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Mauro
Utente Virtuoso
 
    

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Inserito il - 16/01/2010 : 17:33:03
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Mentre nel primo fine settimana di Gennaio l’Italia si affrettava a rincorre i saldi, dopo che i negozi a lungo rimasti vuoti in questi ultimi mesi, gli scienziati hanno rappresentato, per poi rinviarlo agli anni futuri, quale sarà il nuovo obiettivo miracoloso delle politiche economiche del governo di destra: modificare le aliquote di tassazione del reddito delle persone fisiche.
Una proposta veramente eccezionale, far risparmiare i ricchi penalizzando i poveri .
Secondo gli scienziati le aliquote per l’IRPEF dovrebbero essere due: 23% per i redditi fino a 100 mila euro, 33% per i redditi superiori a tale cifra. Se tale intendimento fosse realizzato ciò comporterebbe, a parità di reddito, un ammanco per l’erario, di 30 miliardi di euro, euro più euro meno.
Considerato che comunque il gettito fiscale dovrà risultare costante (ce lo impongono tra l’altro i trattati europei), dove trovare tale somma?
Qualche ministro scienziato ha esordito: aumentiamo l’Iva! Ma aumentare l’Iva vuol dire scaricare la manovra sui consumi, recuperando dall’intera popolazione le imposte abbonate a pochi; indipendentemente dal fatto che, per un esempio, ad acquistare un bene sia un disoccupato piuttosto che il Presidente di Confindustria.
I 30 miliardi mancanti diventerebbero il frutto di un maxisconto alle fasce di reddito più alte che pure non hanno nessun peso su quelle basse e bassissime. Un po’ come l’abolizione dell’ICI sulla prima casa, che per una famiglia media, ha avuto beneficio marginale, mentre i ricchissimi si sono visti beneficiati di un regalo che li sottrae definitivamente al dovere di contribuire per il proprio Comune.
È quindi, senza dubbio alcuno, una proposta iniqua e pericolosa economicamente. Inoltre con la modifica sostanziale del carico contributivo, sia per reddito che per tipologia di contribuenti, si riducono le imposte ai più ricchi, di moltissimo. Non si favorisce nessun reddito basso. Infatti oltre i 100mila euro ci sono la miseria di 384557 contribuenti, ovvero lo 0,9%. Oltre i 200mila euro si scende a circa lo 0,2%, circa 80mila. Più su si va, più le ricchezze si concentrano e crescono esponenzialmente. Se il reddito imponibile di uno di questi signori si aggirasse sui 10 milioni di euro di imponibile, risparmierebbe un milione di euro all’anno; duemila volte in più di quello che risparmierebbe oltre l’80% dei contribuenti. Insomma non solo la scala dei redditi si allunga e si assottiglierebbe, ma quelli che stanno sopra continuerebbero imperterriti il loro stile di vita.
È poi uno schiaffo all’etica e alla giustizia sociale, in pieno contrasto con la Costituzione, che prescrive la progressività del prelievo fiscale.
Questa proposta aiuterebbe a superare la crisi? Neanche per sogno! Del resto, non si pone minimamente il problema delle imprese o dei lavoratori in difficoltà. Oltre a non prevedere interventi diretti, anziché favorire il rilancio dei consumi, li deprimerà ulteriormente.
La giustificazione più disgustosa, però, è stata quella di chi ha affermato che, riducendo le aliquote superiori, molte più persone farebbero emergere il reddito sottratto con l’evasione fiscale. Insomma, persa la battaglia contro la gigantesca evasione fiscale, si procede a raccontare la storiella che questi evasori si acconceranno ad una più virtuosa e conveniente condotta fiscale per il futuro.
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