre più turisti italiani, non sono semplici vacanzieri, ma appassionati di una cultura che esprime tutte le sfumature tra le tradizioni antiche e gli eccessi contemporanei.
Marco da alcuni anni ha deciso di guidare i suoi connazionali alla scoperta del Sol levante e l’ha fatto anche in questo periodo politico così intenso per il Giappone. «Ho visto questo paese e i suoi abitanti, cambiare velocemente in questi due anni – racconta – ho visto il modello di sviluppo dei liberaldemocratici perdere terreno. Fino ad oggi il governo poteva permettersi di muoversi in maniera poco chiara, di stabilire relazioni sospette con la Yakuza. Tutto questo in un clima di generale menefreghismo e d’indifferenza da parte della popolazione. I giapponesi - continua Marco - hanno continuato per anni a vivere nella bolla sempre più gonfia del boom economico. Ogni giapponese fino a ieri nasceva e cresceva secondo un percorso già tracciato: la scuola, la formazione e il lavoro. Oggi, la crisi economica internazionale, ha colpito per la prima volta un paese che producendo beni, si scontra frontalmente con il calo vertiginoso della domanda».
Il Giappone nel 2009 ha registrato una disoccupazione del 5,7% - per l’Italia potrebbe apparire un dato positivo - e questo vuol dire crisi nera. Il 5,7% con una chiave interpretativa occidentale, rappresenta semplicemente qualche punto in più rispetto al tasso di disoccupazione frizionale, ovvero il numero naturale di persone che in un dato momento affrontano il passaggio tra un’attività e l’altra o di soggetti impegnati nella ricerca del primo impiego. Questa è una rilevazione economica priva di senso in un paese, dove il passaggio tra un lavoro e l’altro è poco contemplato e dove l’ingresso nel mondo del lavoro era immediato.
«Negli ultimi due anni – continua Marco – con i miei occhi ho visto crescere il problema dei senza tetto. Prima percepito come un fenomeno colorito, frutto delle intenzioni malsane di qualche pazzo che ha deciso di non lavorare. Oggi li vedi aumentare sempre di più. Nelle metropolitane si riparano tra i cartoni. Fanno gruppo per condividere un disagio che oggi i giapponesi avvertono come pericoloso. I primi ad accorgersi che il modello nipponico stava per crollare sono stati i giovani che da quindici anni a questa parte stanno muovendo una rivoluzione al conformismo. Fino a ieri – racconta Marco - la sfera privata e quella pubblica, erano totalmente distanti così da alimentare nel privato, comportamenti e usi che secondo la nostra percezione sfiorano il perverso. Oggi, come a voler evidenziare un crollo dei valori di riferimento, le coppie iniziano ad assumere comportamenti più aperti anche in pubblico. Sento di poter dire che la crisi sta disgregando il conformismo giapponese.»
Come a voler confermare che la popolazione ancor prima della politica, interpeta il passaggio da un’epoca all’altra ed il lento crollo di un sistema capitalistico sfrenato, talmente tanto da influenzare gli usi e i costumi di un paese. Questo cambiamento i giapponesi l’hanno annunciato ad alta voce a tutto il mondo chiedendo di invertire l’identità politica.
I giovani per la prima volta nella storia - con grande ritardo rispetto all’Italia - saggiano le sofferenze e l’instabilità del precariato, ma non per questo chiedono un ripristino del mercato del lavoro precedente, anzi chiedono l’introduzione di nuove forme di flessibilità che li renda più liberi di prendere scelte consapevoli per la propria vita.
Ragazzi che avvertono il problema della precarietà assolutamente antistorico rispetto ai modelli di crescita e sviluppo giapponesi. Non a caso una delle serie televisive sulla quale la tv giapponese ha investito maggiormente si chiama Call center no Koibito (l’amante del call center). Il protagonista è un certo Kotaro Koizumi, figlio maggiore dell’ex primo ministro Junichiro Koizumi. Chissà che anche il Giappone non soffra della piaga del nepotismo? Kotaro, nonostante il padre non lo avrebbe nemmeno sognato, interpreterà il ruolo di un impiegato part time in un call center, profondamente insoddisfatto del suo lavoro.
Certamente anche Aso Taro e la sua interminabile serie di gaffe hanno contribuito ad allontanare le nuove generazioni dal partito liberaldemocratico: «Sarebbe meglio che i giovani con pochi soldi evitassero il matrimonio»' ha dichiarato il premier di fronte ad una platea di studenti universitari a Tokyo, durante la campagna elettorale, aggiungendo inoltre per rincarare la dose e sottolineare la figuraccia: «Difficile che una persona senza salario possa essere oggetto di rispetto da parte di un altro individuo e potenziale partner». Un gaffeur d’eccezione, un po’ come il suo ministro delle finanze che a Roma si presento al G7 totalmente ubriaco. E la stampa giapponese di fronte a tutto ciò come ha reagito?
«Sono sicuro del fatto – spiega Marco - che la stampa nipponica abbia il merito di aver contribuito con la sua crescente obbiettività ad aiutare la gente a scegliere con maggior coscienza il partito da votare. Le tv, hanno deciso di seguire i modelli della Bbc inglese, cercando di fornire agli spettatori un’informazione completa». Il Giappone fa dunque un passo avanti, forse un mea culpa, per aver interpretato troppo alla lettera le regole non scritte del capitalismo e della produzione sfrenata.
Rimane comunque una nazione che deve ancora risolvere e ridiscutere i rapporti con gli Usa, capire cosa fare con le discusse basi militari di Okinawa, punto strategico per il controllo del sud est asiatico. Forse da oggi il Giappone non è più il paese dei balocchi, dei fumetti, delle luci colorate, delle perversioni indotte da una vita pubblica soffocata dal conformismo, ma un paese che dovrà contribuire a risolvere la crisi internazionale. Mediante la creazione di un’Unione asiatica sul modello europeo? È in questa direzione che i democratici sembrano indirizzati.
Diego D'Ippolito
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